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di Elio Romano Belfiore*


Gazzetta del Mezzogiorno, 17 aprile 2020

 

È noto come il Parlamento europeo, nell'ambito delle proprie competenze, faccia ormai da tempo pressing sull'Italia alfine di garantire-più di quanto il bel Paese non abbia fatto finora - i diritti delle persone private della libertà personale e combattere la piaga del sovraffollamento delle carceri. Diciamolo senza tanti giri di parole: nel vecchio continente siamo tra gli ultimi per il trattamento riservato a coloro che hanno la sventura di varcare la soglia dei nostri istituti di pena.

Lo testimoniano le numerose sentenze di condanna inflitte all'Italia dalla Cedu, la mancanza di "spazio vitale" nelle celle, i trattamenti "inumani e degradanti" cui i carcerati sono spesso sottoposti, i tempi insopportabilmente lunghi della giustizia penale prima che si arrivi ad una sentenza definitiva, il numero eccessivamente vergognoso di detenuti in attesa di giudizio.

L'esplosione del Covid-19 ha fatto il resto, rendendo incandescente una situazione già di per sé altamente drammatica. È evidente che i provvedimenti finora messi in campo dal Governo si sono rivelati insufficienti. Ce lo dicono i dati. Chi ha la possibilità di beneficiare di misure alternative al carcere ha un tasso di recidiva assolutamente inferiore rispetto a coloro che sono costretti a scontare la pena interamente dietro le sbarre.

Per non parlare del "contagio criminale" cui specialmente i giovani detenuti sono esposti e sul quale più volte hanno posto l'accento i rappresentanti dell'avvocatura, i magistrati di sorveglianza, i garanti dei detenuti, i sindacati dei lavoratori della polizia penitenziaria, oltre che presidenti emeriti della Corte costituzionale e lo stesso Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Giovanni Fiandaca, prendendo spunto dalla notizia del primo detenuto morto a Bologna per coronavirus, ha sottolineato: "Le condizioni di vita carcerarie e la prossimità tra i detenuti sono fattori che possono agevolare il contagio fino a portate alla morte dei soggetti più anziani. Fattori che potrebbero fungere da moltiplicatori nella realtà esterna". Chi ha guardato in diretta televisiva il rito della Via Crucis in una Piazza San Pietro deserta non può non essere rimasto colpito dalla presenza di un ergastolano già sottoposto al regime del 41bis; presenza che richiama tutti a riflettere sull'importanza del rispetto del "fine rieducativo della pena" quale principio costituzionale fortemente voluto da un penalista e statista del calibro di Aldo Moro.

Fino ad oggi il Ministro della giustizia non ha ascoltato le proposte per migliorare i provvedimenti fin qui adottati. Dopo settimane di silenzio il Presidente del Consiglio in un'intervista all'Osservatore Romano ha dichiarato che il problema carceri è una delle priorità di questo Governo. Staremo a vedere, anche perché la situazione è davvero esplosiva.

 

*Ordinario di Diritto Penale al Dipartimento di Giurisprudenza Università di Foggia