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agenzianova.com, 1 agosto 2024

Il vicepremier e ministro degli Esteri è stato in visita alla Casa di reclusione di Paliano. Paliano è un esempio di modello carcerario e la Costituzione dice che la pena deve servire a recuperare il detenuto che “non deve essere considerato un reietto della società”. Lo ha detto il vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri Antonio Tajani nel punto stampa al termine della sua visita alla Casa di reclusione di Paliano. “Il detenuto è giusto che sia punito per i reati che ha commesso ma si tratta sempre di una persona ed è interesse dello Stato che il detenuto che esce dopo dieci, quindici, vent’anni di carcere non ricominci a fare quello che faceva prima, perché sennò a cosa è servita la detenzione?”, ha aggiunto Tajani. “L’obiettivo è trasformare chi ha fatto dei danni alla società e non li faccia più”, ha spiegato il ministro.

“Crediamo che sia possibile ridurre il numero della popolazione carceraria”, ha affermato il ministro. Tajani ha citato alcuni interventi, come “la pena alternativa per i tossicodipendenti nelle comunità di recupero”, perché “questo significa recuperare la persona” e “ridurre la pressione nelle carceri”, un tema su cui Forza Italia si è impegnata e su cui il governo si sta muovendo.

Quando si parla di carceri “non è possibile dimenticare il ruolo della Polizia penitenziaria”, ha detto il vicepremier. “È giusto che donne e uomini che fanno rispettare la legge” siano remunerate in maniera adeguata, perché “il comparto sicurezza è fondamentale per il nostro Paese”.

La carcerazione preventiva in Italia ha tempi lunghissimi e tanti detenuti in queste condizioni vengono poi assolti, quindi è necessario accelerare i tempi della giustizia, ha sostenuto Tajani. “Il carcere non può neanche essere il luogo per estorcere confessioni” ma “un luogo di recupero”, ha aggiunto il ministro. “Chi ha sbagliato deve avere la possibilità, scontata la pena, di avere una vita diversa: quello deve essere l’obiettivo dello Stato e l’obiettivo della pena”, ha proseguito. “Se il carcere non aiuta a fare questo percorso quello esce, delinquente era e delinquente rimane”.

Il ministro ha riconosciuto che ci sono troppi suicidi nelle carceri, aggiungendo che bisogna ricordare anche quelli nella Polizia penitenziaria. Si tratta di “un disagio forte” che non riguarda solo i detenuti ma anche il personale della Polizia penitenziaria.

“Quello di Paliano è un carcere dove si rispetta la dignità della persona”, ha ribadito il vicepremier. “Anche i detenuti si sentono accompagnati in un percorso di recupero. Un conto è stare in una cella pulita con le mura affrescate, altra cosa sarebbe stare in un pertugio con i topi. Il detenuto non smette di essere detenuto ma la sua pena è la perdita della libertà, non il maltrattamento in carcere”, ha affermato il ministro. “Penso sempre che anche il peggior delinquente si può redimere. Questo non significa che non ci debbano essere il 41 bis o altre scelte dure, ma devono avvenire sempre però nel rispetto della dignità della persona. Ovvio che se il detenuto viene rispettato ha anche l’obbligo di rispettare. Qui mi pare, da quello che ho visto, che i detenuti rispettino la polizia penitenziaria. Hanno compreso qual è il ruolo dei servitori della Stato, che non sono aguzzini”, ha affermato Tajani.

Il tema delle carceri è storicamente una battaglia per Forza Italia, ha ricordato il ministro. “Quando mi sono candidato a segretario di Forza Italia ho affrontato il tema delle carceri, che per quanto mi riguarda è un tema che Berlusconi affrontava da anni. Per noi storicamente è una battaglia, ma non va confusa con una posizione lassista nella lotta contro la criminalità, in cui siamo durissimi”, ha detto. “Quando il criminale sconta la pena, da essere umano deve essere rispettato. Se non insegniamo la dignità della persona a chi non l’ha rispettata, non contribuiamo al cambiamento di queste persone. Vogliamo che quando escono non siano più criminali”, ha concluso Tajani.