di Liana Milella
La Repubblica, 25 luglio 2021
L'ex pm di Mafia Capitale: Un paradosso se il governo dovesse porre la fiducia in Aula sulle nuove norme senza prima ascoltare noi".
Che succede al Csm consigliere Giuseppe Cascini? Lei è della sinistra di Area. Siete contro la legge Cartabia?
"Il Csm ha formulato alcuni rilievi sul nuovo istituto dell'improcedibilità per le gravi conseguenze sulla funzionalità del sistema giudiziario che potrebbe derivare dall'approvazione di queste norme".
Però Mattarella ha fermato il vostro parere critico...
"Il presidente non ha fatto questo, ma ha chiesto al Csm di fare un parere sull'intera riforma e non solo sull'improcedibilità".
La ministra Cartabia l'aveva chiesto su tutto, perché la riforma è complessa...
"In verità la richiesta della ministra è pervenuta dopo il voto sul parere dato dalla sesta commissione. Trattandosi di un segnale importante di attenzione e di ascolto del Consiglio riteniamo giusto aderire all'invito del presidente ad estendere il parere all'intera riforma. Mi auguro però che questo segnale di attenzione non venga contraddetto dai passi successivi del governo".
In che senso?
"Se, come si legge, il governo dovesse porre la questione di fiducia sul testo prima di consentire al Csm di esprimere il suo parere, l'effetto paradossale di questo segnale di attenzione sarebbe quello di sottrarre alla conoscenza del Parlamento e dell'opinione pubblica il contenuto del parere sull'improcedibilità che la commissione ha già elaborato".
Senta, parliamoci chiaro, lei sta dicendo che c'è il rischio che il Csm non approvi il parere prima che ci sia il voto alla Camera?
"Se si chiede al Csm un parere su una riforma articolata e complessa il giorno 22 luglio si deve poi consentire allo stesso Csm di fornire il suo contributo. La questione di fiducia posta il 30 luglio renderebbe impossibile farlo".
A via Arenula dicono che non si può giudicare solo l'improcedibilità senza considerare tutti gli altri interventi...
"Le preoccupazioni finora espresse dal Csm sull'improcedibilità tengono conto di tutte le altre innovazioni contenute nella proposta".
Ammetterà che il presidente della sesta commissione Gigliotti è un laico di M5S, e che a favore siete stati voi di Area e Ardita che la pensa come Di Matteo, mentre il laico di Fi e la Micciché di Mi si sono astenuti. Forse era il parere solo di una parte?
"Non credo sia così. In realtà il giudizio critico è ampiamente condiviso e prescinde dagli schieramenti. Mi pare che le differenze in commissione siano state su questioni di dettaglio".
Lei la pensa come chi - Di Matteo, Gratteri, Cafiero - prevede la catastrofe dei processi?
"Io non amo i toni da battaglia. Ma sono convinto che il Consiglio abbia il dovere di dire con chiarezza quali saranno le conseguenze di queste norme sui processi".
E quali saranno?
"È un fatto matematico. Se oggi nella maggior parte delle corti di Appello italiane i processi durano in media più di due anni, se il tempo per trasmettere gli atti in Cassazione oscilla tra i sei i e gli otto mesi, è evidente che la metà dei processi pendenti rischierebbe di finire in fumo".
Insomma, saremmo di nuovo al processo breve di Berlusconi? Però il paragone non regge, perché Cartabia non è l'ex premier, e non fa leggi per i suoi processi...
"Guardi, io non ho mai giudicato le persone e le loro intenzioni, e mi limito a valutare i provvedimenti adottati. L'Italia è l'unico paese al mondo in cui il processo penale non ha solo due alternative, l'assoluzione o la condanna dell'imputato, ma anche una terza via, la morte per prescrizione. Questo istituto, comunque lo si voglia chiamare, ha effetti nefasti sul sistema. Nessun imputato ha interesse a ricorrere ai riti alternativi se può puntare alla prescrizione. E tutti gli imputati avranno interesse a fare Appello per cercare di guadagnare l'improcedibilità. Questo tipo di riforme producono l'effetto contrario rispetto a quello dichiarato".
Però Cartabia non ha fatto che ripetere che nella sua riforma c'è una visione diversa del processo. Innanzitutto più controllo del gip sul pm e un imputato che ha di fronte vie diverse dai tre gradi di giudizio.
"Molte proposte della riforma vanno nella giusta direzione. Alcune presentano problemi seri, ma dev'essere chiaro che nella situazione data anche con quelle modifiche il processo penale oggi non è in grado di garantire quei tempi. Se migliaia di processi vanno al macero ogni discussione diventa oziosa".
Lei avrebbe un "lodo" da proporre al governo?
"Di soluzioni ragionevoli ed equilibrate sulla prescrizione ce ne sono molte, dalla legge Orlando alle proposte della commissione Lattanzi. Ma dev'essere chiaro che cambiare le norme della prescrizione non serve per accorciare i processi".
Però questi processi vanno in prescrizione anche oggi, addirittura il 65% in fase di indagini preliminari. E poi c'è l'arretrato mostruoso di alcune corti di Appello...
"La prescrizione è una grave patologia del sistema che dipende dal numero abnorme di affari penali che gravano sugli uffici. Tagliare i tempi di prescrizione o inserirne di nuovi a livello processuale non cura la malattia ma aggrava le conseguenze per il malato e ne accelera il decesso. Servono depenalizzazione, pene alternative, riduzione dell'Appello e del ricorso in Cassazione, investimenti sul personale e sulla innovazione. Sono queste le cose di cui la giustizia ha bisogno".











