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di David Allegranti

La Nazione, 2 agosto 2026

È arrivato agosto. Temperature altissime, percepite e non. Sembra l’estate del 2003, ma forse è pure peggio. E se soffre la comunità dei liberi, figuriamoci quella dei ristretti. Un pensiero che tuttavia non sembra essere sufficientemente condiviso. Nel carcere di Bancali, a Sassari, è morto un detenuto di 36 anni. Si trovava in una cella del reparto ospedaliero dove era ricoverato. Era affetto da un disagio psichiatrico, era in carcere per piccoli reati. Ha dato fuoco alla cella ed è morto carbonizzato. “Ogni morte in carcere è una sconfitta dello Stato. Occorre chiedersi quali condizioni materiali, psicologiche e sanitarie possano condurre una persona a una simile disperazione. Il carcere non può diventare un luogo in cui la sofferenza annienta la speranza”, ha detto Irene Testa, garante dei diritti delle persone private della libertà personale della Regione Sardegna: “Ma quante altre tragedie dovranno verificarsi prima che la tutela della dignità e della vita delle persone detenute diventi una priorità?”.

La domanda, posta sul suo profilo Facebook, suscita compassione, ma purtroppo non nell’animo di tutti. Colpisce infatti la quantità di commenti, offensivi e di giubili, per la morte del detenuto. “Un delinquente in meno”. “Siamo disperati veramente!!! Ogni avanzo di galera l’unica uscita che dovrebbe fare è in orizzontale!!! Comportati bene, si (sic, ndr) rispettoso e onesto e tranquillo e in carcere NON ci vai… Tranquilla che lo Stato ne esce vincitore”. “In Italia i delinquenti hanno solo diritti”. “Per ogni decesso per fortuna si libera un posto per un altro delinquente”. “Poveretto morire mentre faceva volontariato!!!! Ah no, è morto in carcere quindi un angelo!!!”. E via così.

“C’è chi, senza il minimo senso di umanità, commenta gioendo e offendendo. Delle offese e delle parolacce, personalmente, me ne frego”, dice Testa: “Quel che non riesco a capire è come si possa arrivare a essere così cattivi da gioire del dolore di un altro essere umano. Una parte di società che fa paura”.

Mario Latte, sindaco di Nulvi, paese di cui era originario il detenuto, ha proclamato lutto cittadino. Anche questa scelta è stata contestata: “Condoglianze alla famiglia però vi prego non facciamone un eroe tantomeno un martire una morte certamente terribile che non meritava. Ma questo individuo evidentemente è stato ritenuto da un giudice pericoloso doveva stare in galera o al limite rinchiuso in un istituto se aveva problemi mentali. Massimo rispetto per i familiari che probabilmente sono stati le prime vittime ma lutto cittadino mi pare veramente esagerato perché allora lo pretendo tutti i giorni per ogni morto a piede libero!!!”, scrive uno (l’assenza di virgole è a carico del lettore).

La garante ha documentato, nel carcere di Bancali, infiltrazioni, muffa, celle senza termosifoni; a Uta, su 729 detenuti, il 92 per cento è sottoposto a terapia continuativa e quasi la metà a trattamento psichiatrico continuativo. Dalle nostre parti c’è Sollicciano, dove l’umanità è scomparsa da molto tempo. Dalla Sardegna alla Toscana, niente cambia: tutto il carcere è paese.