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di Liana Milella

La Repubblica, 18 marzo 2022

In Cdm solo il grillino Patuanelli chiede conto a Cartabia della nomina e invoca “la continuità della gestione e il 41bis”. La Guardasigilli ufficializza: il vice rimarrà l’ex pm di Palermo, Tartaglia. Dalla Lega nessuna obiezione.

Marta Cartabia ha vinto la battaglia sul nuovo capo delle carceri italiane. In consiglio dei ministri è passata, solo con uno scambio di osservazioni tra lei e il grillino Stefano Patuanelli, la nomina del giudice della Cassazione Carlo Renoldi. A fine febbraio, quando da via Arenula era partita, alla volta del Csm, la richiesta di mettere il magistrato “fuori ruolo” proprio con l’obiettivo di farne il nuovo direttore del Dap, dal M5S era partita una dura contestazione per le idee di Renoldi sul 41bis e sui militanti dell’antimafia, espressi in un convegno dell’estate 2020.

Anche la Lega, con Giulia Bongiorno, aveva parlato di nomina inopportuna. Ma in consiglio dei ministri, i leghisti stavolta non si sono fatti sentire, e tra Cartabia e Stefano Patuanelli c’è stato un sereno scambio di osservazioni. Alle preoccupazioni di Patuanelli sulla continuità e sul 41bis, la ministra ha replicato innanzitutto ufficializzando la conferma come vice direttore dell’ex pm di Palermo Roberto Tartaglia, uno dei protagonisti del processo Trattativa Stato-mafia con Nino Di Matteo.

Ma, nonostante questo, è evidente che il M5S incassa malvolentieri la nomina di Renoldi, tant’è che, pochi minuti dopo la decisione del consiglio dei ministri, è la responsabile Giustizia Giulia Sarti a diffondere i suoi dubbi e quelli del suo partito. Dice Sarti: “Restiamo perplessi e preoccupati di fronte alla nomina di Carlo Renoldi a capo del Dap. Si tratta senza dubbio di un magistrato di grande capacità e professionalità, ma la sua nomina, a nostro parere, potrebbe risultare non perfettamente in linea con le peculiari esigenze del Dap”.

Dubbi che il M5S aveva reso pubblici subito dopo le prime indiscrezioni. Dubbi confermati del resto dallo scambio di opinioni avvenuto a palazzo Chigi tra la Guardasigilli e Patuanelli. Cartabia ha messo a disposizione dei colleghi il curriculum di Renoldi, per molti anni magistrato di sorveglianza a Cagliari e poi giudice in Cassazione, dove ha firmato molte sentenze in cui si affronta la questione del 41bis, il carcere duro per i mafiosi. Che lo stesso Renoldi, come ha scritto alla ministra Cartabia, non vuole affatto cancellare.

Ma Patuanelli rivolge ugualmente due domande a Cartabia. Premettendo però di avere fiducia nella scelta fatta da una giurista come lei ed ex presidente della Consulta. Patuanelli pone i due problemi che agitano il suo partito, e cioè la garanzia della continuità dell’amministrazione delle carceri e l’applicazione rigorosa e senza sconti del 41bis.

La ministra - a quanto riferisce chi era a palazzo Chigi - ha ringraziato Patuanelli di avergli posto i quesiti perché, lei dice, “il tema della continuità è importante”. Spiega che proprio per questo motivo, al suo arrivo in via Arenula, non ha cambiato i vertici del Dap, proprio perché il carcere ha bisogno di continuità. Per la cronaca bisogna ricordare che l’arrivo, a maggio del 2020, in pieno Covid, dell’ex direttore Dino Petralia e del vice Roberto Tartaglia - entrambi magistrati con lunga esperienza antimafia in uffici del Sud -, entrambi scelti dall’ex Guardasigilli Alfonso Bonafede per sostituire l’ex capo Dap Francesco Basentini, giungeva non solo dopo le rivolte di marzo che avevano coinvolto, con effetti devastanti, tutti i penitenziari, ma soprattutto dopo la circolare firmata dai vertici che aveva prodotto la scarcerazione di alcune centinaia di mafiosi di rango. Passo che aveva costretto lo stesso Bonafede a fare un decreto per dare ai magistrati di sorveglianza la possibilità di rivalutare le scarcerazioni decise dagli stessi giudici.

Ora Cartabia a palazzo Chigi ricorda che divenuta Guardasigilli non ha toccato il vertice del Dap. E adesso ha deciso di affidare, già prima della nomina di Renoldi, la reggenza al vicecapo Tartaglia. Quanto ai dubbi del M5S sul destino del 41bis, Cartabia ha letto ai colleghi alcune frasi dello stesso Renoldi nella lettera che le ha scritto il 3 marzo. Lettera in cui - dice Cartabia - Renoldi ricorda le sue sentenze e ribadisce che non ha alcuna intenzione di cambiare le regole in vigore sul 41bis. Che, vale la pena ricordarlo, viene deciso proprio dallo stesso ministro della Giustizia.

La ministra però ha spiegato che la sua scelta ha un obiettivo più ampio, perché “il carcere non è solo quello in cui ci sono i mafiosi”. Adesso, dice Cartabia, “bisogna occuparsi dei bisogni degli altri detenuti, senza mai contrapporre il carcere della sicurezza al carcere della dignità”. Anzi, insiste la Guardasigilli, “il carcere che dà più dignità è un carcere più sicuro”.

Ricorda inoltre che gli ultimi due anni sono stati molto faticosi per gli agenti, più volte vittime di aggressioni, e anche per i detenuti che, a causa del Covid, hanno visto la sospensione di tutte le attività di trattamento. Di Renoldi la ministra cita il lungo curriculum, soprattutto per il ruolo svolto in Cassazione, dove il giudice si è occupato anche di criminalità organizzata, e per il lavoro fatto sulla sentenza Torreggiani e sul sovraffollamento delle carceri, quando davvero, dice Cartabia, “la situazione era esplosiva” tant’è che l’Italia fu condannata dalla Corte di Strasburgo.

La nomina passa, e a parte le richieste e i dubbi di Patuanelli, nessun altro gruppo fa delle osservazioni, neppure la Lega che pure, con la responsabile Giustizia Giulia Bongiorno, aveva parlato di una “nomina inopportuna”.

Ma non appena la notizia della nomina di Renoldi esce da palazzo Chigi, ecco che si materializzano di nuovo le forti perplessità del M5S. “Noi non vogliamo nessuna attenuazione del 41bis e abbiamo bisogno di figure che conoscano nei minimi dettagli la pericolosità e le caratteristiche dei detenuti per reati collegati all’associazione mafiosa” dice una fonte del M5S.

E ancora: “Su questo chiederemo sempre garanzie di massima attenzione. Perché la sottovalutazione della pericolosità dei detenuti per mafia e delle loro caratteristiche peculiari, completamente diverse dal resto dei detenuti, comporterebbe gravi rischi per la sicurezza di tutti gli operatori all’interno degli istituti penitenziari e per la sicurezza dell’intera collettività”.

Il M5s non “perdona” a Renoldi le sue dichiarazioni sulla politica della giustizia del primo governo Conte fatte a Firenze, in un convegno del febbraio 2019, “un mese dopo l’approvazione della legge Spazzacorrotti”, come fa notare una fonte M5S, in cui il giudice parlò di “un ritorno nel discorso pubblico del mito reazionario della certezza della pena”. A questo punto, a nomina fatta, non resterà che un confronto tra il partito di Giuseppe Conte e il nuovo capo del Dap.