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di Natalia Aspesi

La Repubblica, 10 aprile 2022

Dopo le parole del presidente sull’invasione russa dell’Ucraina e sulle sanzioni. A Mario Draghi, il mio premier di riferimento, sono venute le occhiaie, il viso si è smagrito, la voce elegantemente sexy e priva delle inflessioni dialettali di chi lo infastidisce, ha avuto il primo stridio, pronunciando la frase epocale “Preferite la pace o il condizionatore?”. Ad ogni estate i medici ci informano che il caldo uccide i vecchi, e quindi si cerca di evitarlo come si può, con un soggiorno in collina (montagna no, il cuore stanco non ambisce l’altitudine), con un ventilatore, passando il pomeriggio al supermercato o appunto col condizionatore almeno in camera da letto.

Quindi grande smarrimento tra chi vuole ovviamente la pace però vorrebbe anche il fresco. Insomma la scelta è crudelissima, anzi impossibile e nessuno di noi riesce a immaginare se stesso così egoista da mettersi ad agosto persino un golfino, mentre altrove, qualunque sia la temperatura, i vecchi come noi, ma anche i bambini e tutti gli umani (chiedo scusa se aggiungo gli animali) vengono massacrati. Immolarci per la pace, tanto noi di tempo nostro ne abbiamo ancora poco, però ne abbiamo avuto tanto?

Non facile, ma poi resta il problema che tutti non vogliono il caldo, tanto che in certi luoghi tipo grandi magazzini o ristoranti, a luglio muori di freddo. Non so a quale scopo, qualcuno ha cambiato la minaccia draghiana in “Preferite la democrazia o il condizionatore?”. In questo caso il condizionatore, temo, vincerebbe alla grande, perché a ricordare cosa era da noi la dittatura siamo rimasti in pochi, e la democrazia o non pare mai abbastanza, oppure troppa. Quindi torniamo alla pace che, per fortuna, la vogliono tutti, ma ognuno a modo suo, come ci viene costantemente illustrato dai provvisori nostri sapienti di Nato, ex Urss, Russia e persino Ucraina, di cui sino a febbraio non eravamo certi di dove fosse e ancora adesso dobbiamo riguardare la cartina per vederne i confini assediati da Russia, Bielorussia, Polonia, Slovacchia, Ungheria, Romania e Moldavia: spuntano a centinaia anche gli eruditi di Putin, Zelensky, Biden, Orbàn, di atomica, di potenze asiatiche, di petrolio, del costo della vita ecc.

Si sa che ormai, ancora prima della pandemia, ci eravamo abituati a pretendere, e a ricevere, solo notizie di disastri, stragi, femminicidi, giusto per essere sempre più incavolati e spaventati e aver materia per i social. Adesso un tripudio di nefandezze e crimini, distruzioni e fughe, i cadaveri, i bambini, le torture, gli immigrati, i peluche, le donazioni, l’ospitalità: soprattutto la propaganda, il rimbalzo delle colpe, le menzogne, l’indifferenza. Mi auguro che il volto affranto e le parole (“la nostra umanità è distrutta”) della signora Ursula von der Leyen a Bucha, davanti ai sacchi neri con i resti di gente qualsiasi che potremmo essere noi, zittiscano almeno i negazionisti che trionfano in tv. Riassumendo: c’è chi, conoscendo la Storia, vuole raggiungere la pace con la guerra, cioè inviando armi al Paese vittima affinché almeno si difenda (visto che non aggredisce il Paese nemico), e chi (buonista, putinista, idealista, furbacchione, salvinista, addirittura lepenista) chiede che sia la diplomazia, quella misteriosa entità che non aveva previsto l’invasione, non aveva saputo evitarla e non pare che adesso l’invasore voglia ascoltarla. I nostri Otelma, temo, avranno ancora spazio e tempo per le loro negromanzie televisive e social perché si comincia a dare alla parola “pace” un significato di lontananza, di fantasia, di sogno. E intanto noi prenotiamo per l’estate la pensioncina di mezza montagna dove si andava da bambini, esorcizzando un futuro di pane di carrube, quello disgustoso che però ci ha tenuto in vita nella nostra guerra mondiale. E alla fine siamo ancora qui.