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di Liana Milella

La Repubblica, 27 dicembre 2022

Il ministro non ha sentito il bisogno di spendere una parola sulle evasioni dal carcere Beccaria a Milano. Ma chi è il Guardasigilli? Carlo Nordio o Matteo Salvini? Il dubbio viene quando, sulle sette evasioni dal carcere Beccaria di Milano, è il ministro delle Infrastrutture a piantare il paletto della linea dura per il governo Meloni. Con la solita tiritera. Onore “agli uomini in divisa”, “mettere in sicurezza” le carceri italiane. Cioè, per dirla alla milanese così lui capisce, “tirà giò la clèr” (e cioè “tirare giù la saracinesca”).

Ma Nordio, il loquace Nordio, dov’è finito? In via Arenula dicono che abbia l’influenza, chiuso nella sua magione di Treviso. Malato al punto da non poter dettare due righe? Eppure Sergio Mattarella porta con eleganza il Covid da oltre dieci giorni e non pare scomparso dalle scene.

Nordio invece non ha neppure chiamato la responsabile delle carceri minorili Gemma Tuccillo. E al Beccaria ecco andarci il sottosegretario Andrea Ostellari, uomo di Salvini, a conferma della linea dura.

Mentre Nordio non ha sentito il bisogno di spendere una delle sue tante parole garantiste. Garantista, come si professa, sulle intercettazioni. Garantista contro la microspia Trojan, quella sì una vera “porcheria” come dimostra il caso Palamara.

E sulle patrie galere? Lì il garantismo sfuma come un tramonto. Silurato il direttore garantista delle carceri scelto dalla ex Guardasigilli Marta Cartabia. Carlo Renoldi, racconta chi ha vissuto la scena in diretta, fatto attendere inutilmente in corridoio senza l’onore di un saluto. L’annuncio del suo successore, quel Giovanni Russo guarda caso fratello di Paolo per 26 anni parlamentare di Forza Italia, diffuso prima che Renoldi sapesse da terzi del suo destino.

In compenso il regalo, proprio ai berlusconiani, di approvare due totem come il via libera ai benefici penitenziari per i reati di corruzione. E pure via, sempre per lo stesso reato, il Trojan. Non resti nulla, per carità, della Spazzacorrotti di Bonafede, su cui pure FdI si astenne soltanto.

Ma Nordio non è garantista per i 700 semiliberi che per tre anni, grazie ai decreti Covid, hanno potuto scontare ai domiciliari la pena senza rientrare in cella la sera. E non si conta un solo sgarro che abbiano commesso. Il che giustificherebbe la punizione di risbatterli dentro.

Il 2023 segna 82 suicidi in carcere, un numero spaventoso. Ma i semiliberi sono dei poveracci, magari quelli di colore che Salvini odia. E allora, alla faccia del garantismo, che tornino ad affollare le prigioni. Per salvare una misura giusta non c’è posto nell’unico decreto, non certo garantista, firmato da Nordio, il decreto Rave. Da tre a sei anni di carcere per un meeting musicale. Per i semiliberi, di certo, non spenderà una parola né la garantista Forza Italia, né tantomeno Salvini. E Nordio? Lui ha l’influenza.