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di Teresa Olivieri

Italia Oggi, 13 luglio 2025

Regioni in campo dopo che il Ministero ha promosso un bando per potenziare l’assistenza. Ecco i progetti portati avanti da Toscana e Lazio. Secondo il Ministero della Giustizia, al 30 aprile 2025, la popolazione carceraria italiana ammontava a 61.916 detenuti, con una capienza ufficiale di 51.178 posti, evidenziando un tasso di sovraffollamento superiore al 20%. Di questi, 19.740 erano detenuti stranieri, pari al 31,6% del totale. Le regioni con la maggiore presenza di detenuti stranieri sono la Lombardia (20,8%), il Lazio (12%), il Piemonte (9,8%) e la Toscana (7,9%).

Inoltre dai dati dell’Osservatorio Nazionale sulla Sanità Penitenziaria, con la concentrazione di persone si favorisce il rischio di contagio da malattie infettive come tubercolosi, epatiti e altre patologie trasmissibili, complicando la situazione clinica dei detenuti, soprattutto stranieri, che si trovano spesso a dover affrontare anche disagi psicologici legati all’isolamento e alle difficoltà di comunicazione.

Per questo il Ministero ha recentemente promosso un bando finalizzato a potenziare l’assistenza sanitaria e psicologica per i detenuti stranieri.

La Regione Toscana ha colto l’opportunità, attivando un progetto sperimentale che durerà un anno, al termine del quale sarà effettuata una valutazione sull’efficacia degli interventi per pianificare eventuali estensioni e miglioramenti. Ed è finanziato con una somma complessiva di 80.000 euro, ripartita tra le tre Aziende USL toscane in base alla presenza e al numero di detenuti stranieri negli istituti della regione. Il progetto, denominato “Interventi di etnoclinica in carcere”, è stato elaborato in collaborazione con i Direttori delle Aree di sanità penitenziaria e le Aziende USL toscane, con il supporto del Provveditorato regionale dell’Amministrazione Penitenziaria. L’obiettivo è superare le barriere linguistiche e culturali che ostacolano la comunicazione tra operatori sanitari e detenuti stranieri, rendendo più efficace la diagnosi, la cura e la riabilitazione e prevede il coinvolgimento di figure professionali specializzate quali psicologi, etnopsicoterapeuti, antropologi e mediatori culturali.

Il piano della Regione Lazio per i servizi sanitari penitenziari - Parallelamente, la Regione Lazio ha approvato un documento strategico per la riorganizzazione dei servizi sanitari penitenziari, con l’obiettivo di potenziare quelle singole ASL che operano in territori con istituti penitenziari. Il piano regionale definisce nuovi percorsi diagnostico-terapeutici e assistenziali dedicati alla popolazione detenuta, integrando i livelli essenziali di assistenza (LEA) con una programmazione strutturale e continuativa. (riproduzione riservata)