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di Giovanni Negri

Il Sole 24 Ore, 21 giugno 2022

Nella relazione al Parlamento il Garante chiede una soluzione alternativa per questi detenuti. Affollate, in condizioni inaccettabili per chi vi è ristretto e per chi vi lavora ogni giorno, inadeguate anche sul piano degli spazi per una esecuzione penale costituzionalmente orientata, le carceri sono sempre più piene di persone prive di mezzi.

Lo segnala Mauro Palma, Garante nazionale delle persone private della libertà nella sua relazione al Parlamento. Dei 54.786 detenuti registrati (ma quelli effettivamente presenti sono 53793) e dei 38.897 che stanno scontando una sentenza definitiva “ben 1319 sono in carcere per esecuzione di una sentenza di condanna a meno di un anno e altre 2473 per una condanna da uno a due anni”. Scontare in carcere pene così brevi in presenza delle quali il nostro ordinamento prevede forme alternative alla detenzione, spiega Palma, “è sintomo di una minorità sociale che si riflette anche nell’assenza di strumenti di comprensione di tali possibilità, di un sostegno legale effettivo, di una rete di supporto. Una presenza, questa, che parla di povertà in senso ampio e di altre assenze e che finisce col rendere meramente enunciativa la finalità costituzionale delle pene espressa in quella tendenza al reinserimento sociale: perché la complessa ‘macchina’ della detenzione richiede tempi per conoscere la persona, per capirne i bisogni e per elaborare un programma di percorso rieducativo”. Il Garante richiama anche l’attenzione sui suicidi carceri (29 a oggi a cui si aggiungono 17 decessi per cause da accertare) e sulle gravi vicende sulle violenze nelle carceri, come a Santa Maria Capua Vetere, che richiedono “capacità di accertamento rapido” e “rapida individuazione di responsabilità anche a tutela delle persone su cui pende una incriminazione così grave quale di tortura o quella altrettanto grave di favoreggiamento nei confronti di coloro che di tale reato sono imputati. I tempi non stanno andando in questa direzione” avverte il Garante che ha ritenuto “inaccettabile” nel caso di Torino il rinvio a giudizio nel luglio del 2023 per accertare quanto accaduto e le responsabilità.

Garante, basta carcere per pene sotto i due anni - L’ergastolo ostativo, il carcere anche per pene molto brevi, la malattia psichica: sono i tre “punti di crisi” su cui il Parlamento “può e, in parte, deve” intervenire in questo scorcio di legislatura “. Al 31 marzo sono 1.822 le persone condannate all’ergastolo, di cui 1.280 all’ergastolo ostativo. “I numeri - sottolinea Emilia Rossi, vice dell’autorità garante - dicono che nel nostro Paese l’ergastolo è essenzialmente ostativo: una pena diversa, quasi di specie diversa, rispetto a quelle previste dal codice penale, perché non definitiva bensì sostanziata dal tempo”. “Il Parlamento sa e può trovare una sintesi, come ha fatto in altre occasioni”, esorta. Il secondo punto di “crisi del sistema”, sottolinea è rappresentato dall’esecuzione in carcere di pene così brevi da non consentire nemmeno l’avvio di un percorso di risocializzazione. Infine, l’ultima criticità è la malattia psichica in carcere: al 22 marzo erano 381 le persone detenute cui è stata accertata una patologia di natura psichica che ne comporta l’inquadramento negli istituti, giuridici e penitenziari, predisposti per affrontarla, “ma la soluzione non è e non può essere solo sanitaria e tantomeno di sola sicurezza: va cercata nel coinvolgimento attivo di figure professionali ulteriori e nuove”.

Garante, percorso riconciliativo per ex terroristi in Francia - Non il carcere ma un “percorso di tipo riconciliatorio” per gli ex terroristi che sono in Francia, condannati in Italia per “reati commessi da 30 a 40 anni fa” e che “hanno da tempo formalmente ripudiato la lotta armata”. E’ quello che auspica il Garante nazionale delle persone private della libertà Mauro Palma. Un percorso che, spiega nella relazione al Parlamento, “ partendo dall’affermazione della responsabilità, restituisca a chi ne è stato vittima il valore del riconoscere la sofferenza subita e, al contempo, sappia guardare positivamente al presente diverso e a un impegno in positivo di chi, in un tempo e un contesto lontani, ne è stato causa”. Per quanto riguarda gli irriducibili detenuti nelle nostre carceri (sono una ventina, condannati per reati legati alla lotta armata degli anni Settanta e Ottanta), il Garante ritiene inaccettabile che continuino a essere assegnate al circuito alta sicurezza e inserite nel sotto circuito AS2 con i condannati per terrorismo internazionale, dove si verifica “una sospensione del trattamento con un’inevitabile compressione dei diritti delle persone e, in definitiva, un venir meno della finalità costituzionale della pena”.

Casellati, sovraffollamento è contro dignità umana - “Il sovraffollamento, insieme ad una grave carenza di strutture, risorse e personale - rappresenta uno dei principali ostacoli alla salvaguardia di diritti fondamentali della persona, come quello all’istruzione, al lavoro o alla sfera degli affetti. Diritti che non sono solo guarentigie di una dignità umana che il carcere non può sopprimere, ma anche strumenti irrinunciabili per trasformare la pena in un’occasione di riscatto, recupero e rinascita sociale, come prescrive la Costituzione”. Così la presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati sulla Relazione del Garante per la tutela delle persone private della libertà. “Vi sono poi situazioni di vera emergenza, come ad esempio in Puglia e in Lombardia, dove la concentrazione della popolazione carceraria arriva a superare il 130% e, in alcuni casi, persino il 160% dei posti disponibili” ha messo in guardia la Presidente del Senato.