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di Giuliano Foschini

La Repubblica, 23 gennaio 2023

L’ex magistrato critica la stretta sulle intercettazioni proposta dal Guardasigilli: “Spuntare le armi agli investigatori dà garanzie ai criminali. Ricordo di aver letto sui giornali gli ascolti delle sue inchieste sul Mose, ora lo dimentica”.

Gianrico Carofiglio, in Italia esiste una necessità di modificare la disciplina delle intercettazioni come dice il ministro della Giustizia, Carlo Nordio?

“No. Purtroppo siamo in presenza di una pericolosa operazione di propaganda che mira di allontanare il dibattito dalla verità e che rischia di generare impunità per gravi reati senza in alcun modo aumentare le garanzie per i cittadini. Come stanno cercando di spiegare i magistrati le norme e le garanzie ci sono già. Mi faccia sintetizzare la procedura: sono necessari in primo luogo i gravi indizi di reato e l’assoluta indispensabilità dell’intercettazione per il proseguimento delle indagini. Ripeto: assoluta indispensabilità per le indagini. Il pubblico ministero formula una richiesta, il giudice controlla che i presupposti vi siano - e in tanti casi che non vengono fuori, il controllo è sfavorevole e l’intercettazione non viene concessa - e autorizza con provvedimento motivato per un tempo limitato”.

Il rischio è che si registrino conversazioni non pertinenti con le indagini...

“ Le intercettazioni che non riguardano le indagini devono, e sottolineo devono, essere distrutte. Forse al ministro, in pensione come magistrato dal 2017, sfugge che da due anni esiste una norma che impone di inserire nel fascicolo soltanto le conversazioni che il pm e un giudice, ripeto un giudice, ritengono rilevanti ai fini dell’inchiesta. Al di fuori di questa disciplina, giustamente tassativa e rigorosa, non è possibile fare alcun uso di eventuali captazioni. Sulla indispensabilità investigativa dello strumento penso non ci sia nemmeno da discutere, anche se il ministro si è lasciato andare a dichiarazioni alquanto originali sul punto, in Parlamento. Cose tipo: i mafiosi non parlano a telefono e roba del genere. Sfortunato, perché l’ha detto mentre veniva preso il più importante latitante italiano e uno dei più importanti del mondo con il fondamentale apporto delle intercettazioni”.

Le intercettazioni per mafia e terrorismo non verranno toccate...

“Altra cosa bizzarra. Nel migliore dei casi dipende da incompetenza investigativa. Chiunque abbia un minimo di dimestichezza con tali questioni sa che le indagini di criminalità organizzata nascono spesso da inchieste partite per altri reati, primo tra tutti la corruzione, ma anche quelli fiscali”.

Dicono che in Italia si intercetta sempre di più...

“Non è vero: il numero scende costantemente ormai da anni. Limitare dunque oggi, in maniera indiscriminata e propagandistica, l’uso delle intercettazioni non aggiunge alcuna garanzia per i cittadini. Mi verrebbe da dire che invece offre qualche garanzia in più ai criminali, spuntando le armi agli investigatori”.

Secondo il ministro la norma punta a evitare la pubblicazione delle conversazioni non rilevanti...

“Un’esigenza sacrosanta. Già ampiamente tutelata dalla legge in vigore, come il ministro pare dimenticarsi o non sapere. Guardiamo le cose da vicino, sottraendoci alle suggestioni della propaganda. Sui giornali negli ultimi anni (da quando cioè è in vigore la riforma) abbiamo letto conversazioni che avrebbero dovuto essere distrutte, secondo la decisione del pm e del giudice? E che invece qualcuno passa ai media? La risposta è: no. Salvo un paio di casi - e per questi casi occorre capire cosa è successo, individuare e sanzionare i responsabili - tutte le conversazioni che sono state pubblicate erano regolarmente inserite nel fascicolo.

Significa, ripeto, che avevano superato un controllo di legittimità e soprattutto che erano già state messe a disposizione degli indagati e degli avvocati. Detto questo, mi pare di ricordare, il ministro Nordio, quando era magistrato non aveva, come dire, un’opinione così negativa sullo strumento delle intercettazioni. Le ha usate moltissimo e mi sembra di aver letto proprio su Repubblica che nel procedimento sul Mose, di cui era coordinatore in qualità di procuratore aggiunto, siano state disposte più di 300mila ore di ascolti. Tantissime di quelle intercettazioni sono finite sui giornali. L’allora Pm oggi ministro ha qualcosa da dire sul punto? E l’opposizione che - M5S a parte - sembra piuttosto taciturna sull’argomento?”.