di Liana Milella
La Repubblica, 28 giugno 2021
L'ufficio del processo, cioè l'affiancamento di collaboratori dei magistrati ha contribuito a tagliare della metà i tempi dei procedimenti giudiziari. Nel civile una causa che durava 2.273 giorni, pari a sei anni e mezzo, si è chiusa in 1.052 giorni, poco meno di tre anni.
Chi ci ha provato, sa che funziona. Come Giovanni Buonomo, presidente di una sezione civile della Corte di appello di Roma. Tempi della giustizia civile tagliati esattamente della metà. Se una causa durava 2.273 giorni, cioè sei anni e mezzo, con il supporto degli assistenti del giudice che studiano il caso e preparano la documentazione, nonché le bozze dei provvedimenti, la stessa causa può risolversi in 1.052 giorni. La metà, appunto.
È questo il risultato dell'ufficio del processo, la scommessa del Recovery plan che da oggi, partendo da Milano, la Guardasigilli Marta Cartabia vuole raccontare alle toghe. La prossima tappa sarà Catania. Un tour che avrà un duplice obiettivo. Entrare di persona nei palazzi di giustizia, incontrare i magistrati, ascoltare le loro testimonianze, a partire dai loro problemi, ma anche presentare e spiegare i dettagli di un aiuto non certo da poco. Quello che sta sul tavolo del Recovery: 16.500 assunzioni per tre anni, con un investimento garantito dai fondi Ue di un miliardo e 657 milioni, per una nuova figura, quella dell'assistente del magistrato.
Non si tratterà di un segretario, ma di uno stretto collaboratore - come gli assistenti dei giudici costituzionali italiani e quelli dei giudici della Corte dei diritti dell'uomo di Strasburgo - che affianca la toga per studiare la causa, civile o penale che sia, con l'obiettivo di accelerarne l'iter e chiuderla il più in fretta possibile. Come ha raccontato giovedì scorso, all'Università Roma Tre, il giudice Bonanno alla ministra Cartabia, chi ha potuto sperimentare dal 2014, quando la figura è nata, gli assistenti del giudice, ha scoperto che anche in Italia la giustizia, in questo caso quella civile, può avere una marcia in più e camminare speedy.
Per l'esperienza fatta alla Corte costituzionale, Marta Cartabia sa che i "viaggi" e l'immersione nella realtà funzionano. Come quelli nelle scuole e nelle carceri che hanno avvicinato i giudici della Consulta a due mondi ben diversi, con un'osmosi di esperienze, i giudici raccontavano la Costituzione, i ragazzi delle scuole e i detenuti li interrogavano partendo dal loro vissuto. Per dirla con un'immagine, gli articoli della Costituzione vanno oltre il foglio in cui sono scritti e si traducono in momenti della vita.
Adesso Cartabia sperimenta una formula simile. Ha giurato al Quirinale come ministra il 13 febbraio. È alle viste di un appuntamento importantissimo come le riforme della giustizia civile e penale e del Csm. Ha incontrato più volte il vice presidente del Csm David Ermini. È stata al Csm. Ha presentato le sue linee guida in Parlamento. È intervenuta, tra Camera e Senato, a molti question time. Si avvicina per lei il confronto parlamentare sugli emendamenti al processo penale e al Csm. Che passeranno prima per il consiglio dei ministri per una "bollinatura" da parte della maggioranza. Non accadrà oggi, ma ormai è solo questione di giorni. E poi partirà la macchina del voto tra Camera e Senato.
Ma adesso è tempo di fare anche il "viaggio" nei palazzi di giustizia. Tra l'altro non a mani vuote, ma presentando la novità dell'ufficio del processo in cui Cartabia crede moltissimo. Chi la conosce sa anche che è anche una professoressa che ascolta. E intende farlo soprattutto in questo momento, quando novità importanti - si pensi non solo alla riforma del processo civile, ma alle novità che conterrà quella penale, e non certo la sola prescrizione, ma ad esempio la riscrittura dei rapporti tra pm e giudice durante le indagini preliminari - hanno anche bisogno di una Guardasigilli che "mette l'orecchio a terra", per avere il polso della reazione della magistratura rispetto alle riforme.
Ma che succede oggi a Milano? Due incontri, a palazzo di giustizia il primo alle 9 e trenta, due ore dopo all'università Statale di Milano il secondo con le facoltà giuridiche lombarde, oltre alla Statale, Bicocca, Bocconi, la Cattolica, e poi Bergamo, Brescia e Pavia. Coordina la costituzionalista Marilisa D'Amico, e ci sarà anche il presidente della Corte di appello di Brescia Claudio Castelli che a Roma presiede il gruppo di lavoro sulla riforma della magistratura onoraria.
Nello storico palazzo di corso di Porta Vittoria invece la Guardasigilli incontrerà i vertici degli uffici giudiziari, il presidente della Corte d'Appello Giuseppe Ondei e il procuratore generale Francesca Nanni. Ci sarà il presidente dell'Ordine degli avvocati Vinicio Nardo. Parlerà Gian Luigi Gatta, consigliere di Cartabia e docente di diritto penale alla Statale. Ma è prevista anche la testimonianza dei tirocinanti e dei loro tutor. Nonché del Consiglio giudiziario. Insomma, una full immersion nelle stanze visitate in questi giorni anche dagli ispettori di Cartabia per via del caso Eni-Nigeria.
Ma oggi si parlerà soprattutto di organizzazione dei processi, della loro durata, dei nuovi strumenti offerti dai fondi europei. E parliamo di novità che diventeranno operative al più presto. Basti pensare che i 16.500 assistenti del giudice - che avranno un contratto per tre anni - saranno assunti in due scaglioni. Il concorso avverrà per titoli e quiz. Il primo bando partirà già a fine luglio, la materiale selezione si svolgerà tra ottobre e novembre. Potranno partecipare i giovani laureati in giurisprudenza, economia, scienze politiche o con titoli equivalenti che saranno chiamati nei tribunali, nelle corti d'Appello e in Cassazione. Una piccola rivoluzione che, c'è davvero da augurarselo, entri a pieno regime nel nostro sistema giudiziario allo scadere dei tre anni.











