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casertanews.it, 30 maggio 2025

Focus sul progetto di reinserimento sociale tra prevenzione della recidiva e la necessità di selezionare i più meritevoli. L’allarme di Gratteri: “In carcere comandano le mafie”. Il progetto di inclusione lavorativa per i detenuti, con la finalità del loro reinserimento sociale, promosso dall’Asi di Caserta e dall’Unicri (Istituto Interregionale delle Nazioni Unite per la Ricerca sul Crimine e la Giustizia) varca i confini nazionali. Alla Scuola Internazionale di Alta Formazione per la Prevenzione e il Contrasto al Crimine a Caserta, il programma è stato al centro del convegno dal titolo “Cultura della legalità e partenariato tra pubblico e privato per l’inclusione sociale dei detenuti: la provincia di Caserta come nuovo modello di sviluppo internazionale”.

Il progetto Asi-Unicri per il lavoro ai detenuti: il modello Caserta - L’iniziativa, che mira a rafforzare la resilienza del territorio, trae ispirazione dal modello promosso dal Consorzio per l’area di sviluppo industriale della Provincia di Caserta per il reinserimento dei detenuti attraverso lavori di pubblica utilità ma anche le criticità di un sistema penitenziario che poco tende alla rieducazione e al reinserimento sociale dei reclusi. In questo contesto, il programma attuato a Caserta ha dimostrato un forte potenziale nella prevenzione della recidiva, grazie a percorsi di inclusione sociale e di avviamento al lavoro. Partendo da questa esperienza, l’Unicri ha elaborato un modello teorico che identifica le caratteristiche ideali di un sistema efficace di prevenzione della recidiva attraverso il reinserimento sociale delle persone detenute. Alla fase di ricerca e di sviluppo seguiranno la progettazione degli strumenti operativi e formativi, e l’applicazione a livello internazionale del modello.

“La riduzione della recidiva non è soltanto un obiettivo delle politiche del sistema penitenziario, ma anche un imperativo sociale più ampio - ha sottolineato durante il suo intervento Leif Villadsen, Direttore ad interim dell’Unicri - Per raggiungere questo traguardo non sono sufficienti una buona legislazione, un’amministrazione penitenziaria efficiente e un personale adeguatamente formato. Il reinserimento deve essere radicato nelle comunità locali, sostenuto dalla società e fondato su una solida cultura del lavoro. I partenariati rafforzano le comunità promuovendo la sicurezza, l’inclusione economica e la coesione sociale. Continueremo a lavorare per garantire che il modello sviluppato a Caserta possa costituire un punto di riferimento per altri Paesi”.

Pignetti: “Modello di cooperazione che parla al mondo” - “L’applicazione del modello di inclusione socio-lavorativa dei detenuti avviato dal Consorzio, insieme al progetto con l’Unicri, possono generare benefici non solo in termini di riduzione della recidiva, ma anche sul piano dello sviluppo del tessuto imprenditoriale - ha dichiarato la Presidente di Asi Raffaela Pignetti -. In un territorio troppo spesso raccontato solo attraverso le sue difficoltà, queste iniziative sono nate come esperimenti coraggiosi. Oggi rappresentano esempi concreti di buona riuscita: un modello di cooperazione che parla al mondo, perché ha saputo coniugare legalità, inclusione e sviluppo. Reinserire un detenuto è un atto di giustizia. Sottrarlo alla criminalità è un atto di sviluppo. Non può esistere una crescita autentica se lasciamo interi territori ostaggio della criminalità”.

Pignetti ha anche evidenziato la “diffidenza” inizialmente incontrata nell’attuazione del programma: “Abbiamo formato 99 detenuti con l’obiettivo del loro inserimento nel mondo del lavoro. Adesso l’obiettivo è quello di tracciare la ‘recidiva zero’ e inserire questi detenuti meritevoli in una sorta di collocamento che possa favorire la loro occupazione. Attraverso Unicri e grazie all’attenzione del governo - conclude Pignetti - Possiamo partire da questo progetto per migliorare la situazione anche in altri paesi”.

L’allarme di Gratteri: “Nelle carceri italiane comandano le mafie” - Ma non è tutto oro ciò che luccica. A lanciare un allarme è il procuratore capo di Napoli Nicola Gratteri che evidenzia come “nel 90% le carceri italiane sono dei contenitori in cui non si riesce a fare alcun trattamento, perchè mancano all’appello negli organici della polizia penitenziaria 15-16 milia unità, dopo che nel 2010 il Governo ha bloccato le assunzioni nella pubblica amministrazione. Ed inoltre in tale quadro è stato un grave errore tenere aperte nelle carceri le sezioni di Alta e Media sicurezza e quelle per detenuti comuni; ciò vuol dire che le mafie comandano nelle carceri”, ha detto Gratteri.

