casertanews.it, 6 maggio 2026
Il report del Garante regionale Ciambriello disegna un quadro estremamente negativo relativamente alla situazione dei penitenziari ma che interessa anche Rems, Spdc e Ulepe. La provincia di Caserta si conferma uno dei punti più critici dell’intero sistema penitenziario campano. È quanto emerge dalla Relazione annuale 2025 sulle carceri della regione, presentata proprio a Caserta, presso la Biblioteca del Palazzo Vescovile, dal Garante campano delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale, Samuele Ciambriello. All’incontro hanno preso parte, tra gli altri, il vescovo Pietro Lagnese, il magistrato di sorveglianza Marco Puglia, il questore Andrea Grassi, la dirigente dell’Area penale esterna Maria Laura Forte e il Garante provinciale don Salvatore Saggiomo.
Il quadro delineato dal report è netto: il casertano rappresenta “uno dei territori più rilevanti e complessi dell’intero sistema campano delle carceri”, dove emergono con particolare evidenza le difficoltà delle istituzioni nel coniugare sicurezza, dignità, diritti e reali opportunità di reinserimento sociale. Terra di Lavoro conta cinque istituti penitenziari distribuiti tra Aversa, Arienzo, Carinola e Santa Maria Capua Vetere, cui si aggiunge il carcere giudiziario militare sempre a Santa Maria Capua Vetere. A questi si affiancano la Rems di Calvi Risorta, gli Spdc (Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura) di Aversa e Sessa Aurunca e l’Ulepe di Caserta.
Le criticità riguardano diversi ambiti: sovraffollamento, carenza di personale, lacune nei percorsi trattamentali e insufficiente sviluppo delle misure alternative alla detenzione. Problemi strutturali che, secondo la relazione, continuano a incidere profondamente sulla qualità della vita detentiva e sull’efficacia del sistema rieducativo.
I dati sul sovraffollamento risultano particolarmente allarmanti e interessano tutti gli istituti della provincia. Il caso più emblematico è quello del carcere di Santa Maria Capua Vetere, il più grande del territorio. Secondo i dati raccolti tramite questionario, la struttura ospita 1.025 detenuti a fronte di 826 posti regolamentari, con ulteriori 150 posti non disponibili: un indice di sovraffollamento pari al 151,62%. Tuttavia, una visita dell’Osservatorio Regionale effettuata il 22 luglio 2025 ha restituito un quadro ancora più grave: 1.044 detenuti presenti rispetto a 826 posti regolamentari, ma con una capienza reale stimata in circa 700 posti, a causa dell’inagibilità di due sezioni in attesa di lavori già dal 2022.
Accanto al sovraffollamento, il report evidenzia una diffusa carenza di personale in quasi tutti gli istituti: non solo agenti di polizia penitenziaria, ma anche figure fondamentali per il trattamento e il supporto dei detenuti, come educatori, psicologi e psichiatri. Particolarmente critica la situazione della salute mentale. Sempre a Santa Maria Capua Vetere, a fronte di una dotazione teorica che prevede un’articolazione psichiatrica con 13 stanze e 26 posti, oltre a 6 ore settimanali di psichiatri e 130 ore di psicologi, la realtà emersa durante la visita dell’Osservatorio è ben diversa: un solo psichiatra operativo per appena 12 ore settimanali su tutto l’istituto. Dati che rappresentano un allarme rosso per tutto il sistema e che dovrebbe rappresentare una priorità da parte delle istituzioni preposte a migliorare la situazione generale all’interno degli istituti.











