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La Stampa, 23 settembre 2020


"Mare Fuori", una produzione sul disagio giovanile. Carolina Crescentini per la prima volta impegnata in una novità assoluta, un prison drama che scava nella pelle dei giovani e in quella di quanti si trovano a dover comunicare con loro, per educarli, correggerli, salvarli.

"Un istituto di pena minorile si spera essere un luogo di passaggio e di trasformazione verso una vita all'opposto. Il cambiamento deve essere soprattutto emotivo, plasmato anche dalla necessità di vivere lì dentro. Quando si è adolescenti, il confine fra bene e male è spesso labile, un filo sottile sul quale si vuole camminare per mettersi alla prova e per soddisfare i propri desideri senza paura o almeno senza mostrare di averla. Raccontare la loro quotidianità, andare oltre le sbarre.

A volte per loro che vengono da famiglie "di sistema" si tratta quasi di un percorso obbligato. Ma ci sono pure coloro che, per leggerezza, hanno fatto un errore inaspettato. Sono luoghi, gli istituti di pena, che la società tende a dimenticare. Noi non voltiamo lo sguardo".

Prodotta da Rai Fiction e da Picomedia, la serie in sei puntate diretta da Carmine Elia, Mare Fuori va in onda da stasera su Rai 2 e vede appunto Carolina Crescentini nei panni della direttrice del carcere, rigida, donna di protocollo, per lei esistono solo responsabilità, regole e rapporto causa- conseguenze. Ha la necessità di far capire ai reclusi che anche una leggerezza è una colpa e come tale viene trattata.

Ma quando poi entra in campo il cuore e con dei ragazzi è impossibile tenerlo fuori, tutto cambia. Con lei Carmine Recano, una guardia carceraria che non si rassegna al destino, all'apparenza segnato dei giovani detenuti e invece tenta di cambiare la loro condizione. Perché anche lui viene dalla strada.

Racconta Crescentini: "Abbiamo incontrato i ragazzi di Nisida (il carcere minorile di Napoli) e abbiamo parlato con loro. Si sono aperti, come gli operatori e gli agenti penitenziari. Anche il direttore della struttura, che lavora in condizioni disagiate, cerca di dare ai ragazzi la consapevolezza di non essere soli". Per rispondere a una precisa struttura narrativa si indulge anche sul melò, ritenuto una vitamina necessaria a che una produzione non risulti esangue.

E il Mare Fuori del titolo a che si riferisce? "Il mare fuori - dice Crescentini - è il bosco delle favole che bisogna attraversare per crescere. Il mare fuori è anche quello che si vede oltre le sbarre". Per quanto riguarda i giovanissimi attori sono stati scelti ragazzi che vengono da un tessuto sociale complicato.

Spiega il regista Carmine Elia: "La produzione ha attinto all'esperienza di Don Antonio, parroco della Sanità a Napoli, che è riuscito a creare una cooperativa fortissima che si occupa di arte, un'orchestra, Sanità Ensemble, attori, registi. Un sacerdote manager che ha saputo bonificare il quartiere". Per il direttore di Rai 2 Ludovico De Meo questa serie si inserisce nel lavoro della rete che vuole recuperare nel racconto il pubblico dei giovani".