di Valter Vecellio
huffingtonpost.it, 18 dicembre 2024
Peccato che Giovanni Floris, nella sua intervista a “Di Martedì”, non le abbia chiesto nulla in relazione alla situazione nelle carceri. Lei, però, poteva approfittare dell’occasione per parlarne ugualmente, viste le condizioni in cui si trovano i carcerati e il numero crescente di suicidi dall’inizio dell’anno. Ho ascoltato con tutta la possibile attenzione la sua intervista a Giovanni Floris a “Di Martedì”. Non dico che si debba condividere quello che ha fatto e cerca di fare, ma ha risposto a tutte le domande di Floris, senza eluderne nessuna, con la dovuta chiarezza. Una sola domanda non le è stata rivolta, in relazione alla situazione delle carceri e dei detenuti. Se Floris non l’ha fatta avrà avuto le sue ragioni. Lei però poteva approfittare dell’occasione per parlarne ugualmente.
Vede, caro ministro: l’altro giorno Papa Francesco ha tagliato le 88 primavere. Al pontefice venuto da quasi la fine del mondo tutti, a cominciare dalle più alte cariche dello Stato, hanno fatto pervenire messaggi di felicitazioni e riconoscimenti: credenti e non credenti riconoscono importanza e validità del suo magistero. Papa Francesco anche l’altro giorno ha ribadito quanto aveva già affermato settimane fa: il prossimo 26 dicembre, giorno di Santo Stefano, aprirà una simbolica Porta Santa al carcere romano di Rebibbia. Sempre Francesco rivolge un appello ai governanti per forme di “amnistia” e per rendere effettive possibilità di reinserimento in attività di impegno sociale” dei detenuti. Per quello che riguarda carcere e detenuti, dal Vaticano giunge ancora una volta il giusto e necessario segnale. Ancora una volta viene suggerito cosa fare, come fare, quando fare.
Segnale e suggerimento che sarebbe augurabile, auspicabile, che venissero raccolti dalla classe politica: quella che governa, quella che è all’opposizione. È urgente, necessario intervenire: anche perché, pervicacemente ignorata, la strage nelle carceri prosegue. L’ultimo suicidio nel carcere di Alessandria, un detenuto italiano, 50 anni, si è impiccato. Sale così a 87 la tragica conta dei detenuti definitivamente “evasi” dalle carceri dall’inizio dell’anno. Sono i suicidi ufficiali, perché non sappiamo quanti siano da attribuire a suicidio i morti “per cause da accertare”. A questi vanno aggiunti i 7 suicidi fra gli agenti della polizia penitenziaria. Sempre ad Alessandria un altro recluso ha tentato di darsi fuoco e non è riuscito nell’intento solo grazie all’intervento della Polizia penitenziaria.
A livello nazionale sono ormai 16mila i ristretti oltre la capienza disponibile e ben più di 18mila gli agenti mancanti. Numeri da capogiro che dovrebbero scuotere le coscienze della politica e della maggioranza di governo. Peccato, dunque, che Floris non le abbia chiesto nulla in proposito, che lei non abbia trovato il modo di dire qualcosa.
Un’ultima cosa: le hanno ricordato che la separazione delle carriere di giudici e pubblici ministeri è stata teorizzata da Licio Gelli. Giustamente lei ha replicato che una causa buona non diventa cattiva se capita che riscuota il plauso e l’approvazione di persone più che discutibili: “Se Gelli dice che Cristo è morto in croce, non perché lo dice lui la cosa non è vera”. Le vorrei suggerire un “piccolo” emendamento: per la separazione delle carriere, ma anche per la non obbligatorietà dell’azione penale e la responsabilità del magistrato in caso di colpa grave era favorevole anche Giovanni Falcone. Fatico a crederlo complice e sodale di Gelli. E se Falcone era favorevole, Gelli o non Gelli, trovo più convincenti le sue posizioni, rispetto a quelle di un’Associazione Nazionale Magistrati che si oppone all’istituzione della Giornata dedicata alle vittime della cattiva amministrazione della Giustizia.










