di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 25 settembre 2026
Il governo ha risposto a Roberto Giachetti di Italia viva sul caso di Gilberto Cavallini e la sua risposta si chiude con una data: 5 novembre 2028. Fino a quel giorno l’ex Nar, condannato in via definitiva per la strage di Bologna, resterà in isolamento diurno. Lo ha messo a verbale mercoledì scorso, in commissione Giustizia della Camera, il sottosegretario agli Affari esteri Massimo Dell’Utri, chiamato a rispondere per l’esecutivo all’interrogazione del deputato di Italia viva. Pochi minuti dopo Giachetti si è dichiarato non soddisfatto. E ha aggiunto un fatto che nella risposta non compare: nel frattempo Cavallini è stato trasferito da Rebibbia al carcere di Parma, dove, racconta il deputato, ad agosto gli veniva negata persino l’ora d’aria.
Il sottosegretario ha scelto una linea netta. La vicenda, ha detto, “è stata oggetto di vaglio giurisdizionale” e “ogni profilo controverso è stato esaminato e risolto nelle sedi competenti”. Il provvedimento definitivo stabilisce che l’isolamento, cominciato il 6 novembre 2025 nella casa di reclusione di Roma Rebibbia, terminerà il 5 novembre 2028. Tre anni tondi. “Questa è la decisione passata al vaglio dell’autorità giudiziaria e questa decisione deve essere eseguita”.
Il vaglio a cui si richiama il governo ha una sequenza nota. Il 15 gennaio 2025 la condanna per la strage di Bologna passa in giudicato. La legge, per chi riporta più ergastoli, prevede come sanzione accessoria l’isolamento diurno fino a tre anni, misura incompatibile con la semilibertà. Il giudice di sorveglianza di Perugia riconosce il percorso rieducativo di Cavallini, ma revoca la semilibertà e dispone l’isolamento. La difesa, affidata all’avvocato Gabriele Bordoni, ricorre in Cassazione: il 19 marzo il ricorso viene respinto. Su questa catena di decisioni il governo costruisce la propria risposta, senza aggiungere altro.
Per capire cosa manca in queste righe bisogna tornare alle domande di partenza. L’interrogazione, depositata il 3 giugno, nasceva da un paradosso che Il Dubbio aveva raccontato fin dall’inizio. Cavallini era in semilibertà dal 2017 e nel corso della lunga detenzione aveva ottenuto numerosi permessi premio. Le regole penitenziarie però non consentono di concedere benefici a chi non abbia già scontato l’isolamento diurno. Delle due l’una. Se l’isolamento era stato eseguito, come sostiene la difesa indicando il carcere di Opera, applicarlo di nuovo è un errore; se invece non lo era mai stato, qualcuno ha concesso i benefici senza rispettare le norme. Giachetti chiedeva al ministro della Giustizia se fosse vero che Cavallini non aveva mai scontato la sanzione, per quale ragione il Dap non l’avesse applicata nonostante la circolare del 14 maggio 2002 che ne sollecitava l’esecuzione, se si intendessero avviare verifiche disciplinari e se fossero stati sanzionati i magistrati che avevano concesso i benefici. Voleva sapere anche come venisse eseguito, in concreto, l’isolamento.
Su tutto questo la risposta tace. Riafferma un principio: “La giurisprudenza è consolidata: l’isolamento diurno, quale sanzione aggiuntiva all’ergastolo, è incompatibile con la semilibertà”, e lo difende sul terreno dei valori. “Affermarlo non significa negare la funzione rieducativa della pena”, ci tiene a sottolineare. “Significa, al contrario, tenere insieme umanità del trattamento, responsabilità individuale e certezza della sanzione”. Sulle modalità di esecuzione, Dell’Utri ricorda che anche durante l’isolamento l’ordinamento garantisce l’accesso al lavoro, all’istruzione, alla formazione e alle funzioni religiose. È quanto prevede il comma 4 dell’articolo 73 del regolamento penitenziario, il Dpr 230 del 2000, che Giachetti aveva citato proprio per chiedere come venisse applicato a Cavallini. Del carcere di Opera, della circolare del 2002, di eventuali responsabilità dell’amministrazione penitenziaria o dei magistrati di sorveglianza non c’è una parola. L’ultima frase è un impegno: l’amministrazione, nel rispetto della legge e dei provvedimenti giurisdizionali, “garantirà l’esecuzione della pena e la relativa funzione rieducativa”.
