di Andrea Colombo
Il Manifesto, 12 luglio 2025
La maggioranza si scaglia contro la fuga di notizie sul caso del torturatore libico. Per il governo Matteo Renzi avrebbe diffuso informazioni coperte da segreto. Il Tribunale dei ministri deciderà solo la settimana prossima se procedere con la richiesta di autorizzazione a procedere contro la premier, i ministri Nordio e Piantedosi e il sottosegretario Mantovano. Ieri ha autorizzato la visione degli atti da parte della difesa di tutti e quattro gli esponenti del governo, l’avvocata e senatrice Giulia Bongiorno. L’intera opposizione reclama le dimissioni del guardasigilli per aver mentito al parlamento sulla tempistica con la quale avrebbe ricevuto il fascicolo da firmare per convalidare l’arresto di Almasri, tra il 19 e il 20 gennaio scorsi accusando la premier di complicità ove non reclamasse il passo indietro del ministro.
Ieri però è stata soprattutto la giornata della controffensiva del governo e della difesa. Bongiorno valuta la possibilità di sporgere denuncia contro Matteo Renzi per la fuga di notizie sui fascicoli secretati dell’inchiesta. Il senatore FdI Rastrelli, tra gli applausi di tutto il suo partito e della maggioranza, ha avanzato un’interrogazione a Nordio segnalando le anticipazioni proprio di Renzi nel corso di un comizio del 5 luglio, prima ancora che le notizie sulle presunte menzogne del ministro uscissero sui due quotidiani italiani più diffusi. Ma nel mirino non c’è solo il leader di Iv. Il Tribunale dei Ministri ha annunciato ieri la formalizzazione della denuncia per divulgazione di atti coperti dal segreto. Ovviamente la denuncia non è a carico di nessuno ma il Tribunale specifica che gli atti “sono custoditi all’interno di un armadio cassaforte, salvi i passaggi procedurali previsti dalle leggi costituzionali”. Il passaggio in questione dovrebbe essere il trasferimento degli atti in Procura, avvenuto al momento di chiedere la proroga delle indagini. Sembrerebbe dunque che il Tribunale, con tutta la cautela del caso, alluda alla probabilità che la fuga sia partita di lì.
Il ministro ostenta sicurezza. Liquida le accuse dei giornali come Nuts, sciocchezze. Oltre che all’inglese ricorre anche al latino: Hic manebimus optime. Anche la sua capo di gabinetto Giusi Bertolazzi, per ora ascoltata dal Tribunale come persona informata sui fatti e al centro della tempesta, esclude le dimissioni: “Sono serena. Quando usciranno le carte si capirà tutto”. La dirigente di via Arenula allude forse a una mail pubblicata ieri dal quotidiano Il Dubbio, inviata domenica 19 gennaio alle 14.35 dall’allora capo del dipartimento Dag del ministero Luigi Birritteri a un magistrato in servizio a via Arenula e per conoscenza a Bertolazzi. Birritteri è il magistrato che proprio in quella giornata avrebbe, secondo le accuse a mezzo stampa contro Nordio, sollecitato il ministro a firmare la convalida dell’arresto del libico. Sul caso, scriveva però il 19 gennaio, “concordo su una prima valutazione dei fatti inerente l’irritualità della procedura che sinora non vede coinvolto il Ministero come autorità centrale competente”. E aggiunge: “Solo domani faremo le nostre valutazioni sulla base della documentazione che ci verrà eventualmente trasmessa”.
Se verificata, e se non ci fossero ulteriori documenti a smentirla, la mail potrebbe coinciderebbe con la versione dei fatti offerta dal ministro il 5 febbraio nell’aula di Montecitorio. Quanto alla capo di gabinetto, che in una mail aveva chiesto “massimo riserbo” invitando a usare la piattaforma Signal, e non quella ufficiale, ha sostenuto che si tratta di una piattaforma usata dai dirigenti del ministero quando sono in ballo questioni particolarmente delicate. Sta al Tribunale dei ministri accertare la dinamica e la tempistica dei fatti in quei due giorni. Ma quel che è certo è che il ministero, pur sapendo che il fascicolo sarebbe arrivato di certo lunedì 20, non ha fatto nulla per accelerare i tempi e impedire che Almasri tornasse in libertà. La responsabilità penale è in forse. Quella politica no.











