farodiroma.it, 29 luglio 2019
Il Garante dei detenuti scrive all'Arma dei Carabinieri e alla Procura di Roma. Il pg Salvi precisa: interrogati senza torture. A seguito della pubblicazione sulla stampa di una fotografia ritraente il sospettato per l'omicidio del Vice-Brigadiere Cerciello Rega, mentre si trovava ammanettato e con gli occhi bendati all'interno di una struttura dei Carabinieri, il Garante nazionale delle persone private della libertà, Mauro Palma, ha inviato una lettera al Comandante provinciale dei Carabinieri di Roma, Francesco Gargaro e, per conoscenza, al Comandante generale dell'Arma, Giovanni Nistri, esprimendo profondo disappunto per un episodio grave di lesione della dignità di una persona privata della libertà, che peraltro testimonia una pratica configurabile come trattamento inumano e degradante.
Ritenendo altrettanto grave il comportamento di chi ha permesso o tollerato tale condotta senza denunciarla alle autorità competenti prima che emergesse attraverso la diffusione della foto, il Garante nazionale ha apprezzato l'intervento del Comandante Generale in termini di forte dichiarazione d'inammissibilità di tali comportamenti, di avvio di una indagine interna e di preannuncio di conseguenti provvedimenti nei confronti dei responsabili.
Il Garante vigilerà sullo sviluppo di quanto annunciato. Tuttavia, nella sua lettera, il Garante sottolinea la necessità che si agisca preventivamente sul piano della formazione culturale di chi esercita il difficile compito di tutelare sicurezza e diritti.
Contestualmente, il Garante nazionale ha segnalato il caso alla competente Procura della Repubblica di Roma, contenente le proprie valutazioni sull'episodio. Da parte sua il Procuratore Generale di Roma Giovanni Salvi, comunica, ai fini dell'accertamento delle responsabilità disciplinari derivanti dall'uso di mezzi di costrizione su persona in stato di custodia e dalla diffusione di una fotografia della persona in manette, di aver avviato indagini disciplinari.
Le informazioni fornite dalla Procura della Repubblica di Roma circa le modalità con le quali è stato condotto l'interrogatorio consentono di escludere ogni forma di costrizione in quella sede: Gli indagati sono stati presentati all'interrogatorio liberi nella persona, senza bende o manette. All'interrogatorio é stato presente un difensore. Inoltre l'interrogatorio é stato condotto da due magistrati, è stato registrato e ne è stato redatto verbale integrale".
Salvi sottolinea inoltre che gli indagati sono stati avvertiti dei loro diritti. Le indagini proseguono per accertare chi, per quali ragioni e per disposizione di quale autorità abbia bendato l'indagato e abbia ritenuto di tenere l'indagato in manette; si accetteranno anche eventuali responsabilità per omessa vigilanza.