Parma, l’ora d’aria negata - Il regolamento della Camera concede all’interrogante cinque minuti per dire se è soddisfatto. Giachetti li usa per contestare la risposta riga per riga. Il sottosegretario, a suo giudizio, si è limitato ad attingere alla normativa vigente, non ha risposto agli interrogativi posti e non ha considerato ciò che è accaduto dopo il deposito dell’atto. Un fatto, per il deputato, è inconfutabile: dal 6 novembre 2025 lo Stato tiene in completo isolamento un uomo di 73 anni, che ne ha trascorsi 43 in carcere e che la magistratura di sorveglianza aveva ritenuto riabilitato, tanto da concedergli nove anni fa la semilibertà. Un regime che Cavallini ha rispettato alla lettera, dedicandosi anche all’assistenza di un ragazzo straniero con disabilità.
Poi Giachetti entra nel cuore della questione. Per riportarlo in cella dopo la condanna per la strage di Bologna, arrivata 45 anni dopo i fatti, pubblici ministeri e giudici hanno stabilito che Cavallini non aveva ancora scontato i tre anni di isolamento previsti. Conclusione che il deputato considera del tutto opinabile e spiega perché. Se davvero fosse così, i magistrati non avrebbero potuto concedergli alcun beneficio fin dal 1995. Lo hanno fatto.
I permessi premio, la semilibertà del 2017: tutto concesso da giudici che, se la ricostruzione di oggi fosse esatta, avrebbero dovuto dire di no. C’è poi la faccenda dei diari: per negligenza, accusa Giachetti, l’amministrazione penitenziaria non ha conservato i registri in cui erano annotate le modalità di esecuzione della pena nei diversi istituti dove Cavallini è stato recluso nel corso dei decenni. E l’isolamento diurno va scontato all’inizio della pena. Perché mai il Dap non glielo avrebbe fatto scontare a suo tempo? Quella in corso su un uomo ormai anziano e pienamente riabilitato è, nelle sue parole, una “vergognosa regressione trattamentale”, vietata dalle nostre leggi e dalla Corte europea dei diritti dell’uomo.
Arrivano quindi gli sviluppi che la risposta ignora. Dopo il deposito dell’interrogazione e dopo la mobilitazione in suo favore, culminata in una maratona oratoria, Cavallini è stato spostato da Rebibbia al carcere di Parma. Lì l’isolamento totale è proseguito. Ad agosto, riferisce Giachetti, gli veniva negata perfino l’ora d’aria, e per porre fine a quella che il deputato definisce un’ulteriore e gratuita violazione dei diritti umani è servito l’intervento di Rita Bernardini e dell’associazione “Nessuno tocchi Caino”.
La chiusura è un’allusione. Giachetti dice di sapere che tra i sottosegretari del ministero della Giustizia c’è chi ha mostrato apertamente di essere insensibile al miglioramento del trattamento dei detenuti, arrivando a fare riferimento alla mancanza d’aria durante i trasferimenti. Il riferimento, anche se non fa nomi, è chiaramente all’ex segretario Andrea Delmastro. Rivendica il diritto di respirare e di vedere almeno uno spicchio di cielo come una garanzia che uno Stato democratico deve assicurare. Il presidente della commissione, Ciro Maschio, dichiara concluse le interrogazioni. Resta la data scritta nella risposta del governo. Restano, senza replica, le domande su Opera, sui diari che nessuno ha conservato e su come sia stato possibile concedere per decenni benefici a un uomo che, secondo pm e giudici, l’isolamento non l’aveva mai scontato.









