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umbriajournal.com, 29 dicembre 2025

I dati sul sistema penitenziario italiano a fine 2025 restituiscono un quadro definito “sconcertante” dal Cnpp-Spp, che parla apertamente di una crisi strutturale non più rinviabile. I numeri raccontano un aumento costante della popolazione detenuta, accompagnato da un incremento dei suicidi, dei decessi per cause naturali e da una cronica carenza di personale di Polizia penitenziaria, elementi che insieme mettono in discussione il senso stesso della pena e la tenuta costituzionale del sistema. Nel 1992 i detenuti presenti negli istituti di pena italiani erano 44.134. In quell’anno si registrarono 47 suicidi, pari a 10,6 ogni 10.000 ristretti, e 89 decessi per cause naturali. Si trattava del minimo storico, inferiore persino ai livelli successivi all’indulto del 2006 o agli effetti delle misure adottate dopo la sentenza Torreggiani della Corte europea dei diritti dell’uomo, che portarono a una temporanea riduzione della popolazione carceraria.

Il quadro attuale è radicalmente diverso. A fine novembre 2025, i detenuti presenti nelle carceri italiane erano 63.868, quasi 20.000 in più rispetto al 1992. I decessi complessivi registrati sono stati 224, di cui 76 suicidi e 148 per cause naturali. Numeri che, secondo il Cnpp-Spp, evidenziano una situazione di grave sofferenza del sistema, aggravata da una carenza stimata di almeno 10.000 unità di Polizia penitenziaria impiegabili nei servizi intramurari. Il massimo storico di presenze si era toccato nel 2010 con 67.820 detenuti, ma in quell’anno i suicidi furono 55 e i decessi per cause naturali 108. Un confronto che porta il sindacato a sottolineare come il sovraffollamento, da solo, non spieghi l’aumento delle morti volontarie, indicando piuttosto il modo in cui la detenzione viene esercitata come fattore centrale.

Dal 2022, con l’insediamento dell’attuale Governo, la situazione non ha mostrato segnali di miglioramento. I detenuti sono passati da 55.269 del 2022 a 63.868 del 2025, con un incremento di circa 8.600 unità, pari in media a 143 detenuti in più al mese. Un aumento che equivale, secondo le stime, all’apertura mensile di un nuovo istituto penitenziario di medie dimensioni. Nello stesso periodo, i suicidi hanno raggiunto valori medi di 7,96 ogni 10.000 detenuti e i decessi per cause naturali 11,4, a fronte di una media storica, dal 1992 al 2021, rispettivamente di 4,14 e 7,1. A pesare è anche il progressivo depauperamento del personale. Le nuove specializzazioni della Polizia penitenziaria e il blocco dei turn over dovuto alla spending review hanno sottratto risorse ai servizi interni, senza adeguate compensazioni. Nonostante una recente ripresa dei concorsi, negli ultimi tre anni sarebbero state recuperate solo circa 700 unità su 10.000 mancanti, rendendo irrealistico colmare il divario in tempi brevi.

L’Umbria segue il trend nazionale. I detenuti sono passati dai 1.405 del 2022 ai 1.676 del 2025, con un aumento di 271 unità, pari all’equivalente di quasi tre istituti come la casa circondariale di Orvieto. Nel dettaglio, Perugia è salita da 355 a 490 detenuti, Spoleto da 443 a oltre 490, Orvieto da 86 a 124 e Terni da 521 a 571. Per il Cnpp-Spp, i numeri dimostrano che le misure adottate finora non sono state efficaci. La pena, si legge nell’analisi, rischia di perdere il legame con la dignità della persona, trasformando il carcere da strumento di legalità a luogo di frattura costituzionale. Una situazione che chiama in causa direttamente lo Stato e impone scelte strutturali non più procrastinabili.

Il garante per i detenuti dell’Umbria, Avvocato Giuseppe Caforio, fa il suo intervento. Amara verità che si aggrava giorno per giorno. ieri ero in visita al carcere di Orvieto e ho trovato una situazione preoccupante con 130 detenuti a fronte di una capienza di 90 e col personale penitenziario ridotto all’osso. Addirittura il Comandante, che è molto bravo ha da gestire oltre che Orvieto il carcere dell’Isola d’Elba con 400 detenuti con una distanza di cinque ore già solo questo la dice tutta su come il sistema carcerario stia considerare la gravissima situazione di Terni e (Spoleto), oltre che a quella di Perugia.