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di Gianvito Caldararo

nuovogiornalenazionale.com, 7 marzo 2022

Il ministro alla giustizia, Marta Cartabia, sceglie il nuovo capo del Dap in linea con la Costituzione, cioè con l’art. 27 - 3° comma - che stabilisce: “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”.

Il nuovo responsabile del Dap è il magistrato Carlo Renoldi, per anni giudice di sorveglianza, quindi profondo conoscitore del mondo carcerario italiano, e noto per essere il teorico del carcere compatibile con la Costituzione. Tra i suoi maestri figura il magistrato Alessandro Margara, che fu capo del Dap ed è passato alla storia perché trattava i detenuti come uomini con diritti e dignità umana. Il suo era il “carcere dei diritti”, sia per i detenuti che per gli agenti.

Aver scelto un magistrato disposto ad applicare la Costituzione per il sistema carcerario e mai apparso sulla ribalta mediatica, ma lavorando in silenzio, ha suscitato le polemiche in quei settori politici, che ignorando la Costituzione Italiana, adottano lo slogan di “lasciamoli marcire in carcere”: dietro questo slogan, che tanto piace all’opinione pubblica e a certi politici in cerca di facili consensi, c’è la negazione e l’ignoranza del nostro Stato di diritto.

La pena deve rieducare, perché chi è in prigione è sempre parte della comunità e i detenuti, prima o poi, comunque escono. Se il 70 per cento dei casi i detenuti tornano a delinquere, ci devono essere delle ragioni. E la ragione fondamentale è che il carcere, come oggi sostiene anche l’ANM - Associazione Nazionale Magistrati - non assolve alla sua missione rieducativa e risocializzante. Un carcere più umano, in grado di portare avanti il difficile compito rieducativo è un carcere più sicuro e allo stesso tempo un carcere che rispetta la dignità di tutti.

Quando una persona mette una camicia sporca in lavatrice, si aspetta che esca più pulita. Se la camicia dopo il lavaggio esce sporca, o ancora più sporca, non è colpa della camicia, ma della lavatrice. Voltaire affermava: “Non fatemi vedere i vostri palazzi ma le vostre carceri, perché da esse che si misura il grado di civiltà di una nazione. Non a caso, il presidente statunitense Barack Obama, appena eletto provvide a chiudere il famoso carcere di Guantánamo, noto per le violenze, gli abusi e la disumanità. E la situazione carceraria dell’Italia non appare in linea con le cosiddette “Regole Penitenziarie Europee” e con i principi della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo.

È molto diffusa la convinzione che il carcere, per alcuni magistrati e giornalisti come Travaglio, è considerato nient’altro che strumento di lavoro e, a volte, anche di tortura psicologica. Infatti, l’ingegnere Gabriele Cagliari, suicidatosi in carcere, scrisse: “Il carcere non è altro che un serraglio per animali senza teste né anima”. Denunciava: “qui dentro ciascuno è abbandonato a se stesso, nell’ignoranza coltivata e imposta dei propri diritti, custodito nell’inattività, nell’ignavia, la gente impigrisce, si degrada e si dispera diventando in maniera inevitabile un ulteriore moltiplicatore di malavita”.

Infatti, chi finisce in carcere verifica che è molto brutto e che al suo grido di aiuto, anziché l’intervento di un educatore o il sostegno dello psicologo, subisce anche ingiustizie e abusi. Situazioni che contribuiscono, in assenza anche di una concreta riabilitazione dopo la punizione, ad uscire, nella maggior parte delle volte, più cattivi di come si è entrati.

Chi entra in carcere, ha bisogno di aiuto e non di essere emarginato. E la nomina di un magistrato con un profilo come quello di Carlo Renoldi, deciso da un ministro con una forte caratura di costituzionalista, come la Cartabia, va nella giusta direzione per dare concreta attuazione alla missione riservata al carcere dalla nostra Costituzione. La Cartabia non è come qualche suo predecessore.