sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Federica Olivo

huffingtonpost.it, 13 aprile 2022

Il magistrato ad HuffPost: “La riforma è insufficiente, ma meglio di nulla, e tocca il potere dell’Anm, per questo minacciano lo sciopero. Ed è inaccettabile”.

La magistratura è pronta a dichiarare lo sciopero contro la riforma del Csm e dell’ordinamento giudiziario. Il provvedimento ancora non è legge - e, data la difficoltà con cui procedono i lavori, con Italia Viva che si è ufficialmente smarcata, non lo sarà a breve - ma le varie associazioni delle toghe hanno chiesto all’Anm una reazione forte contro il provvedimento.

In particolare, sono contrarie all’introduzione del cosiddetto “fascicolo delle performance”, introdotto con un emendamento del parlamentare di Azione Enrico Costa. Si tratta di un documento nel quale si andrebbe a rendicontare l’attività del magistrato, con un occhio, per i pm, alle inchieste che sono state smontate in giudizio, e per i giudici alle sentenze riformate nei successivi gradi di giudizio.

Da questo fascicolo, una specie di pagella, dipenderebbero le progressioni di carriera. Abbiamo chiesto a Carlo Nordio - già procuratore aggiunto a Venezia, titolare di importanti inchieste come quella sul Mose o, negli anni ‘90, sulla Tangentopoli veneta, attento osservatore delle dinamiche tra giustizia e politica, che ha uno sguardo sempre lucido e critico nei confronti dei rischi delle degenerazioni del potere giudiziario - cosa pensa del possibile sciopero e dei contenuti fondamentali della riforma.

Alle correnti della magistratura, nessuna esclusa, il provvedimento su Csm e ordinamento giudiziario che dovrebbe arrivare in Aula dopo Pasqua non piace. E sono pronte allo sciopero. La stessa Anm non lo ha per ora escluso. Si aspettava questa reazione?

Mi aspettavo una reazione forte dei vertici dell’Anm, perché questa riforma - per quanto insufficiente a risolvere i problemi della giustizia e del potere giudiziario - tocca il potere dell’Anm. Una qualche reazione, dunque, era prevedibile, però io credo che lo sciopero sia inammissibile. E non perché un magistrato non possa scioperare, ma perché può farlo solo per alcuni motivi.

Quando lo sciopero delle toghe è legittimo, secondo lei?

Vede, il magistrato ha due volti. Il primo è quello dell’impiegato statale, del dipendente pubblico che risponde a uno statuto e percepisce una paga. L’altro, invece, è quello di chi, vestendo la toga, rappresenta il potere giudiziario, uno dei tre poteri dello Stato. Io credo quando si pongono problemi relativi al primo volto - pensiamo al caso di una riduzione dello stipendio - lo sciopero sia più che legittimo. Perché riguarda i magistrati in quanto impiegati. Nell’altro caso, invece, quando si varano leggi che riguardano le toghe in quanto potere giudiziario, credo che scioperare sia illegittimo. Il magistrato ha il compito di applicare la legge, non può scioperare contro la stessa. È inammissibile. Io a scioperi di questo genere non ho mai partecipato.

Però i rappresentanti delle associazioni specificano che l’aspetto più grave della riforma è l’introduzione del fascicolo per le valutazioni...

Naturalmente! Perché questo provvedimento va a toccare quell’elemento vitale che è l’irresponsabilità dei magistrati. Finora la valutazione delle toghe non è stata fondata sui risultati che ottengono. Se si leggono i documenti in cui è contenuta sembra che siano tutti bravi, intelligenti e molto produttivi. Poi, però, si scopre che non è vero. Il tutto, peraltro, è aggravato dal fatto che i giudizi non vengono fatti in base a criteri oggettivi, ma in base a criteri generici che sono arbitrari. Detto questo, però, vorrei specificare che bisogna tenere a mente una differenza.

Quale?

Bisogna distinguere le sentenze dei giudici dall’attività del pm. Nel primo caso si valuta il fatto, l’errore è sempre in agguato. Nel secondo caso, invece, il pm si nasconde dietro l’obbligatorietà dell’azione penale. E ci sono casi in cui finisce per fare inchieste dolorose per gli indagati, dispendiose per lo Stato, che poi si rivelano infondate. Quando gli si chiede il conto, ti rispondono ricordando che esiste l’obbligatorietà dell’azione penale. Allora si potrebbe cambiare prospettiva, si potrebbe eliminare il principio dell’obbligatorietà dell’azione penale. Anche a questo, però, i pm rispondono di no. Perché ti dicono che quel principio è garanzia di libertà ed eguaglianza. Il risultato di questo principio, però, in alcuni casi, è solo l’impostazioni di inchieste lunghe e costose che però si rivelano inutili.

