di Virginia Piccolillo
Corriere della Sera, 18 agosto 2024
Il ministro: strutture esterne per chi ha già diritto ai domiciliari ma non dispone di una casa. Migliaia di detenuti fuori dai penitenziari sovraffollati, senza decreto dvuota-carceri e senza spaccare la maggioranza. Una soluzione (almeno parziale) alla tragica emergenza dei penitenziari che ha infiammato la politica di Ferragosto è stata individuata in via Arenula. Trova il consenso anche di Fratelli d’Italia, contraria a tutte le formule generalizzate finora circolate, più o meno sponsorizzate da Forza Italia e non solo. E il ministro Carlo Nordio la anticipa al Corriere: “Non è una misura imposta dal governo. Sono i giudici che devono decidere. Noi non vogliamo sostituirci a loro. Cerchiamo solo di metterli nella condizione di scegliere liberamente”, è la premessa del ministro.
Domicili protetti - Un intervento legislativo immediato, apertamente auspicato da Forza Italia, trova il muro in Fratelli d’Italia. Come se ne esce? Spiega il ministro: “La soluzione è pratica, non giuridica. Dei 16 mila detenuti in custodia cautelare o in esecuzione della pena in carcere ce ne sono migliaia che non dovrebbero essere lì. Sono quelli che hanno i requisiti per poter andare agli arresti domiciliari. I magistrati li ritengono tali. Ma il punto è che non hanno un posto dove andare. Allora noi vogliamo creare la possibilità di inviarli in domicili protetti”.
Secondo Nordio “la quasi totalità, diciamo il 99%, di questi casi, è composta da stranieri. Arrivati clandestinamente, senza un lavoro, con i debiti contratti con i traghettatori magari sono finiti a rubare o a spacciare droga e siccome sono reati di un certo allarme sociale i giudici li hanno mandati, giustamente, in prigione. Ma se la pena residua è lieve e il magistrato di sorveglianza ritiene che possono avere una pena alternativa dobbiamo sollevare il giudice dalla responsabilità di rimetterli nelle stesse condizioni di necessità”.
Chiacchiere, speranze o un piano operativo? “Non è che possiamo mandarli fuori dall’oggi al domani. Non abbiamo la bacchetta magica per creare queste strutture”, ammette il Guardasigilli. Ma promette tempi brevi: “Dobbiamo fare i bandi per trovarle. E riteniamo che possano essere le comunità”. In questi giorni era circolata l’ipotesi che nel vertice di Palazzo Chigi, simultaneo al voto sul decreto Carceri, si fosse parlato di un imminente intervento normativo del governo per trasformare in arresti domiciliari, in caso di reati di non grave allarme sociale (e fra questi c’era chi voleva includere anche la corruzione) gli ultimi due anni di pena e la custodia cautelare in carcere.
“Parola d’onore che non è così, il termine “domiciliari” non è stato nemmeno proferito”, giura il ministro. “Al vertice c’era il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti perché servono soldi, e ce li ha concessi, per l’edilizia carceraria” assicura Nordio, consapevole del fatto che questo è un obiettivo promesso a ogni Ferragosto e mai realizzato. Stavolta, sostiene, “è diverso. Abbiamo dato grandi poteri al commissario per recuperare strutture già esistenti, ma inutilizzate. Alla Giudecca è stata appena realizzata, con il lavoro volontario dei detenuti, un’opera straordinaria. Faremo così anche a Milano dove ci sono strutture abbandonate”.
Con il ministro degli Esteri Tajani, in quel Consiglio dei ministri, continua il Guardasigilli, si è discusso di accordi che non contemplino più il via libera del detenuto al trasferimento in carceri del proprio Paese. Anche questa un’intenzione sbandierata da tutti e mai realizzata. “A dire il vero qualcosa si è già fatto. Già ci sono stati rimpatri, se riuscissimo a farne solo la metà, o almeno un quarto, risolveremmo l’emergenza”.
Opposizioni all’attacco - Si vedrà se la formula Nordio convincerà anche l’opposizione che, per ora, va all’attacco. Per la responsabile Giustizia del Pd Debora Serracchiani “siamo in balia delle chiacchiere di Nordio e delle divisioni della maggioranza”. “Tra l’ala forcaiola di FdI e lo pseudo garantismo di FI la maggioranza non trova soluzioni urgenti”, rincara Ilaria Cucchi di Avs, che chiede anche la revoca delle deleghe per “inadeguatezza” al sottosegretario di FdI Andrea Delmastro.
E i penalisti, con il presidente Francesco Petrelli, bocciano “le politiche carcerocentriche del governo” sollecitando misure deflattive. Critiche che non scalfiscono Nordio: “L’emergenza carceri c’è un po’ in tutta Europa. In Francia c’è un picco di suicidi. In Gran Bretagna ci sono proteste. L’Italia è tra i pochi paesi non sanzionati dalla Cedu, la Corte europea dei diritti per l’uomo, per le condizioni dei detenuti che da noi rispettano il limite Ue fissato, per poco che si possa ritenere, in 3 metri quadri per detenuto”. Quanto alle divisioni nel centrodestra, Nordio nega: “C’è una totale e completa armonia”.
Il fattore tempo - Però di modifiche alla custodia cautelare si discute animatamente. E al pressing di FI si è unita anche la Lega. Nordio non cede alle richieste pressanti a far presto: “La revisione della custodia cautelare richiede la modifica dell’articolo 274 del codice di procedura penale. Siamo tutti favorevoli alla modifica. Ma serve tempo, sono cose lunghe. Per la mia riforma c’è voluto un anno e mezzo. Vedremo”.










