di Gabriella Cerami
La Repubblica, 13 luglio 2024
Le prossime tappe del governo dopo l’abolizione dell’abuso ufficio. Nordio pressato da Forza Italia chiede una corsia preferenziale per gli ascolti. È un piano che dopo l’abolizione del reato di abuso d’ufficio prevede, tappa dopo tappa, di smantellare la giustizia così come si è articolata in questi decenni in Italia. È una missione, quella del centrodestra, di tipo politico, ovvio. Ma è anche di natura personale. Tanto che il ministro Carlo Nordio, scomodando addirittura un cantico del Vangelo, non fa che ripetere: “Quando avrò portato a termine le riforme dirò alla presidente Meloni “Nunc dimittis servum tuum, Domine”. Che tradotto significa: “Ora lascia andare il tuo servo, Signore”.
Insomma, richiami biblici alquanto sproporzionati riferiti a quella sfilza di provvedimenti in discussione fra Camera e Senato, e altri ancora in fase di studio, che vanno dalla separazione delle carriere per i magistrati al decreto sulle carceri, che non alleggerisce il sovraffollamento. Fino al testo annunciato dal ministro su una nuova stretta, l’ennesima, all’utilizzo delle intercettazioni e su cui si vuole accelerare.
La riforma, che porta il nome del guardasigilli Nordio, è il provvedimento ostentato più degli altri. La maggioranza va di fretta, sono in corso le audizioni in commissione e arriverà nell’Aula della Camera in autunno. La madre di tutte le battaglie, cambia l’assetto della Carta separando la carriera dei magistrati giudicanti da quella dei magistrati requirenti, chiamati a fare le indagini. È una bandierina cara a Forza Italia: giudici e pm, come sempre evocato da Silvio Berlusconi, avranno due vite professionali distinte e mai intercambiabili. Di conseguenza il disegno di legge costituzionale prevede anche un’altra modifica sostanziale. L’attuale Consiglio superiore della magistratura, che esiste dal 1956, diventa doppio: uno per i giudici e l’altro per i pm.
Uno scenario che agita le toghe, che vedono minata la loro indipendenza: “Cosa sarà il pubblico ministero del domani? La nostra preoccupazione è che sarà un organo che, progressivamente, sarà attratto nella sfera di influenza del potere esecutivo”. È il giudizio del presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Giuseppe Santalucia, che non ha escluso di dare un segnale forte, anche con uno sciopero, se dovesse essere necessario. In questo clima di alta tensione tra politica e magistratura, in ballo ci sono anche i test psico-attitudinali per l’accesso alla professione di magistrato a partire dal 2026.
Di questa offensiva sulla giustizia fanno parte anche le intercettazioni. E come se non bastasse, non appena è stata approvata la legge sull’abolizione dell’abuso d’ufficio, che contiene anche una norma che vieta di trascrivere le conversazioni e i dati relativi a soggetti non coinvolti dalle indagini, ecco che il ministro Nordio ha annunciato un nuovo provvedimento “organico”, in fase di studio, per limitare ancora di più l’utilizzo delle registrazioni, fondamentale strumento di ricerca delle prove. In maggioranza ci sono visioni diverse che si stanno già scontrando. Forza Italia ha presentato una proposta di legge, a firma Zanettin già discussa in commissione, che pone un limite di 45 giorni alla proroga delle intercettazioni, eccetto per i casi di mafia e terrorismo. Un tetto considerato “draconiano” dal sottosegretario alla Giustizia, in quota Fratelli d’Italia, Andrea Delmastro. Il ministro Nordio vuole quanto prima contrapporre una sua riforma.
Anche la questione carceri impatta sulla maggioranza. Il testo, che sarebbe dovuto essere davvero rivoluzionario per far fronte all’emergenza del sovraffollamento, di rivoluzionario invece non ha nulla. Il decreto approvato dal governo e adesso all’esame del Senato, prevede un percorso più rapido e chiaro per chiedere le misure alternative ma lo sconto di pena per buona condotta resta di 45 giorni ogni sei mesi. Così Italia Viva ha già presentato una proposta di modifica affinché i giorni di liberazione anticipata passino da 45 a sessanta o anche a 75 ogni sei mesi. Gli azzurri, che nei giorni scorsi hanno aperto all’idea di Roberto Giachetti, stanno valutando come comportarsi. Mentre la Lega è pronta a smantellare i percorsi di giustizia riparativa. E poi aleggia ancora lo spettro della riforma della prescrizione, già approvata alla Camera e ferma da mesi al Senato. Un altro tassello che ha sempre per obiettivo quello di ribaltare la giustizia, esercizio muscolare di questo governo.










