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di Giuseppe Amato

 

Il Sole 24 Ore, 21 ottobre 2019

 

Cassazione - Sezione IV penale - Sentenza 22 luglio 2019 n. 32477. Al direttore sanitario di una casa di cura privata spettano poteri di gestione della struttura e doveri di vigilanza e organizzazione tecnico-sanitaria, compresi quelli di predisposizione di precisi protocolli inerenti al ricovero dei pazienti, all'accettazione dei medesimi, all'informativa interna di tutte le situazioni di rischio, alla gestione delle emergenze, alle modalità di contatto di altre strutture ospedaliere cui avviare i degenti in caso di necessità e all'adozione di scorte di sangue e/o di medicine in caso di necessità. Lo ha stabilito la Cassazione con la sentenza n. 32477 del 2019.

Il conferimento di tali poteri comporta, quindi, l'attribuzione al direttore sanitario di una "posizione di garanzia" giuridicamente rilevante, tale da consentire di configurare una responsabilità colposa per fatto omissivo per mancata e inadeguata organizzazione della casa di cura privata, qualora il reato non sia ascrivibile esclusivamente al medico e/o ad altri operatori della struttura (fattispecie in materia di omicidio colposo per la morte di una paziente a seguito di parto avvenuta in un casa di cura, per la quale, in sede di merito, erano stati condannati non solo il medico e l'anestesista, ma anche il direttore sanitario della clinica privata; la Corte, pur annullando il reato per prescrizione, ha ritenuto che ai fini civili correttamente era stata ravvisata la colpa anche del direttore sanitario, per la sua accertata responsabilità per le carenze strutturali della casa di cura, in particolare in conseguenza dell'omessa predisposizione di un adeguato meccanismo interno alla struttura di verifica delle condizioni dei pazienti all'ingresso e dell'omessa predisposizione di un protocollo per le situazioni di emergenza).

In termini, sia pure in tema di responsabilità di direttore sanitario di una struttura pubblica, sezione IV, 8 novembre 2013, Stuppia e altri, dove si è affermato che al direttore sanitario della Asl, quale ausiliario del direttore generale, spettano poteri e doveri di vigilanza e organizzazione tecnico-sanitaria, ivi compresi quelli relativi alla tutela dei lavoratori che svolgono la propria prestazione nei luoghi della struttura aziendale, potendosi escludere la sua responsabilità solo nel caso in cui il direttore generale eserciti direttamente compiti di gestione, adottando i relativi atti amministrativi, così da ingerirsi nell'attività propria del direttore sanitario (nella fattispecie è stata esclusa la responsabilità del direttore sanitario per la ristrutturazione di una sala operatoria avvenuta senza il rispetto della normativa di settore - così contribuendo a determinare il decesso di un paziente - in ragione della diretta gestione dell'adeguamento della suddetta struttura sanitaria da parte del direttore generale).

Ancora più pertinentemente, cfr. sezione III, 3 febbraio 2015, Minniti e altri, dove si è precisato che, in tema di responsabilità per la morte di una paziente ricoverata in una struttura sanitaria, correttamente l'addebito viene ascritto, oltre che al medico che abbia prestato le cure alla paziente in modo imperito, anche all'amministratore e al direttore sanitario della casa di cura, allorquando risulti, da parte di questi, la mancata predisposizione di un adeguato servizio di pronto soccorso per il trasferimento dei malati verso strutture ospedaliere maggiormente attrezzate e venga dimostrato che tale carenza organizzativa abbia concorso alla verificazione della morte della paziente. Proprio in ragione del rilievo eziologico rispetto all'evento lesivo per il paziente della colpa per organizzazione e delle carenze strutturali, sezione IV, 7 ottobre 2014, parte civile Biondi in proc. Paganelli e altro, ha ritenuto correttamente motivata l'assoluzione nei confronti del sanitario che, chiamato a prestare le proprie cure nei confronti di un paziente, dia immediatamente luogo agli interventi occorrenti, i quali risultino non tempestivamente attuati per carenze organizzative della struttura sanitaria, al medico non imputabili, tali da avere determinato ritardi nell'effettuazione dei disposti riscontri diagnostici e dei conseguenti interventi terapeutici (nella specie, l'imputato, quale medico di turno di un pronto soccorso ortopedico, dopo avere correttamente curato il paziente per le lesioni di sua competenza, non disponendo di elementi certi per formulare la diagnosi in ordine a un trauma addominale, secondo i protocolli interni aveva subito avviato il paziente al pronto soccorso generale, ove dovevano essere eseguiti gli esami diagnostici: non gli potevano essere addebitati i successivi ritardi e disguidi, ricondotti alle carenze organizzative del nosocomio, a cominciare dal ritardo del trasferimento dovuto all'indisponibilità dell'autolettiga).