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di Giuliano Foschini

La Repubblica, 9 novembre 2025

Lo scrittore ed ex magistrato: “Questa legge è come un’infiltrazione di umidità: rende la casa sempre più insalubre e meno abitabile”. “È il risultato di una pericolosa mistura di incompetenza, inconsapevolezza e malafede. Hanno costruito un apparato che, a prescindere dal giudizio politico, danneggerà il funzionamento concreto della giustizia. Non renderà i processi più rapidi né più giusti, ma più confusi e meno indipendenti. Insomma: più capaci di generare ingiustizia. È una riforma sbagliata non perché non ci piace, ma perché è fatta male. Malissimo. Tutto è concepito in bilico fra dilettantismo e mediocre demagogia”.

 Può fare un esempio?

“Ce ne sarebbero molti, ma prendiamo un punto di cui si parla poco: l’istituzione dell’Alta Corte per la responsabilità disciplinare dei magistrati. È l’aspetto più rivelatore - e al tempo stesso più nascosto - dell’intero impianto normativo”.

 In che senso?

“Il pilastro ideologico della riforma è la presunta necessità di garantire giudizi imparziali. Poco importa se, come mostrano le statistiche, questi giudizi sono già imparziali. Ma vediamo come la riforma si smentisce da sola. Oggi è il Csm, attraverso la sua sezione disciplinare, a giudicare i comportamenti scorretti dei magistrati. Contro le sue decisioni è possibile fare ricorso davanti alle Sezioni Unite della Cassazione, cioè davanti a un giudice terzo. Con la riforma, invece, il magistrato verrebbe giudicato da una nuova, bizzarra Alta Corte di giustizia disciplinare ad alto tasso di politicizzazione. L’aspetto più preoccupante è che e i ricorsi contro le sue decisioni verrebbero decisi dallo stesso organo. In parole povere: chi giudica i magistrati in primo grado, lo giudica anche in secondo. In una riforma che si proclama ispirata dall’imparzialità, è una contraddizione clamorosa. Se non fosse un colpo diretto all’indipendenza dei giudici, sarebbe ridicolo”.

 C’è davvero un rischio per la democrazia?

“Bisogna evitare toni apocalittici, ai quali è facile replicare: “Ma quale pericolo per la democrazia?”. Questa riforma non è una bomba che farà saltare in aria il sistema costituzionale il giorno in cui venisse approvata, cosa che mi auguro non accada. È qualcosa di più subdolo: un virus che rischia di indebolire lentamente e inesorabilmente il sistema immunitario della democrazia. O, se preferisce un’altra immagine, è come una grave infiltrazione di umidità che rende la casa ogni giorno più insalubre, meno abitabile. È ciò che è accaduto in Polonia e in Ungheria, poi duramente sanzionato dall’Unione Europea. Il rischio è che la democrazia costituzionale in un ibrido malsano in cui salta il controllo di legalità e il cittadino resta senza protezione”.

 Il suo nuovo libro, “Con parole precise”, lo definisce un “manuale di autodifesa civile”. Come dovrebbero parlare oggi i magistrati?

“Bisogna dire la verità in modo chiaro, in modo che tutti possano capirla. Non è facile, certo, in un territorio devastato dalla peggiore propaganda. Ma usare parole precise, consapevoli della responsabilità di una lingua della chiarezza e della democrazia è un tema centrale dell’etica civile”.

 Un consiglio?

“Non troppi, pubblicamente… (sorride). Nella discussione pubblica, ripeto, è fondamentale esprimersi in modo leggibile, comprensibile. Karl Rove, stratega della destra americana ai tempi di Bush, diceva: “Non è importante quello che dici, ma quello che sentono”. Vale per tutto: per le manipolazioni come per le cose serie. È come l’albero nella foresta deserta: fa rumore se non c’è nessuno ad ascoltarlo? Se quello che dici, anche se giustissimo, non è percepibile perché è detto male o in modo autoreferenziale, è come se non lo avessi detto”.

 Dunque, come spiegarla ai cittadini?

“Bisogna dire con chiarezza che non ci sarà un solo processo che durerà un giorno di meno. Il guadagno per il cittadino sarà zero spaccato. Spiegare che questa riforma è un’illusione ottica, una truffa sostanziale: dice una cosa, ma ne fa un’altra. Il caso dell’Alta Corte è emblematico: da un lato proclama la separazione, dall’altro la nega nei fatti. Dobbiamo usare parole come equilibrio, garanzia, libertà dei cittadini, Costituzione come patto, controllo del potere, responsabilità. E dire che questa riforma non migliora la giustizia - che pure ne avrebbe un bisogno enorme”.

 Lo pensano in tantissimi...

“La giustizia è malata e questa malattia andrebbe affrontata con serietà e onestà istituzionale, con soluzioni strategiche, moderne, non con aggressioni demagogiche e vendicative. Questa riforma non risolve alcun problema, al contrario ne crea di nuovi e gravi. Se venisse approvata, avremmo giudici e pubblici ministeri intimiditi e un sistema costituzionale sbilanciato a favore della peggiore politica. Molti processi non verrebbero più fatti, e per i cittadini sarebbe più difficile, ogni giorno, difendersi dalle prepotenze del potere”.