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di Paolo Conti


Corriere della Sera, 10 aprile 2021

 

Riflessioni dello scrittore sul tema della responsabilità civica. Esce il 10 aprile, e resta disponibile per un mese, il volume "Della gentilezza e del coraggio" dell'ex magistrato. Che cos'è veramente la gentilezza, e che cosa davvero è il coraggio? E perché queste due qualità/virtù sono così strettamente connesse tra loro, e appaiono indispensabili per diventare un cittadino veramente consapevole, dunque libero? In estrema sintesi è l'itinerario proposto da Gianrico Carofiglio in Della gentilezza e del coraggio. Breviario di politica e di altre cose, dal 10 aprile in edicola con il "Corriere della Sera" per un mese a 9,90 euro più il prezzo del quotidiano. Sarebbe sbagliato pensare che le due creature carofigliane, così amate dal suo pubblico (ovvero l'avvocato Guido Guerrieri e il maresciallo Pietro Fenoglio) siano completamente sparite di scena. Certo qui loro non ci sono: mancano omicidi e casi da risolvere.

Siamo esplicitamente di fronte a un "breviario": ma resta il metodo investigativo, stavolta applicato alla scoperta dell'etica e alla sua negazione, dunque il piacere di capovolgere l'ovvio e i luoghi comuni come avviene in un'inchiesta dei tanti best-seller di Carofiglio. L'autore qui intende indicare "un sommario di suggerimenti" per la pratica della politica e del potere ma soprattutto "per la critica e la sorveglianza sul potere": cioè la dignità di cittadini adeguatamente strutturati per capire, saper convivere, criticare, rispettare, scegliere e rifiutare. Ma sempre liberamente.

Tre temi, indicati in incipit: la gentilezza "come metodo per affrontare e risolvere i conflitti e strumento chiave per produrre senso nelle relazioni umane", il coraggio "come essenziale virtù civile e veicolo del cambiamento". E poi la capacità di "porre e di porsi domande - la capacità di dubitare, insomma - come nucleo del pensiero critico e dunque della cittadinanza attiva". Una capacità che distingue "i cittadini consapevoli dai sudditi". Una facoltà che implica, guarda un po', "gentilezza e coraggio".

Dunque, la gentilezza. Primo equivoco sgomberato da Carofiglio: "La pratica della gentilezza non significa sottrarsi al conflitto. Al contrario, significa accettarlo, ricondurlo a regole, renderlo un mezzo di possibile progresso e non un evento di distruzione". Se i fascismi e i populismi "vivono dell'elementare, micidiale logica che divide il mondo in amici e nemici", l'uomo civile "non rifiuta il conflitto. Lo accetta, invece, come parte inevitabile e proficua della complessità e della convivenza". L'autore propone un parallelo, guardando verso Oriente, tra i samurai giapponesi (il leggendario maestro Miyamoto Musashi) interamente concentrati sull'obiettivo di uccidere il nemico, e la modernità del karate, con una frase del suo fondatore Gichin Funakoshi: "Sconfiggere il nemico senza combattere è l'abilità suprema".

Si arriva così alla differenza tra i bravi comunicatori e i manipolatori (qui Carofiglio analizza a lungo il "metodo Trump"), all'identikit del "politico ideale" pronto a mettere da parte il proprio ego per "non farne, mai, un fatto personale", alla dote della metacognizione, ovvero "la capacità di uscire da sé stessi" e di osservare criticamente cosa si fa, cosa si dice, cosa si pensa. E se gli incompetenti "sono inconsapevoli, ignoranti, della propria ignoranza" invece i competenti "sono consapevoli della propria ignoranza". Naturalmente si arriva al linguaggio violento, sempre più frequente, figlio delle semplificazioni e dell'ignoranza.

Il contrario di tutto questo è "l'arte del dubitare domandando", cioè "lo strumento fondamentale del pensiero critico e civile per contrastare tutte le forme e le pratiche di esercizio opaco, quando non deliberatamente occulto, del potere". Un esercizio del singolo che, collettivizzato, riguarda la democrazia: "La qualità della vita democratica dipende dal numero, dal tenore, dall'efficacia delle domande che interpellano l'esercizio del potere e lo sottopongono a scrutini inattesi".

Ed eccoci al coraggio e alla paura. Carofiglio mette da parte banali schematizzazioni: il coraggio non è più l'opposto di paura e viceversa ma "la paura è la premessa del coraggio" perché "non esiste coraggio se non come risultato di una reazione, di un'elaborazione della paura e della sua trasformazione in capacità di agire". Dunque il coraggio è "il buon uso della paura", è "reazione attiva ai pericoli individuali e collettivi". Sorprendente anche l'elogio dell'errore (così come c'è un elogio dell'ironia e dell'autoironia) una sorta di appendice alla gentilezza e al coraggio.

Ecco il racconto di Michael Jordan, la leggenda del basket: "Nella mia vita ho sbagliato più di novemila tiri. Ho perso trecento partite. Per trentasei volte i miei compagni si sono affidati a me per il canestro decisivo e io l'ho sbagliato. Ho fallito tante e tante volte nella mia vita. Ed è per questo che alla fine ho vinto tutto". Qui il cerchio del ragionamento proposto da Carofiglio si chiude: "Convivere con l'errore e l'incertezza implica coraggio; implica un approccio cauto (il coraggio è cauto, la temerarietà e imprudente), e dunque gentile, al tentativo di trasformare il mondo e di dargli senso".

Certo, nelle pagine ci sono moltissimi agganci all'attualità (oltre a Donald Trump compaiono Matteo Salvini, Giorgia Meloni, Alessandro Meluzzi, e si potrebbe continuare). Ma nel libro conta veramente l'idea centrale: "Gentilezza insieme a coraggio (in realtà le due caratteristiche, correttamente intese, sono inscindibili) significa prendersi la responsabilità delle proprie azioni e del proprio essere nel mondo. In modo ancora più sintetico: accettare la responsabilità di essere umani".

Il volume - È in edicola dal 9 aprile con il "Corriere" il volume di Gianrico Carofiglio, Della gentilezza e del coraggio. Breviario di politica e altre cose (è uscito nel 2020 per Feltrinelli) a euro 9,90 oltre al prezzo del quotidiano; resta in edicola per un mese. È l'ultimo titolo della collana dedicata all'autore dal "Corriere" nel 2020 Carofiglio (Bari, 1961) è autore di racconti, romanzi, saggi. Ex magistrato, è stato senatore del Pd dal 2008 al 2013. Nel 2020 è stato finalista allo Strega con La misura del tempo (Einaudi Stile libero).