di Giacomo Salvini
Il Fatto Quotidiano, 30 luglio 2025
I dubbi sull’esito incerto del referendum: “Vinciamo? Ci affidiamo ai cittadini”. E cambia versione sulla lettera Anm. Alla fine del 2024, parlando alla Camera coi colleghi di maggioranza, non aveva dubbi: il referendum sulla separazione delle carriere andrà bene, perché “ai magistrati non crede nessuno, la loro credibilità è al 30%”. Oggi il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha cambiato idea. Il referendum sulla Giustizia si avvicina e il guardasigilli inizia a mostrare i primi dubbi a chi gli chiede se c’è la convinzione di vincere: “No, i sondaggi dell’Anm dicono una cosa, il sondaggio di Swg un’altra “Ci affidiamo ai cittadini”, spiega all’ora di pranzo ad alcuni cronisti tra cui quello del Fatto alla buvette della Camera.
Il caso vuole che qualche ora dopo, nel pomeriggio, Fratelli d’Italia mostri un’opinione diversa pubblicando sui social un sondaggio di Affaritaliani.it secondo cui i “sì” alla riforma sarebbero al 62,1%. Dietro la card la faccia del Guardasigilli. Le parole di Nordio mettono in evidenza, per la prima volta, i dubbi del ministro sul successo al referendum costituzionale sulla separazione delle carriere. Nonostante questo, i tempi della riforma saranno “rispettati”: “Alla Camera e al Senato la riforma sarà approvata prima dell’autunno e poi si va al referendum”, continua il ministro della Giustizia sicuro di sé e dell’iter parlamentare della riforma.
In maggioranza, temendo un risultato negativo che possa coinvolgere il governo e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, si inizia a parlare di slittamento del referendum a dopo le elezioni politiche come avverrà sul premierato. Ma per Nordio non andrà così: “Il referendum non slitta, non slitta”, assicura. Insomma, si farà nella prima metà del 2026 e non dopo le elezioni come per la riforma del premierato. Prima di salutare i cronisti, però, il ministro della Giustizia si sofferma anche sulle polemiche che riguardano la sua firma del 1994 all’appello dell’Associazione Nazionale Magistrati (Anm) contro la separazione delle carriere.
Lettera citata dalle opposizioni in aula e pubblicata sui profili social proprio dell’Anm a voler dimostrare il voltafaccia del ministro, allora pubblico ministero a Venezia. Nei giorni scorsi, Nordio si è difeso dicendo di aver cambiato idea dopo il suicidio di un suo indagato, il segretario amministrativo della Dc Gino Mazzolaio arrestato nell’aprile del 1993 nell’ambito di un’inchiesta dell’allora pm veneziano sugli appalti della Sanità in Veneto. Ma i tempi non tornano: quest’ultimo si tolse la vita nel 1993, un anno prima della firma sull’appello, che risale al 3 maggio 1994. Ora Nordio cambia versione ancora una volta: prima dice che “la firma era stata posta prima (nel 1992, ndr) e la lettera è stata pubblicata dopo”, spiega alla buvette di Montecitorio. Poi però ammette: “Se vogliamo fermarci a queste cose vuol dire proprio che non hanno argomenti - continua Nordio - avete visto l’articolo che ho scritto sul Messaggero tre giorni fa? C’è il diritto di cambiare idea e io l’ho cambiata 30 anni fa, non da poco. Se non hanno altri argomenti vuol dire che sono proprio alla frutta e io sono contento”.
Poi Nordio spiega che la prima pubblicazione contro la separazione delle carriere “l’ho fatta nel 1995: sono stato chiamato dai probiviri dell’Anm per rendere conto delle mie idee e li ho mandati al diavolo”. Ad ogni modo, conclude il Guardasigilli, i rapporti con l’Anm oggi sono “sospesi”. Niente da dire invece sul caso Almasri: a stretto giro dovrebbe arrivare la decisione del Tribunale dei ministri che chiederà l’archiviazione o l’autorizzazione a procedere nei confronti della premier Meloni e dei ministri Matteo Piantedosi, Nordio e del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano.
Se dal punto di vista giudiziario, i ministri non rischiano niente perché la maggioranza respingerebbe la richiesta, il governo teme la pubblicazione degli atti. Ma Nordio dice che non ci sono novità: “non so assolutamente nulla”, conclude prima di andare in aula a votare (scheda bianca) per il nuovo componente del Csm.











