primalamartesana.it, 14 febbraio 2021
Progetto curato dalla Caritas e dai detenuti della casa circondariale di Bollate. Si chiama "Extrema Ratio" l'iniziativa educativa che verrà inaugurata mercoledì 6 novembre all'oratorio San Giovanni Bosco di Carugate e che proseguirà fino al 13 novembre. Per sette minuti (dopo essere stati sottoposti alla fase dell'identificazione con tanto di impronte digitali) si potrà vivere l'esperienza da carcerato, chiusi per 7 minuti dentro una riproduzione in dimensioni reali di una cella (allestita proprio dentro l'oratorio) del tutto simile per arredi e oggettistica a quelle di molte carceri italiane.
"L'esperienza di detenzione temporanea è sufficiente per poter vivere sulla propria pelle la condizione di sovraffollamento dei nostri penitenziari - spiegano gli organizzatori del progetto - Sarà occasione per interrogarsi sull'efficacia della pena carceraria e per chiedersi se può essere strumento educativo e di integrazione sociale o se non sia da considerarsi come extrema ratio".
L'installazione sarà presente nell'oratorio di Carugate da mercoledì 6 a mercoledì 13 novembre. Da lunedì a venerdì sarà aperta dalle 17.30 alle 22.30, nei weekend dalle 15.30 alle 22.30. È necessario iscriversi sul sito Internet della parrocchia (parrocchiacarugate.it) o presso la segreteria dell'oratorio. Per informazioni:
Nel descrivere il carcere di Castelfranco, la direttrice rivela che la maggior parte degli internati è priva di riferimenti familiari, alloggiativi, sociali. "Molti di loro hanno anche problematiche psichiche e queste sono tutte condizioni che nel loro insieme rendono difficile avviare un percorso di reinserimento esterno. Ci sono ospiti che vivono qui da venti anni. Questa attività è proprio per loro, perché non richiede competenze specifiche".
Martone è convinta che "non è possibile pensare ad un percorso educativo efficace se non si investe in formazione professionale e in lavoro. Questi sono soggetti che sicuramente hanno sbagliato e sono stati condannati. Ma va riconosciuta loro la possibilità di riscatto, una prospettiva di cambiamento.
Il carcere nell'immaginario collettivo è sempre visto come un luogo di punizione e di chiusura. Iniziative di questo tipo consentono di offrire un quadro diverso perché l'istituto di pena può essere anche luogo di produzione, di formazione professionale, uno spazio in cui si possono generare competenze professionali, ci si può aprire al mercato esterno e all'imprenditoria. A chi mi chiede se si può investire nelle potenzialità di un carcere, rispondo che non solo è possibile, ma è anche agevole se la proposta viene accompagnata da motivazioni forti. Il reinserimento e il riscatto sono sicuramente tra queste".











