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di Luca Liverani


Avvenire, 27 giugno 2021

 

È la prima volta di un ministro della Giustizia a Ventotene. Marta Cartabia arriva in elicottero in questa isola pontina, tanto piccola quanto carica di storia antica e moderna, culla del pensiero europeista di Altero Spinelli, Rossi e Colorni.

E lo fa per annunciare l'istituzione di un Centro di ricerca su diritto penitenziario e Costituzione, voluto dall'ateneo di Roma Tre, con sede d'onore proprio a Ventotene. Un'iniziativa che trova spazio nel grande progetto di recupero e rilancio del carcere borbonico di Santo Stefano, isolotto prospiciente Ventotene, avviato da due anni con la nomina di un Commissario straordinario di governo, Silvia Costa, alla guida della complessa opera di recupero del penitenziario, che nel 2025 diventerà il "Campus d'Europa". Diritto penitenziario e Costituzione, dunque.

E dove, se non tra Santo Stefano - sede del carcere di patrioti e antifascisti - e Ventotene - colonia confinale per Pertini, Scoccimarra, Terracini e per gli autori del Manifesto di Ventotene? Faro della ricerca su carcere e Costituzione sarà l'esperienza di Eugenio Perucatti, uomo di grande fede e direttore illuminato proprio del carcere di Santo Stefano tra gli anni 50 e 60.

E autore del volume appena rieditato "Perché la pena dell'ergastolo deve essere attenuata", presentato nel convegno a Ventotene che ha visto come ospite Marta Cartabia. Assieme a Lucia e Gennaro Perucatti, due dei dieci figli del direttore illuminato.

L'articolo 27 sul fine riabilitativo della pena, dunque, è la bussola di Perucatti, dice la ministra della Giustizia: "La ricchezza dell'articolo 27 all'epoca non ebbe un'immediata applicazione, ma neppure un'accoglienza unanime tra studiosi e funzionari. La parola pena di morte d'altronde - ricorda Cartabia- è stata definitivamente cancellata dalla Costituzione solo nel 2007 per reati militari". E l'articolo 27 "non è in contrasto con le esigenze di sicurezza, ma è orientato alla sicurezza che la società si attende".

La ministra previene le obiezioni giustizialiste: "Avverto una certa confusione per cui il senso di umanità richiesto dalla Costituzione nel trattamento penitenziario è confuso col buonismo. Ma l'articolo 27 nasce da una profonda conoscenza esperienziale dell'uomo" e nel suo possibile cambiamento.

Cartabia cita Luigi Settembrini, uno dei tanti ospiti di Santo Stefano: "Ogni pena che non ha per suo scopo la correzione del colpevole e la riparazione alla società da lui offesa non è pena, ma cieca e spietata vendetta che offende Dio e l'umanità. La pena sia dura ma senza sdegno, abbia un fine e una speranza". Parole - nota Cartabia - scritte nel 1852, un secolo prima dell'arrivo di Perucatti che si impegnerà per il rinnovamento della struttura e il lavoro degli ergastolani. L'articolo 27 darà i suoi frutti gradualmente, con la riforma penitenziaria del '72, la legge Gozzini, l'evoluzione della Corte costituzionale che nel '74 ha escluso l'incompatibilità dell'ergastolo con la Costituzione proprio per la possibilità di un accesso a liberazioni condizionate".

Il Direttore di Roma Tre, Luca Pietromarchi, spiega il percorso della nascita del Centro di ricerca grazie all'accordo tra Roma Tre con la Commissaria straordinaria e il comune di Ventotene. R prorettore Marco Ruotolo annuncia il primo impegno scientifico: "A inizio del 2022 discuteremo i primi esiti di uno studio scientifico sulla recidiva, per dimostrare che le pene alternative possono essere davvero strumento per la rieducazione e l'esigenza di sicurezza".