di Dario del Porto
La Repubblica, 31 luglio 2021
La ministra sulla scarcerazione dell'assassino di don Diana. "Questa è la grande sfida di sempre della giustizia: garantire la sicurezza, soprattutto dove ci sono detenuti ancora pericolosi. Fare in modo che la popolazione abbia la possibilità di stare tranquilla e rispettare sempre allo stesso tempo le garanzie. La pena non può essere disumana", sottolinea la Guardasigilli Marta Cartabia che ieri, nel corso del forum organizzato a Repubblica, ha risposto così alla domanda sulla scarcerazione di Nunzio De Falco, condannato all'ergastolo come mandante dell'omicidio di don Peppino Diana che ha ottenuto la detenzione domiciliare per motivi di salute.
La ministra interviene all'indomani dell'accordo raggiunto sulla riforma della giustizia penale. Il testo non convince ancora i magistrati napoletani. La presidente della giunta distrettuale dell'Anm, Livia De Gennaro, parla di "notevoli perplessità, a partire dall'introduzione della causa di improcedibilità correlata al decorso dei termini di durata del processo che, per quanto riguarda il distretto della Corte di Appello di Napoli, avrà un impatto devastante". La ministra Cartabia però è soddisfatta del lavoro svolto e fiduciosa per il futuro: "Questa è una riforma importante a vari livelli e si muove nella direzione della piena attuazione del principio costituzionale, la ragionevole durata del processo", rimarca. La Guardasigilli ribadisce di vedere, in tanti magistrati italiani, "una grande operosità" e cita come esempio il tribunale di Aversa Napoli Nord dove, dice, "lavorano in conduzioni incredibili, davvero non so come facciano".
In questi giorni il mondo delle toghe è in fibrillazione. Ieri si sono chiusi i termini per la presentazione delle domande per la guida della Procura di Milano, l'ufficio oggi alle prese con la bufera scatenata da caso Amara- Eni, dove il procuratore Francesco Greco è in procinto di andare in pensione. Fra gli aspiranti non ci sarà il procuratore di Napoli, Giovanni Melillo. Il profilo e il curriculum del capo dei pm del Centro direzionale ne avrebbero fatto uno dei più seri candidati, se non il principale favorito, per questo delicato e strategico incarico. Ciò nonostante, Melillo ha scelto di proseguire nel lavoro avviato in questi quattro anni nella Procura dove era stato già sostituto anticamorra e successivamente procuratore aggiunto.
Fa ancora discutere intanto il caso aperto a Nola dopo l'esposto dei sostituti contro la procuratrice Laura Triassi. Mercoledì scorso, il plenum del Csm ha sospeso la pratica di trasferimento d'ufficio per incompatibilità ambientale proposta con 4 voti a favore e due astenuti dalla prima commissione allo scopo di evitare sovrapposizioni con il procedimento disciplinare avviato dal procuratore generale Luigi Riello.
La decisione (passata a maggioranza, con 11 favorevoli, 9 contrari e 3 astenuti) accoglie l'istanza della procuratrice, a Nola da dodici mesi esatti dopo essere stata giudice di punta della Tangentopoli napoletana e due anni reggente della Procura di Potenza, ma viene ritenuta "del tutto sbagliata sul piano tecnico e gravida di conseguenze per l'ufficio giudiziario" dai cinque consiglieri togati di Area Elisabetta Chinaglia, Alessandra Dal Moro, Giuseppe Cascini, Mario Suriano e Ciccio Zaccaro. Oltre ai sostituti, hanno chiesto l'intervento del Csm anche 23 amministrativi e alcuni appartenenti alla polizia giudiziaria, segnalando una situazione di "malessere e tensione". Nel suo intervento in plenum, la procuratrice ha depositato una memoria corredata da documenti, affermando di poter dimostrare l'infondatezza dei fatti così come ricostruiti nella segnalazione del pg.
"La scelta di sospendere il procedimento, a nostro avviso, si è tradotta, per il Csm, nella decisione di non decidere, lasciando quell'ufficio in una drammatica e insanabile situazione di conflitto - affermano i cinque consiglieri - si poteva, come noi abbiamo proposto, procedere con il trasferimento o, al massimo, si poteva integrare la procedura con una eventuale istruttoria, ascoltando, come chiesto da alcuni i colleghi dell'ufficio. Ma non si doveva voltare la testa dall'altra parte, utilizzando un inconsistente cavillo procedurale".











