di Thomas Usan
La Stampa, 22 giugno 2024
Quest’anno nelle carceri italiane ci sono stati 102 decessi, di cui 46 suicidi. Più di 100 decessi in 170 giorni. Per essere precisi 102. Nelle carceri italiane, nel 2024, muore una persona quasi ogni giorno e mezzo. Per entrare nei dettagli, 46 sono i suicidi (conteggiando anche il caso del giovane nel Cpr di Roma), a cui sono si aggiungono 56 morti per altre cause. L’ultimo caso risale allo scorso giovedì (20 giugno), quando nella casa circondariale di Novara un 20enne si è tolto la vita. “Mai abbiamo raggiunto un numero così elevato - commenta Aldo Di Giacomo, segretario nazionale di S.PP (Sindacato di Polizia penitenziaria). Siamo a giugno e il rischio, purtroppo sempre più concreto, è quello di superare l’anno più nero, il 2022, con un totale di 84 suicidi più 87 morti per altre cause”. Continua: “Per noi l’applicazione di pene alternative alla carcerazione, tra le quali gli arresti domiciliari, è sicuramente un importante deterrente alla questione, oltre che un modo concreto ed efficace per avviare a soluzione il problema del sovraffollamento dei nostri istituti penitenziari”.
I numeri delle carceri nel 2024 - Al 31 marzo 2024 nelle carceri italiane erano 61.049 le persone detenute, a fronte di una capienza ufficiale di 51.178 posti. Le donne sono 2.619, il 4,3% dei presenti, e gli stranieri 19.108, il 31,3%. Il sovraffollamento, quindi, è ancora una problematica centrale. Ma la situazione è in peggioramento secondo i dati Antigone. Dalla fine del 2019 al termine del 2020, a causa delle misure adottate durante la pandemia, le presenze in carcere erano calate di 7.405 unità. Ma sono subito tornate a crescere. Prima lentamente, con un aumento delle presenze di 770 unità nel 2021, a cui però è seguita una crescita di 2.062 nel 2022 e addirittura di 3.970 nel 2023. Nell’ultimo anno l’aumento delle presenze è stato in media di 331 unità al mese. E quindi il sovraffollamento a livello nazionale cresce, attestandosi al 119,3%. “Un tasso di crescita allarmante, che se dovesse venire confermato anche nel 2024 ci porterebbe oltre le 65 mila presenze entro la fine dell’anno” denuncia nel proprio report annuale Antigone. Ma anche i servizi nei penitenziari preoccupano. In sei istituti visitati dall’associazione, in 99 non c’erano spazi esclusivamente dedicati alla scuola e in ben 30 non c’erano luoghi per le lavorazioni. Quasi in tutte le carceri era presente una biblioteca, ma solo in 54 era utilizzabile anche come sala di lettura. In 29 istituti mancava un’area verde per colloqui nei mesi estivi.
Gonnella: “Ritirare il ddl sicurezza” - E a lanciare l’allarme dei morti in carcere si aggiunge anche Patrizio Gonnella, presidente di Antigone: “Se il numero continuasse a crescere a questo ritmo porterebbe il 2024 a superare il tragico dato del 2022 quando i suicidi in prigione furono 85. Questa è un’emergenza nazionale. Se in una città di 60 mila abitanti si suicidassero 44 persone in pochi mesi non parleremmo di altro”.
E si appella direttamente all’esecutivo Meloni: “Per questo (motivo ndr) il governo e il parlamento se ne devono occupare in via prioritaria, anche a fronte di una situazione di sovraffollamento sempre più grave, con oltre 14 mila persone detenute senza un posto regolamentare, condizioni di vita sempre più difficili per i reclusi e di lavoro faticosissime per gli operatori penitenziari”. Ma le richieste sono anche altre: “Serve intervenire con provvedimenti che portino a una riduzione del peso sulle carceri attraverso la concessione di misure alternative; serve liberalizzare le telefonate dotando le celle di telefoni laddove non sussistano problemi di sicurezza rispetto ai contatti con l’esterno; serve assumere personale; serve ridurre il peso dell’isolamento; serve che si modernizzi la pena; serve che la vita in istituto sia piena di iniziative, senza ostacoli o burocrazie; serve che non vi sia mai violenza”.
E, inoltre, Gonnella si riferisce a un particolare provvedimento: “Invitiamo dunque il governo a ritirare il ddl sicurezza che va verso una strada che è l’opposto di quanto servirebbe e, soprattutto, con l’introduzione del reato di rivolta penitenziaria, nella quale si punisce con una pena fino a 8 anni anche la resistenza passiva e la protesta non violenta, lascerà alle persone detenute come unico strumento per far emergere le difficoltà e le problematiche il proprio corpo, con un prevedibile aumento di atti di autolesionismo e suicidi”.










