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clarusonline.it, 23 luglio 2026

Consegnati gli attestati dei corsi di giardinaggio ed edilizia a oltre trenta detenuti. Don Salvatore Saggiomo: La pena ha senso se diventa occasione di cambiamento e prepara il ritorno nella società”. Per giorni il nome del carcere di Carinola “G. B. Novelli” è stato associato a titoli pesanti. Tentata evasione. Aggressioni. Tensione. Sirene. Paura. Cronaca nera. Ma martedì mattina, entrando oltre quei cancelli, lo scenario che si è presentato agli occhi dei presenti è stato completamente diverso. Nessuna fuga. Nessuna rivolta. Nessun allarme. Solo uomini. Persone. Volti segnati dalla vita e dagli errori. E soprattutto una parola che troppo spesso viene dimenticata quando si parla di carcere: speranza.

In una Casa di Reclusione finita nelle ultime ore sotto i riflettori per episodi che hanno attirato l’attenzione dell’opinione pubblica, si è consumata una storia diversa. Più silenziosa. Meno rumorosa. Ma forse molto più importante. Oltre trenta detenuti hanno ricevuto il loro attestato di formazione professionale al termine di due percorsi dedicati al giardinaggio e all’edilizia. Un momento semplice. Ma carico di significato. Un momento che racconta un’altra verità sul carcere. Una verità che spesso resta nascosta dietro i muri e dietro le polemiche.

Alla cerimonia era presente il Garante dei Diritti delle Persone Private della Libertà Personale della Provincia di Caserta, Don Salvatore Saggiomo, che ha voluto essere accanto ai detenuti in una giornata simbolica e profondamente significativa. Con lui il direttore della Casa di Reclusione Stefano Martone, il direttore del Centro di Formazione AVS Studio Vittorio Guida e il magistrato di sorveglianza Marco Puglia. Non soltanto rappresentanti delle istituzioni. Non soltanto professionisti. Ma uomini legati da rapporti di amicizia, esperienze condivise e dalla convinzione che il recupero delle persone non sia una teoria da convegno ma una missione concreta.

Le emozioni si leggevano negli occhi dei detenuti. Alcuni stringevano il loro attestato come fosse un diploma universitario. Altri sorridevano. Altri ancora trattenevano a fatica la commozione. Perché dietro quel foglio c’era molto di più di una certificazione professionale. C’era il riscatto. C’era il sacrificio. C’era il desiderio di tornare a sentirsi utili. C’era la voglia di dimostrare che una persona può sbagliare ma non deve essere condannata per sempre a essere soltanto il suo errore.

In un’epoca in cui si parla continuamente di sicurezza, il messaggio lanciato da Carinola appare chiaro e potente: la vera sicurezza nasce anche dal recupero. Dalla formazione. Dall’inclusione. Dalla possibilità concreta di costruire un futuro diverso. I corsi di giardinaggio ed edilizia hanno rappresentato molto più di semplici lezioni tecniche. Hanno insegnato competenze spendibili nel mondo del lavoro. Hanno restituito autostima. Hanno acceso una luce in un luogo dove troppo spesso prevalgono ombre e disperazione.

Il progetto pilota promosso all’interno dell’istituto ha già prodotto risultati importanti. E oggi tutti i protagonisti della giornata hanno rilanciato una sfida ancora più ambiziosa. Continuare. Ampliare. Investire. Creare nuove opportunità. Perché il carcere non può essere soltanto il luogo della punizione. Deve essere anche il luogo della rinascita.

Don Salvatore Saggiomo ha ribadito con forza un concetto che rappresenta il cuore della sua attività istituzionale: “una pena ha senso soltanto se riesce ad aprire uno spiraglio di cambiamento, se riesce a trasformare il tempo della detenzione in un’occasione di crescita, se riesce a preparare il ritorno nella società”. Le sue parole hanno trovato conferma nelle immagini della giornata, nei sorrisi, negli applausi, negli sguardi. In quella dignità ritrovata che nessuna statistica può raccontare fino in fondo.

Accanto a lui Stefano Martone, direttore del carcere di Carinola, da anni impegnato nella costruzione di percorsi trattamentali innovativi. Accanto a lui Vittorio Guida, anima del Centro di Formazione AVS Studio, che ha creduto nel progetto e lo ha portato avanti con determinazione. E accanto a loro Marco Puglia, magistrato di sorveglianza che da oltre vent’anni interpreta il proprio ruolo come una vera missione al servizio della giustizia e del recupero delle persone. Una squadra. Un’alleanza istituzionale. Una rete che dimostra come il cambiamento sia possibile quando le istituzioni lavorano insieme. Fuori dai cancelli continuano le polemiche.

Continuano le emergenze. Continuano le difficoltà di un sistema penitenziario che vive una stagione complessa tra sovraffollamento, carenza di personale e tensioni quotidiane. Ma dentro il carcere di Carinola oggi è andata in scena un’altra storia. Una storia fatta di impegno, di formazione, di responsabilità, di futuro. Una storia che merita di essere raccontata. Perché mentre qualcuno tentava di salire su un tetto per cercare una fuga impossibile, oltre trenta uomini sceglievano una strada diversa. La strada della formazione. La strada del lavoro. La strada della legalità. La strada della speranza.

Ed è forse proprio questa la notizia più importante uscita in questi giorni dal carcere di Carinola. Non quella che urla. Non quella che scandalizza. Ma quella che costruisce. Quella che restituisce dignità, quella che rende concreto il dettato dell’articolo 27 della Costituzione, quella che ricorda a tutti che dietro ogni detenuto esiste ancora una persona, e che ogni persona, se aiutata e accompagnata, può trovare la forza di ricominciare. Perché il carcere deve custodire la giustizia. Ma non può smettere di custodire anche la speranza. E martedì, a Carinola, quella speranza aveva il volto di oltre trenta uomini che stringevano tra le mani un attestato e guardavano il domani con occhi diversi.