di Paola D’Amico
Corriere della Sera, 15 ottobre 2025
Dal 1990 ad oggi è più che raddoppiato il numero dei migranti in tutto il mondo (304 milioni) in fuga da conflitti e carestie. In Italia gli stranieri sono oltre 5,4 milioni (9,2% del totale), nel 2024 oltre 217 mila hanno ottenuto la cittadinanza. In aumento il disagio tra le giovani generazioni. In cinque lustri, dal 1990 all’inizio di quest’anno, il numero dei migranti internazionali è più che raddoppiato: da 153 a 304 milioni di persone, donne, uomini, adolescenti, bambine e bambini, hanno dovuto lasciare le terre dove sono nati in cerca di speranza.
Se si vuole leggere il dato in termini di percentuale si è passati dal 2,9 per cento della popolazione mondiale in movimento al 3,7. E negli ultimi anni, in un mondo traumatizzato dalle guerre, il numero di profughi e sfollati è arrivato alla cifra record di 123,2 milioni. “Viviamo in un periodo di intensa volatilità nelle relazioni internazionali - spiega l’alto commissario Onu per i rifugiati Filippo Grandi - con la guerra moderna che crea un panorama fragile e straziante, segnato da una acuta sofferenza”. Guerra di guerre a cui ogni giorno si aggiungono nuovi fronti: Afghanistan, Siria, Yemen, Gaza, Ucraina, Venezuela, Haiti, Myanmar, Sud Est asiatico, Corno d’Africa. L’Italia, spiega l’arcivescovo Giuseppe Baturi, segretario generale della Cei, “è attraversata da una trasformazione silenziosa ma radicale, che passa attraverso i volti, le storie, i sogni di ragazze e ragazzi di origine straniera. Giovani che frequentano le stesse scuole dei loro coetanei italiani, parlano i dialetti locali, tifano per le squadre del cuore, ma spesso continuano a sentirsi e a essere percepiti come “ospiti permanenti”, non pienamente parte della comunità”. In questo senso “le comunità cristiane in Italia hanno oggi la possibilità di essere laboratori privilegiati di convivenza”. Di grande attualità il tema dell’edizione 2025 del Rapporto Immigrazione di Caritas Italiana e Fondazione Migrantes: “Giovani, testimoni di speranza”. Ci sono i giovani arrivati adolescenti che devono imparare una lingua nuova e cercare un senso di appartenenza “che li aiuti a non sentirsi in un limbo”. E quelli nati in Italia “italiani di fatto ma non sempre di diritto”.
E cresce la componente straniera nel nostro Paese: oltre 5,4 milioni di persone (9,2% del totale), numeri che compensano il saldo naturale negativo. Con una crescita di nuovi arrivi dal Perù e dal Bangladesh (tra le prime nazionalità per nuovi rilasci di permessi di soggiorno legati soprattutto a motivi familiari /53%) e di lavoro (40%). Stabili (7,2%) quelli legati alla protezione internazionale e all’asilo. Interessante il capitolo demografico: le nascite complessive si attestano a 370 mila, e oltre il 21% dei nuovi nati ha almeno un genitore straniero. C’è un altro dato utile a leggere le trasformazioni in corso: nel 2024 oltre 217 mila persone hanno ottenuto la cittadinanza.
C’è poi il capitolo lavoro che vede in Italia 24 milioni di occupati e di questi 2,5 milioni (10,5%) sono stranieri. Però, come sottolinea il rapporto Migrantes, il tasso di occupazione è salito al 61,3% (più 1 punto rispetto al 2023) ma non per tutti, solo per i cittadini comunitari. Nonostante ciò, e nonostante la forte presenza di fenomeni come il caporalato, il rapporto sottolinea come cresce la dipendenza dalla manodopera immigrata, ormai indispensabile per industria, servizi, welfare. L’agricoltura è uno specchio di questa evoluzione: dal 2010 il numero di lavoratori stranieri è raddoppiato, superando oggi le 426 mila unità (un lavoratore su tre). Molto resta da fare per trasformare tutto questo in una opportunità di integrazione stabile e inclusiva per la società e l’economia del Paese.
Il rapporto tocca il tema della povertà che tra gli italiani si attesta al 7,4% e tra gli stranieri è di cinque volte più impattante (35,1%). È povero un cittadino straniero su tre (1.727 mila). Quanto all’istruzione, cresce anche il numero degli studenti con cittadinanza non italiana: 910.984 (11,5%). La maggioranza, pur non avendo la cittadinanza, è nata o cresciuta in Italia. Ed è la scuola il primo luogo dove intervenire per l’inclusione di domani.
L’impatto degli stranieri alla voce Salute è fermo al 6,6%. I ricoveri riguardano in un caso su quattro problematiche legate a gravidanza e parto. Anche se stanno aumentando le malattie croniche. Il rapporto esamina anche gli aspetti legati alla criminalità. I detenuti stranieri sono il 31,8% del totale. Una percentuale stabile, che contraddice la narrazione comune. Ma a questo si va a sommare il crescente disagio registrato tra i più giovani. I servizi sociali nel solo 2024 hanno preso in carico 5.100 minori stranieri (23% del totale) coinvolti nel circuito penale.
Se una diseguaglianza c’è, ed è evidente, è nel mondo dello sport soprattutto in relazione al genere: risulta che solo il 35,2% delle ragazze straniere pratica sport contro il 62,3% delle coetanee italiane. Infine, quanto alla appartenenza religiosa, si stima che i cristiani siano ancora la maggioranza (51%), seppure in calo: 1,5 milioni di ortodossi più 900 mila cattolici, 143 mila evangelici, 92 mila copti e 135 mila fedeli di alt5r religioni cristiane. Più numerosi gli stranieri di religione musulmana (1,7 milioni, il 31% di tutti gli stranieri) e in aumento i buddisti e gli induisti.











