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di Errico Novi

Il Dubbio, 15 agosto 2026

Sì, i sondaggi dicono che occuparsi di carcere non paga. Ma forse eviterebbe che la politica resti in balia dell’antipolitica. Abbiamo a che fare con l’inerzia della politica rispetto alla tragedia del carcere da decenni. Cambiano le maggioranze, non la sciagurata indifferenza. Un ministro della Giustizia tra i più apprezzabili per sensibilità alla condizione dei reclusi come Andrea Orlando rinserrò nel cassetto delle occasioni perdute la riforma da lui stesso costruita, nel 2017, con gli Stati generali. Inutile ribadire l’ostinata crudeltà dell’attuale Esecutivo e della sua maggioranza che hanno, nell’ordine: cestinato l’impeccabile legge Giachetti-Bernardini sulla liberazione anticipata; proclamato senza alcun seguito effettivo il trasferimento in comunità dei detenuti con tossicodipendenze, proposito dichiarato quasi tre anni fa dall’allora sottosegretario Andrea Delmastro, oggetto di una legge appena approvata e perfettamente inattuata; ancora, il governo Meloni e la maggioranza di centrodestra hanno disegnato un percorso per far scontare in strutture collettive i domiciliari a chi avrebbe diritto a tale misura alternativa ma resta in cella perché non ha una casa, tutto perfetto se non fosse che il progetto è partito con quasi un anno di ritardo rispetto all’annuncio e quelle pur poche migliaia di detenuti destinate a lasciare le nostre infernali galere trascorreranno il ferragosto nelle celle stracolme a 40 gradi di temperatura.

Dicono: il carcere non solo non porta voti, li toglie a chi se ne occupa. Ecco cosa dissuade il premier, il ministro guardasigilli e il leader di partito che volessero dar respiro ai reclusi: gli italiani sono in profonda sintonia con l’aspirazione di Delmastro, con l’intima gioia di fronte allo spettacolo dell’asfissia, non importa se metaforica o polmonare. Dicono: la politica si adegua, si allinea alle aspettative dell’idiota collettivo, della bestia populista che s’immagina ormai prevalga tra gli elettori.

Forse però la politica non capisce una cosa. Gli schieramenti, dal Pd renzian-orlandiano al centrodestra meloniano-nordiano, non capiscono che se insegui il presunto becerume del popolo sulla disumanità, di quel becerume sarai sempre schiavo. Continuerai a essere un politico asservito al becerume, e perciò privo di autorevolezza, esposto sempre e comunque al disprezzo viscerale dell’antipolitica latente, quella che, dal 1993 della retata di Mani pulite, inquina la nostra democrazia. Volete consegnarvi alla bestia feroce? Fatelo. Avrete sulla coscienza la tortura dei detenuti, e alla vostra coscienza, almeno, di questa nefandezza prima o poi dovrete dare conto. Ma non solo: perderete sempre più credibilità, perché vi lascerete schiacciare dall’aspettativa, presunta o reale, della bestia feroce, del “popolo” che presumete sia sadico. La furia dell’antipolitica vi schiaccerà per sempre.

Meriterebbero, i politici di tutti i colori e di tutti gli schieramenti crudelmente inerti rispetto alla condizione d’illegalità conclamata delle nostre carceri che Marco Pannella e i radicali contestano da mezzo secolo, meriterebbero, si diceva, di vedersi infliggere un discorso simile alla lezione che il professor Bellavista di Luciano De Crescenzo infligge al guappo venuto nel negozio della figlia per esigere il pizzo: “Ma non è che fate una vita di schifo (al posto di “schifo”, De Crescenzo dice un’altra cosa, ndr)? Sì, farete pure i miliardi, ma poi vi ammazzano le mamme, le sorelle, vi fanno le vendette trasversali. Ma vi siete fatti bene i conti? Ma vi conviene?”.

Ecco, forse si può parafrasare il grande Luciano e chiedere, ai politici: “Sì, forse i sondaggi dicono che davvero una quota di elettori preferisce i reclusi soffocati dai 40 gradi delle celle col water vicino al lavandino dove si puliscono le stoviglie, piuttosto che vederli restituiti con un po’ di anticipo alla società in modo che chi resta dentro respiri meglio e sia meno sollecitato a suicidarsi. Assecondate, è vero, questa presunta bestia collettiva. Ma poi perdete credibilità come istituzione, venite sorpassati a destra da Vannacci e a sinistra (?) da Conte, vi trattano sempre da “politici” secondo l’accezione cara alla Cortellesi di “Come un gatto in tangenziale”, cioè da impostori della peggior specie. Ma vi siete fatti bene i conti? Ma vi conviene?