di Davide Varì
Il Dubbio, 1 maggio 2024
“L’intero sistema delle pene e della loro esecuzione dovrà essere oggetto di una profonda riforma, che finalmente porti il carcere alla sua vocazione costituzionale ripartendo dai lavori degli Stati Generali dell’Esecuzione Penale, colpevolmente abbandonati al dimenticatoio delle battaglie politiche impopolari, ma prima di ogni altra cosa, qui e ora, è necessario un intervento che diminuisca con effetto immediato il numero della popolazione carceraria, lo impone ogni principio anche sovranazionale di tutela dei diritti umani, lo chiedono le nostre coscienze. Il tempo dell’agire è davvero scaduto”.
A scriverlo è la Giunta dell’Unione delle Camere penali e l’Osservatorio carceri, che partendo dalle notizie di cronache sulle violenze nel carcere minorile “Beccaria” di Milano lanciano un appello alla politica, anche alla luce dello sciopero nazionale ad oltranza avviato il 27 aprile scorso nelle carceri italiane. I detenuti, infatti, non acquisteranno più la spesa fino a data da destinarsi. “In un contesto di generale sofferenza - continua la nota della Giunta -, si infliggeranno questa ulteriore privazione perché, scrivono: “Non possiamo più accettare di vivere in condizioni che violano nostri diritti umani fondamentali”.
Da tempo denunciamo la condizione di illegalità in cui versa il sistema carcerario nazionale. Il costante aumento della popolazione carceraria, determinato anche dalla continua introduzione di nuove fattispecie di reato, e dalla rincorsa all’innalzamento delle pene, presto porterà l’intero sistema a superare i livelli di sovraffollamento che nel 2013 condussero all’umiliante condanna dell’Italia da parte della Corte Edu con la nota sentenza Torreggiani. Nel frattempo assistiamo inermi al più alto numero di suicidi mai raggiunto nel nostro paese, cui si sommano le migliaia di atti di autolesionismo enumerati dall’Autorità Garante dei diritti delle persone detenute”.
Da qui la necessità di soluzioni “che riportino il numero dei detenuti entro livelli accettabili”, al fine di “concedere un minimo di sollievo ai detenuti e a tutti gli operatori quotidianamente impegnati a prestare la propria opera all’interno delle strutture carcerarie”. Nulla sembra però smuovere la politica, nemmeno le notizie giunte da Milano. “Le violenze diffuse, in questo caso, sono ancor più inaccettabili e disgustose, perché calpestano e offendono la dignità di minori detenuti, ragazzi che il nostro sistema dovrebbe maggiormente tutelare in ragione della loro fragilità emotiva, caratteriale e umana - continua la nota -.
È amaro constatare che quanto reso noto in occasione di una iniziativa giudiziaria sulle violenze registratesi al “Beccaria” di Milano, ferma restando la presunzione di non colpevolezza degli indagati, dimostri, ancora una volta e forse ancor di più, che le condizioni di abbandono, di disinteresse, di degrado in cui versano le nostre carceri, il sovraffollamento, le carenti risorse, umane e finanziarie, stanno trasformando, sempre più, quei luoghi di dolore e sofferenza in veri e propri buchi neri della legalità. Luoghi in cui lentamente muore la nostra democrazia assieme alla nostra umanità”.










