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di Antonella Mascali

Il Fatto Quotidiano, 12 maggio 2025

Il tam tam di via Arenula dà per imminente la nomina del nuovo direttore del Dap, il dipartimento per l’amministrazione penitenziaria, ma non sarà la facente funzioni Lina Di Domenico, vice capo Dap fino alle dimissioni, 5 mesi fa, di Giovanni Russo. Il nome che circola, secondo quanto ci risulta, è quello di Stefano Carmine De Michele, attuale direttore generale delle risorse materiali e delle tecnologie del ministero della Giustizia. Scelta che, se confermata, lascia perplessi gli addetti ai lavori dato che non si conoscono sue esperienze legate al carcere.

De Michele, prima di arrivare in via Arenula, nel 2024, è stato presidente del tribunale di Tivoli e prima ancora è stato presidente di sezione non penale, ma civile, del tribunale di Roma. Di Domenico è giudice di Sorveglianza ed è stata al Dap finora, ma sconta un gesto di analfabetismo istituzionale del ministro della Giustizia Carlo Nordio: scelta lei come successore di Russo, invece di informare il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, a cui spetta la firma del decreto di nomina, in quanto capo delle Forze Armate, Nordio ha investito direttamente il Csm, per la conferma del fuori ruolo della giudice.

Uno sgarbo incredibile se si pensa che Nordio è stato magistrato per quarant’anni, come ama sempre ricordare, e la capa di Gabinetto, Giusi Bartolozzi, è una toga anche lei. È il 20 dicembre quando il ministro chiede al Csm il fuori ruolo come direttrice del Dap di Lina Di Domenico. L’8 gennaio il plenum approva la delibera, ma tutto si blocca perché c’è il no del Quirinale. Dopo l’affronto subito, il presidente Mattarella non firma e chiede di trovare un altro candidato.

Che la misura sia colma lo fa capire da segnali sotto traccia, persino invisibili ai non addetti ai lavori, ma forti, inequivocabili per i destinatari. Mattarella a marzo non va alla festa della polizia penitenziaria in piazza del Popolo, a Roma. Non vuole sedere accanto al ministro Nordio e al sottosegretario, con delega al Dap, Andrea Del Mastro.

Il presidente manda una lettera, che viene letta in apertura di cerimonia, in cui parla dell’importanza del lavoro degli agenti. Non solo, come rivelato dal Fatto Quotidiano, per la prima volta non c’è stata neppure la Guardia d’onore al Quirinale con agenti della polizia penitenziaria, nella giornata della festa del Corpo. C’era stato l’addestramento degli agenti prescelti, così come ogni anno, ma non è arrivato il via libera del Quirinale.

Una mortificazione per la polizia penitenziaria che ha pagato - e di questo ne è consapevole - i modi di agire dei vertici del ministero. Ne paga le conseguenze anche Lina Di Domenico. Il ministro Nordio e il sottosegretario Del Mastro hanno puntato i piedi finora ma il Quirinale ha tenuto il punto. E dopo mesi di braccio di ferro è spuntato il nome interno a via Arenula di Stefano Carmine De Michele, non proprio un esperto di ordinamento penitenziario. Vedremo se sarà nominato ufficialmente.