Portando alla luce questa differenza pone una questione interessante. I rappresentanti delle correnti però sostengono che le pagelle costringerebbero le toghe, anche quelle giudicanti, a ridursi a meri burocrati. E porterebbero al conformismo giudiziario. Esiste questo rischio?

Io credo che il giudice debba essere liberissimo e indipendentissimo quando valuta il fatto. Quando, però, si passa alle questioni di diritto, anche se non esiste il principio dello stare decisis (dell’uniformarsi al precedente giurisprudenziale, ndr) mi sembra difficile ammettere che un giudice monocratico, da solo, possa decidere in senso contrario rispetto alle Sezioni unite della Cassazione. Perché è vero che il giudice risponde soltanto alla legge, ma è altrettanto vero che le Sezioni unite della Cassazione sono interpreti della legge stessa. E se decidiamo che la fedeltà soltanto alla legge debba tradursi in libertà di un giudice monocratico di interpretare la norma come gli pare, la certezza del diritto va a farsi benedire.

I giudici non si trasformeranno in meri burocrati, quindi?

Mi lasci dire che questa tesi non è altro che l’espressione di una vuota formula petulante di giudici che vogliono sentirsi svincolati dalle interpretazioni delle corti superiori, in base alla libertà di coscienza. In realtà poi succede che combinano solo danni, che la Cassazione è costretta a riparare. E ciò porta processi lunghi e dolori e costi per l’imputato. Il quale, invece, ha diritto a sentenze conformi alle interpretazioni della Suprema corte.

In un’intervista al Giornale oggi Luciano Violante dice che nella magistratura c’è un “inaccettabile conservatorismo”. Condivide questa tesi?

 Assolutamente sì. E credo che il peggior conservatorismo sia di quelli che si dicono progressisti. Che, in realtà, vogliono che non cambi nulla. Io, invece, credo che tante cose dovrebbero cambiare: dal reclutamento dei magistrati alla formazione, dalle porte girevoli al sistema elettorale del Csm.

La questione delle porte girevoli dovrebbe però essere risolta con questo provvedimento. Arriva tardi?

Da tempo sostengo, e l’ho anche scritto, che una toga non possa scendere in politica attiva se ha fatto indagini che hanno avuto conseguenze politiche. Non parlo di terzi, parlo anche di me stesso, perché inchieste come quelle sul Mose o su Tangentopoli hanno toccato la politica. Allora io mi chiedo, se hai fatto indagini per le quali sono stati incarcerati esponenti di partiti, non è anomalo che ti candidi per prendere il posto di chi hai messo in prigione?

Si riferisce a chi si candida a cariche elettive. Chi invece ha incarichi di governo o presso ministeri potrebbe tornare a vestire la toga?

No. Poniamo il caso del capo degli ispettori del ministero della Giustizia. Questo diventa, come è giusto che sia, il braccio armato del ministro. Perde la sua indipendenza, ed è normale, perché in quel ruolo la deve perdere. Ciò, però, causa un vulnus alla sua immagine. E quindi non può tornare a fare il magistrato.

Ha fatto riferimento al sistema elettorale del Csm. Cosa pensa del sorteggio delle corti d’Appello per i collegi?

È un tentativo di portare un minimo di sorteggio per spezzare il vincolo tra elettori ed eletti, ma è insufficiente. La vera soluzione sarebbe un sorteggio vero, con i consiglieri che sarebbero estratti da un canestro fatto di magistrati già valutati quattro volte, docenti di materie giuridiche e presidenti di consigli giudiziari. Ma per fare questo, come dice la ministra Cartabia, bisogna cambiare la Costituzione. Basterebbe una maggioranza qualificata, ma è una riforma che le correnti non vogliono, perché hanno paura di perdere potere. Ed è una paura giustificata, perché lo perderebbero davvero. Ma ci guadagnerebbero i cittadini, che non dovrebbero assistere più a scandali come quello di Palamara.

A fine legislatura e con una maggioranza così variegata una riforma costituzionale per rendere possibile il sorteggio non è una strada percorribile.

È impossibile, infatti. Ed è per questo che spero nel successo del referendum, perché possa dare almeno un segnale alla politica.

A proposito di referendum, uno dei quesiti riguarda la separazione delle funzioni. Nell’accordo di maggioranza (dal quale si è ufficialmente sfilata Italia Viva) è previsto un limite al passaggio da giudice a pm, o viceversa. Potrà avvenire solo una volta nel corso della carriera. È d’accordo?

Sarei per la separazione delle carriere tout court, ma anche in questo caso bisognerebbe cambiare la Costituzione. Siccome il meglio è nemico del bene, credo che questo limite sia un primo passo per spezzare il vai e vieni tra magistratura giudicante e requirente.