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di Liana Milella

La Repubblica, 31 marzo 2022

Marta Cartabia “salva” la legge sull’ergastolo ostativo dall’ennesimo scontro nella maggioranza. Sono ormai le nove di sera, e un suo parere, giunto alla Camera in extremis, mette pace nella maggioranza che sta litigando da due ore.

Sui detenuti al 41bis, il carcere duro per i mafiosi, la linea della Guardasigilli è intransigente, come del resto lo è stata la Consulta un anno fa quando ha bocciato la legge in vigore sull’ergastolo ostativo. Adesso Cartabia dice: i detenuti che si trovano al 41bis non potranno fare alcuna istanza al tribunale di sorveglianza per ottenere la liberazione condizionale o altri permessi premio se prima non hanno, a loro volta, presentato una richiesta per revocare il carcere duro. La sua decisione diventa una “pregiudiziale secca” che entrerà nel testo del nuovo ergastolo ostativo.

Ed è esattamente la posizione che, in commissione Antimafia, ha espresso l’ex procuratore nazionale Antimafia ed ex procuratore di Palermo Piero Grasso, poi passato in politica e divenuto presidente del Senato. Dice Grasso: “Chi ha il 41 bis non può fare istanza per ottenere qualsiasi beneficio perché il presupposto stesso del 41bis è che i collegamenti con la mafia ancora esistono. Quindi, prima il detenuto deve uscire dal 41bis presentando un’istanza al tribunale di Roma, è solo quando il regime del 41bis è caduto allora può chiedere di ottenere i benefici perché ha dimostrato che non ha piu collegamenti con la criminalità organizzata”. Tutto questo Grasso lo ha anche scritto in una sua proposta di legge presentata al Senato.

Ma alla Camera invece il testo approvato dalla commissione Giustizia il 23 febbraio non conteneva questo passaggio. Ed è qui che si è scatenata la bagarre in aula. Dove la deputata del gruppo Misto Giusi Bartolozzi (ex Forza Italia) ha posto il problema. Sollevato nei giorni precedenti anche durante una riunione della commissione Antimafia.

E cioè l’assenza esplicita, nel testo della legge, della piena e totale esclusione della possibilità di ottenere la liberazione condizionale, o altri benefici, per i detenuti al 41bis. Bartolozzi cita anche le sentenze scritte in Cassazione dell’attuale capo del Dap Carlo Renoldi che, a suo dire, potrebbero aprire una prospettiva di questo genere. A questo punto si allarma il gruppo grillino che con Vittorio Ferraresi ha seguito passo dopo passo l’iter della legge che ormai va avanti dall’anno scorso.

Perché l’obbligo, per il Parlamento, di riscrivere entro il prossimo 10 maggio, pena l’intervento della stessa Corte, le regole dell’ergastolo ostativo, nasce proprio dall’ordinanza della Consulta del 19 aprile 2021. In cui viene bocciato il criterio rigido di una liberazione condizionale possibile solo se il detenuto collabora con la giustizia.

Già un mese dopo il M5S, con Ferraresi, presenta una sua proposta di legge. Ma siamo a oggi, il 10 maggio è vicino, e siamo ancora in prima lettura alla Camera. Dove ancora ieri la maggioranza ha fibrillato sul 41bis, salvata in extremis dal parere determinante della ministra Cartabia. Con la sua pregiudiziale secca, che entra nel testo del relatore Mario Perantoni, la diatriba si chiude. I 41bis, se restano nel regime del carcere duro, come del resto aveva espressamente previsto la stessa Consulta nell’ordinanza del giudice relatore Nicolò Zanon, non possono accedere ai benefici e tantomeno alla liberazione condizionale.

Eppure c’è chi, come Riccardo Magi di +Europa, vorrebbe altre “esclusioni”. Con un suo emendamento, Magi, e con lui anche la Dem Enza Bruno Bossio ed Enrico Costa di Azione, chiede che tutti i reati di corruzione siano esclusi dall’elenco che rende impossibile accedere al lavoro all’esterno, ai permessi premio e alle misure alternative alla detenzione. Ma è improbabile che la proposta passi.