di Patrizia Maciocchi
Il Sole 24 Ore, 28 maggio 2026
Si tratta di strutture esterne al carcere finalizzate al reinserimento sociale e lavorativo, un’alternativa anche agli istituti di custodia attenuata. Case famiglia protette, esterne al carcere, per le detenute madri in esecuzione penale, con figli in tenera età. Il Cnel ha approvato, all’unanimità, il disegno di legge che punta a creare un’alternativa alle soluzioni detentive di madri e bambini, compresa la via degli Istituti a custodia attenuata per detenute madri (Icam), istituiti dalla legge 62/2011. Nella consapevolezza che la tutela dei diritti fondamentali dei minori passa per il sostegno alle madri vulnerabili il Ddl, composto da un solo articolo e più commi, valorizza il ruolo dei servizi territoriali e delle reti sociali. Tra le criticità da superare la scarsa e disomogenea diffusione delle case famiglia, dovuta anche all’assenza di un obbligo per il ministero della Giustizia di stipulare convenzioni con gli enti locali per trovare le strutture.
Cosa prevede il provvedimento - Il provvedimento agisce su più fronti. Il ministro della Giustizia dovrà stipulare convenzioni con gli enti locali per individuare le strutture idonee, mentre gli enti locali dovranno riconvertire prioritariamente immobili di proprietà pubblica, utilizzando le risorse disponibili. Il Ddl prevede l’ampliamento dei soggetti istituzionali coinvolti nella messa a disposizione degli immobili, ricomprendendo enti locali, province, città metropolitane, unioni di comuni e altri enti territoriali.
Ai comuni, nei quali sono presenti le case famiglia, spetta il compito di assicurare la presa in carico multidisciplinare delle detenute e dei figli e di adottare gli interventi necessari per favorire il reinserimento, lavorativo e sociale, al termine della pena, con il coinvolgimento dei servizi sociali e territoriali. Sarà l’Ufficio di esecuzione penale esterna (Uepe) a stendere un piano individuale di reinserimento lavorativo in collaborazione con i centri per l’impiego e gli enti accreditati.
Introdotto poi un modello di governance integrata, con il coinvolgimento di Regioni ed enti locali. Il raccordo riguarda i servizi territoriali sociosanitari e la rete di sostegno ai minori e alla genitorialità. Affidato a un decreto interministeriale (Giustizia, Lavoro e Politiche sociali, Salute) l’aggiornamento degli standard organizzativi e gestionali e la definizione degli strumenti per valutare la qualità degli interventi oltre che gli esiti dei percorsi di inclusione. Va al ministero della Giustizia, d’intesa con il ministero del Lavoro e delle politiche sociali, la raccolta dei dati e la trasmissione annuale alle Camere di una relazione sull’attuazione delle misure, sull’efficacia sociale ed educativa e sul rispetto dei Lep. Agli oneri per realizzare le case famiglia si provvederà con la disponibilità della Cassa delle ammende. Quello approvato è il quarto Ddl predisposto dal Cnel nell’ambito del progetto Recidiva Zero, realizzato in collaborazione con il ministero della Giustizia.










