di Simona Musco
Il Dubbio, 3 luglio 2024
FdI e Lega vogliono che a lavorare sulla riforma siano le Commissioni riunite, ma il confronto con il presidente della Affari costituzionali Pagano è ancora aperto. “Riflessioni in corso”. I giochi sull’iter che seguirà la discussione sulla separazione delle carriere sono ancora aperti. Sul piatto due diverse opzioni: un’analisi congiunta delle Commissioni Giustizia e Affari costituzionali della Camera o il lavoro di solo quest’ultima, con un turn over di deputati che arriveranno direttamente dalla Commissione Giustizia per dare il proprio contributo. Quest’ultima opzione è quella offerta da Nazario Pagano, l’azzurro presidente della Commissione Affari costituzionali, convinto che abbinando le due commissioni il rischio sarebbe quello di dilatare troppo i tempi, aumentando il numero dei votanti.
Meglio, dunque, optare per sostituzioni ad hoc, mirate alla trattazione di uno specifico provvedimento, che ciascun gruppo può operare tra i propri deputati schierati nelle diverse commissioni. La soluzione, però, non convince tutti i partiti di maggioranza. A partire da quello della premier Giorgia Meloni, più propenso ad affrontare la questione unendo le forze. La Lega, dal canto suo, aveva già manifestato apertamente la propria preferenza per un ragionamento allargato alle due Commissioni, come chiarito dalla capogruppo Giustizia del Carroccio Ingrid Bisa. E il coro è ingrossato dall’energica voce di Enrico Costa, il più agguerrito nell’indicare come unica strada possibile quella delle Commissioni riunite. Anche perché la riforma della separazione delle carriere, che già era stata avviata con le proposte di matrice parlamentare, è tornata al punto di partenza solo per la decisione del governo di scriverla personalmente, annullando tutto il lavoro che era stato fatto dalle Commissioni. “Pagano è persona che stimo ed è giusto che tema i ritardi - aveva infatti commentato Costa -. Vogliamo parlare dei ritardi prodotti finora sul tema, con sole 14 sedute in 18 mesi dedicate alla separazione delle carriere? Si è interrotta la discussione sulle proposte in esame, perché il governo non voleva che si andasse avanti. Se ritardi ci sono stati si sono generati tutti quando la commissione Giustizia non toccava palla”.
La questione sarà affrontata nel corso della riunione dell’Ufficio di presidenza integrato dai rappresentanti dei gruppi, che era stato convocato per ieri. Ma mentre scriviamo, sono ancora in corso i lavori sul ddl in materia di sicurezza pubblica, di tutela del personale in servizio, nonché di vittime dell’usura e di ordinamento penitenziario, che hanno dilatato i tempi di discussione. La decisione è ancora tutta da prendere, dunque, mentre i rappresentanti dei partiti rimangono cauti nell’esternare apertamente la propria posizione.
Work in progress, mentre all’ordine del giorno c’è anche da ragionare su come far convivere la trattazione di due provvedimenti bandiera di questo governo: oltre alla separazione delle carriere, infatti, la Commissione Affari costituzionali della Camera dovrà affrontare anche un altro ddl costituzionale, quello sul premierato. Secondo le previsioni, ci sarà una “staffetta” tra i due provvedimenti, con due settimane al mese dedicate a entrambi i ddl. Una formula, secondo il presidente Pagano, “adeguata per consentire a entrambe le riforme il necessario approfondimento e per portarle in Aula in tempi ragionevoli”.
Il vero tasto dolente rimane, dunque, la separazione. “Non si riduca la questione ad un profilo personalistico”, aveva spiegato Costa al Dubbio, “il punto non è consentire ad uno o più deputati di andare in commissione, ma di fare in modo che la commissione Giustizia sia protagonista su un provvedimento che riguarda appunto il sistema giustizia”. Sebbene si tratti di una riforma costituzionale, infatti, il tema riguarda principalmente il mondo della giustizia. E saranno diversi gli esperti di tale settore - tra magistrati, docenti di diritto ed esponenti dell’Anm - che verranno ascoltati. “Il presidente Pagano propone la sostituzione? - aveva aggiunto Costa - Non risolve il tema, e oltretutto comporta delle conseguenze. Primo: significa che per inserire un membro della seconda commissione nella prima, quest’ultima deve fare a meno di un proprio commissario, che deve rinunciare. Secondo: se vengono convocate contemporaneamente entrambe le commissioni, Giustizia e Affari costituzionali, per quale si opta? Diventerebbe un gioco di incroci difficilissimo. E comunque l’aspetto più importante rimane un altro: non si vuole capire che questa è una materia che ha risvolti sia sul piano costituzionale che in materia di giustizia. Non si può tralasciare una commissione dalla valutazione del provvedimento. Inoltre non mi pare che altri provvedimenti, come decreti o disegni di legge sicurezza, siano stati rallentati dalla gestione congiunta delle commissioni. Se poi c’è una questione di primogenitura, allora ce lo si dica chiaramente. Però, torno a ripetere: la questione è di buon senso. La commissione Giustizia, con le sue attribuzioni, con il suo lavoro, non si può pretermettere: il tema non riguarda la composizione delle persone ma le attribuzioni e le funzioni della stessa. Da un lavoro di integrazione delle due verrebbe fuori un buon testo”.
Il problema non si porrà al Senato, dove l’omologo di Pagano, Alberto Balboni, di Fratelli d’Italia, ha dato per scontato il lavoro delle due Commissioni riunite. Un ragionamento condiviso da quella che sarà l’altra presidente coinvolta, la leghista Giulia Bongiorno, alla guida della Commissione giustizia di Palazzo Madama.










