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di Emanuela Belcuore

 

Il Mattino, 30 gennaio 2015

 

Una capienza accettabile e progetti di ampio respiro. In ogni cella due detenuti. "Questo è un carcere che funziona benissimo anche grazie all'ausilio dei miei collaboratori", È sicura di sé la dottoressa Maria Rosaria Casaburo, direttrice da circa tre anni della Casa Circondariale di Arienzo. Non ci sono, come spesso succede in altre carceri, problemi legati al sovraffollamento, perché qui ogni cella è occupata da non più di due detenuti, per reati comuni, per una totalità di circa cento persone. Quasi tutti italiani; pochi, infatti, gli stranieri.

Da poco tempo sono stati eseguiti lavori di ristrutturazione agli impianti termici, ai bagni e alla cucina. "All'interno della Casa Circondariale di Arienzo non si vivono "tempi passivi", paradossalmente abbiamo più attività che detenuti - continua la direttrice - attività, alle quali partecipano con entusiasmo". Infatti, si tengono corsi professionali per diventare cuoco, idraulico, saldatore, operatore edile e giardiniere, quasi tutti retribuiti dalla Regione Campania.

Tutte le attività sono continuamente monitorate dagli agenti di polizia penitenziaria in sinergia con gli educatori e i volontari. Addirittura, al teatro Mercadante di Napoli, ha calcato la scena "Il carcere possibile", spettacolo teatrale ideato proprio da un detenuto.

È stata anche organizzata la giornata della genitorialità, per facilitare l'incontro tra i detenuti e i propri figli, la manifestazione "L'artigianato in piazza" nella galleria Umberto Primo di Napoli. Alcuni detenuti, purtroppo, hanno famiglie che versano in condizioni economiche disagiate e di conseguenza non sono in possesso neanche di beni di prima necessità.

Anche la Chiesa, attraverso Don Sergio Cristo, è a loro vicina: "Già Monsignor Rinaldi ha fatto tanto per i detenuti, in ogni cella c'è il servizio Mediaset Premium. Nel mese di novembre l'attuale Vescovo, invece, ha organizzato, con l'aiuto delle parrocchie della diocesi una raccolta di beni di prima necessità.

"Questo - continua il cappellano del carcere - è un lavoro che amo, faccio mie le parole del Papa di uscire dalla Chiesa ed andare nelle periferie esistenziali dove si va a toccare la misericordia di Dio". Toccante anche una sua testimonianza: "Un giorno un detenuto mi disse di non essere un uomo buono, perché, quando 1' avevano arrestato, il padre aveva avuto, dal dispiacere, un arresto cardiaco e di conseguenza, voleva redimersi e cambiare vita".