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di Vitalba Azzollini*

Il Domani, 10 settembre 2025

L’iscrizione nel registro degli indagati della capo di gabinetto di Nordio, Giusi Bartolozzi, rischia di avere ripercussioni sul piano politico, facendo emergere le responsabilità di ministri e sottosegretari, anche se salvati dal Parlamento. Per questo la maggioranza cercherà di sottrarla al percorso ordinario della giustizia. Ci si aspettava che anche la capo di gabinetto del ministro Carlo Nordio, Giusi Bartolozzi, fosse chiamata a rispondere del ruolo svolto nel caso di Osama Njeem Almasri, il comandante libico arrestato e poi rimpatriato con volo di Stato nel gennaio scorso, e così è stato. Bartolozzi è stata iscritta nel registro degli indagati dalla procura di Roma per il reato di cui all’art. 371-bis del codice penale, che punisce chiunque, tra l’altro, “rende dichiarazioni false ovvero tace, in tutto o in parte, ciò che sa” dinanzi al pubblico ministero o al procuratore della Corte penale internazionale. Bartolozzi era stata sentita dal PM del Tribunale dei ministri sul caso Almasri.

Dalle pagine della richiesta di autorizzazione a procedere nei riguardi del guardasigilli, del ministro Matteo Piantedosi e del sottosegretario Alfredo Mantovano, emerge la posizione cruciale di Bartolozzi nella vicenda relativa al torturatore libico: in particolare, la funzionaria avrebbe avuto la possibilità di far firmare al ministro il provvedimento finalizzato a evitarne la liberazione, ma ciò non avvenne. Il Tribunale ha definito la ricostruzione della capo di gabinetto “una versione da ritenere sotto diversi profili inattendibile e, anzi, mendace”, date le contraddizioni e le incoerenze logiche in cui è incorsa. Ed è di questo che la “zarina” oggi viene chiamata a rispondere.

La vicenda sottende una questione abbastanza complessa. Per Bartolozzi si è aperto l’ordinario percorso giudiziario, separandone le sorti rispetto a quelle di Nordio, che invece potrà essere sottoposto a giudizio solo nel caso di autorizzazione della Camera. Ma la mancata estensione alla funzionaria dello stesso regime speciale previsto per il ministro potrebbe dare luogo a problemi che virano dall’ambito giuridico a quello politico. Proviamo a districare la matassa.

La normativa vigente (legge costituzionale n. 1/1989) prevede la procedura davanti al Tribunale dei ministri solo per i reati “commessi dal Presidente del Consiglio o dai ministri nell’esercizio delle loro funzioni”. Ma la legge (n. 219/1989) dispone altresì che “se il procedimento è relativo ad un reato commesso da più soggetti in concorso tra loro” - quindi, non solo ministri, ma anche soggetti terzi che, pur non essendo ministri, sono comunque coinvolti - la Camera cui è stata richiesta l’autorizzazione deve indicare quali di questi soggetti possono ritenersi “scudati” e quali, invece, possono essere sottoposti a procedimento penale.

Nel caso Almasri, tuttavia, il Tribunale dei ministri non ha sottoposto al Parlamento la valutazione della posizione di Bartolozzi ai fini dell’autorizzazione a procedere, pur avanzando - come detto - seri dubbi di credibilità circa la sua testimonianza. Quindi, il Parlamento stesso non potrebbe evitarle l’iter giudiziario.

Cosa può accadere ora - È praticamente certo che la maggioranza assoluta della Camera respingerà l’autorizzazione a procedere nei confronti di Nordio, Piantedosi e Mantovano. Pertanto, il rischio è che soltanto Giusi Bartolozzi finisca sotto processo, ed eventualmente sia condannata per la vicenda Almasri. Una simile possibilità comporterebbe rilevanti conseguenze giuridiche, che finirebbero inevitabilmente per avere pesanti ripercussioni politiche. Ministri e sottosegretario sarebbero stati salvati dal Parlamento, ma sul piano politico rischierebbero un “processo indiretto”. E se dalle carte del procedimento contro Bartolozzi emergessero loro responsabilità, anche se formalmente non giudicati, sostanzialmente lo sarebbero, ottenendo una condanna implicita.

Per tutti questi motivi ci si può attendere che, come ipotizzato da alcuni costituzionalisti, la Camera si attivi mediante la Giunta per le autorizzazioni a procedere: innanzitutto, chiedendo al Tribunale dei ministri chiarimenti sulla mancata domanda di autorizzazione a procedere anche nei confronti di Bartolozzi; e poi sollevando un conflitto di attribuzioni, vale a dire accusando il Tribunale di avere, con tale omissione, impedito alla Camera di esercitare le proprie prerogative costituzionali, e cioè di valutare se anche la capo di gabinetto, oltre a ministri e sottosegretario, avesse agito in nome di un superiore interesse pubblico e, quindi, potesse essere sottratta a un processo. Insomma, la maggioranza cercherà in ogni modo di evitare che Bartolozzi vada a giudizio. Lo scontro tra politica e magistratura, data la posta in gioco, stavolta sarà forse più cruento di quelli precedenti.

*Giurista