Il procuratore di Napoli si è poi soffermato sull’altra grave e annosa criticità del sistema carcerario, “il sovraffollamento”, che, premette, “è un problema che si trova in tutta Europa, ma in particolare in Italia, dove per miopia, incapacità o codardia, non si costruiscono nuove carceri dagli anni ‘70, e da decenni neanche si edificano nuove sezioni per le carceri già esistenti. Questo anche perchè chi ha posti di responsabilità non si muove per paura di sbagliare”. Il problema, per Gratteri, è che tanto le norme sulla giustizia quanto quelle sull’ordinamento giudiziario “sono state fatte da persone mai andate in udienza, e senza mettere attorno al tavolo o interpellare alcun direttore di carcere”.

Ardita: “Uscire da retorica dell’ideologia” - Secondo Sebastiano Ardita, Procuratore Aggiunto della Repubblica presso il Tribunale di Catania, il riferimento alle prassi e ai migliori modelli internazionali è un valore aggiunto per il rafforzamento dei sistemi penitenziari di tutti i Paesi: “Bisogna uscire dalla retorica del garantismo e dell’ideologia a tutti i costi”, ammonisce Ardita. Lina Di Domenico, Responsabile facente funzione del DAP del Ministero della Giustizia, ha portato i saluti del Ministro Carlo Nordio e ha sottolineato come “in questi anni siano stati portati avanti, rinnovati e ampliati i protocolli d’intesa con Asi Caserta che porteranno al trasferimento delle esperienze accumulate nel contesto di questo progetto anche a livello internazionale con il supporto di Unicri”.

Cirielli: “Evitare che prepotenti prendano il controllo delle carceri” - Nel corso del suo intervento Edmondo Cirielli, Vice Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, ha affermato: “In Italia, grazie alle forze dell’ordine e del sistema giustizia e magistratura siamo visti come un esempio di buone pratiche, questo progetto ne è la dimostrazione. Purtroppo dobbiamo superare due gap. Il primo è quello della mancanza di risorse, abbiamo tremila miliardi di debito. Il secondo è l’introduzione del reato di tortura. Ho visto personalmente video in cui poliziotti non reagiscono alle aggressioni da parte dei detenuti. Siamo lo Stato e non possiamo comportarci da delinquenti ma il sistema penitenziario favorisce che i prepotenti prendano il controllo delle carceri”.

Nel corso del suo intervento, che ha chiuso la prima parte dei lavori, Vincenzo Lo Cascio, Prison Expert di Unicri, ha sottolineato la necessità di porre “un’attenzione globale sulle carceri, massima attenzione agli ultimi che vivono lo stato di detenzione in condizioni di indigenza. Bisogna rafforzare il ruolo della polizia penitenziaria e degli educatori sulla selezione dei detenuti impegnati nei programmi di pubblica utilità che vanno intensificati. Penso ad esempio alla cura del verde pubblico. Il detenuto che aiuta la natura a rinascere lavora anche alla rinascita di se stesso”. Durante il convegno sono stati presentati esempi di partenariati tra il settore pubblico e quello privato nel contesto di programmi di successo avviati dal Ministero della Giustizia assieme a Tim, Leand lease e Italia Camp.

L’evento, che è stato patrocinato dal Ministero della Giustizia, ha visto la presenza dei rappresentanti delle istituzioni, del mondo accademico e del settore privato, tra cui: Lucia Volpe, Prefetto della Provincia di Caserta; Domenico Forte, Direttore della Scuola Internazionale di Alta Formazione per la Prevenzione e il Contrasto al Crimine Organizzato; Marco Musumeci; Massimiliano Molese, componente del Comitato Scientifico del progetto; Michele Papa, Università della Campania “Luigi Vanvitelli”; Donatella Rotundo, Direttrice della Casa Circondariale di Santa Maria Capua Vetere; Andrea Grassi, Questore della Provincia di Caserta; Marco Puglia, Magistrato di Sorveglianza; Fabrizio Sammarco, Amministratore Delegato di ItaliaCamp; Nadia Boschi di Lendlease; Sabina Strazzullo di TIM e Maurizio Vallone, Direttore della Scuola di Perfezionamento per le Forze di Polizia.