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di Marina Della Croce

Il Manifesto, 17 settembre 2025

Il voto entro domani, poi l’ultimo passaggio in Senato. Ultimi fuochi alla Camera, prima dell’inevitabile via libera alla riforma della giustizia voluta dal governo, con la separazione delle carriere. Le opposizioni hanno messo in campo tutti gli strumenti possibili, comprese le dichiarazioni di voto in massa nella serata di ieri, per tentare di rallentare il percorso della riforma costituzionale. Con il secondo sì della Camera, che dovrebbe arrivare entro domani, la riforma è alla terza lettura: manca solo l’ultimo sì del Senato, che potrà arrivare dopo il 22 ottobre, tre mesi dopo il primo voto dell’aula di palazzo Madama, come prevede l’articolo 138 della Costituzione. Le destre puntano a chiudere la partita entro fine anno: la giustizia è l’unica riforma costituzionale che Meloni e soci possono approvare entro il 2027, visto che il premierato non ha chance di arrivare in porto visto che è fermo alla Camera dopo il primo sì del Senato a giugno 2024.

Ieri il testo ha ricevuto il via libera della commissione Affari Costituzionali di Montecitorio, che ha approvato il mandato ai relatori. “La nostra battaglia continuerà dentro e fuori il Parlamento contro questo attacco ai principi della Costituzione e alla separazione dei poteri”, ha detto uscendo dalla commissione la capogruppo Pd Chiara Braga Le destre hanno votato a favore, Pd, Avs e M5S contro, mentre i centristi di Italia Viva, + Europa e Azione non hanno partecipato al voto.

In Aula è iniziata la discussione generale nel pomeriggio. Maggioranza e opposizione hanno ripetuto le loro ragioni, con un copione abbastanza prevedibile. Qualche scintilla quando il deputato dei 5S Federico Cafiero De Raho (ex procuratore nazionale antimafia) ha ricordato che la separazione delle carriere “era il progetto della P2 di Licio Gelli”. “Gelli pensava che fosse il metodo per indebolire e rendere condizionabile la magistratura. Ai tempi della costituente non fu approvata proprio perché uno stato liberale si fonda sulla tripartizione dei poteri. E non si volle indebolire l’ordine giudiziario, rendere la magistratura succube della politica”, ha detto De Raho. “Noi vogliamo che i magistrati continuino a fare il proprio dovere senza guardare in faccia a nessuno”.

Igor Iezzi, della Lega, ha aperto il fuoco: “Autonomia e indipendenza della magistratura è togliere le toghe dalle grinfie del Pd”. E ha attaccato anche De Raho a proposito della sua nomina alla guida dell’antimafia e di inesistenti dossieraggi “contro i partiti avversari”. Il deputato 5S ha reagito con una querela: “Iezzi mi ha calunniato e diffamato in modo vergognoso, la sua è violenza verbale”. Filiberto Zaratti, di Avs, ha replicato alla destra che citava l’ex giudice Luca Palamara a proposito delle vicende correntizie delle toghe. “In quest’aula non bisogna citare Palamara, ma i magistrati assassinati” e ha elencato molti nomi di vittime di mafia e terrorismo. E ha aggiunto: “La destra intende sferzare il primo grande attacco alla Costituzione: la creazione di due corpi di magistratura separati, con due Csm governati da persone scelte per sorteggio, è un modo per rompere l’unitarietà della funzione giurisdizionale e creare le premesse per un pm più legato alle logiche del governo che a quelle del diritto”.

Il dem Federico Gianassi ha parlato di una “riforma pericolosa che si accanisce sull’autonomia e l’indipendenza della magistratura”. “Tra la Costituzione scritta da Calamandrei e la proposta di Nordio e Delmastro non abbiamo dubbi: difendiamo la Costituzione italiana”. E se la destra ha citato alcune passate proposte Pd che prevedevano la separazione delle carriere, Federico Fornaro ha replicato: “Si trattava della mozione congressuale di Maurizio Martina, che non ha vinto il congresso e dunque non è passata. Noi a differenza di altri i congressi li facciamo per davvero”.

Ormai gli occhi di tutti i partiti, più che sulle aule parlamentari, sono puntati sul referendum, che potrebbe tenersi già nella primavera 2026. La destra ostenta sicurezza: “Siamo pronti, senza alcun imbarazzo andremo strada per strada”, dice Iezzi. Così anche Forza Italia. Per le opposizioni è l’occasione per assestare un colpo alla maggioranza. Ma il tema è assai scivoloso e il risultato non scontato.