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di Vladimiro Zagrebelsky


La Stampa, 29 luglio 2019

 

L'estrema gravità della vicenda di droga e denaro che ha visto l'uccisione del carabiniere Mario Cerciello Rega si è ora aggiunto un fatto allarmante: uno dei due arrestati, nell'ufficio dei carabinieri era tenuto seduto ammanettato dietro la schiena, bendato.

Così costretto è stato fotografato. La fotografia è stata fatta giungere ai giornali. Il fatto mette in discussione metodi di condotta adottati da parte di carabinieri. Pesa ancora la vicenda dell'uccisione di Cucchi e della lunga copertura gerarchica delle relative responsabilità, che ha sfregiato l'immagine dell'Arma, cui contribuiscono ogni giorno la dedizione, la professionalità, il coraggio delle migliaia di carabinieri in servizio.

Una serie di domande deve avere risposta. Inammissibile sarebbe pretendere che la vicenda si chiuda con il trasferimento del carabiniere che avrebbe preso l'iniziativa di bendare l'arrestato. Il contesto in cui quel trattamento è stato imposto a un arrestato - un ufficio dei carabinieri - e la rigida struttura gerarchica dell'Arma indica che ben altro occorre accertare e valutare. Da dove veniva la benda messa sugli occhi di quell'arrestato in attesa di interrogatorio?

Escluso che esista un protocollo di condotta che ne preveda l'uso negli uffici dei carabinieri, vi era però in quell'ufficio una simile prassi? È difficile pensare che in una vicenda tanto grave, in cui si indagava sulla uccisione di un collega, quella bendatura sia frutto della iniziativa occasionale di un singolo carabiniere. Nessun ufficiale aveva preso la direzione? Come e quando era stata informata la Procura della Repubblica? Come è stato trattato l'altro arrestato?

Le domande che si pongono e chiedono risposta credibile sono numerose. Partiamo dal fatto certo: la fotografia e la sua pubblicazione. Sembra si tratti di fotografia non ufficiale, ma "rubata". Segno dell'esistenza tra i carabinieri operanti di dissenso sul metodo usato nei confronti dell'arrestato? Qualcuno ha voluto tar conoscere all'esterno ciò che all'interno si svolgeva. Il richiamo ai colleghi, il ricorso ai superiori sono stati ritenuti inutili?

Le regole italiane ed europee indicano che le restrizioni imposte agli arrestati sono giustificate se ridotte allo stretto indispensabile. L'uso delle manette è ammesso quando vi è pericolo di fuga o di violenza da parte dell'arrestato. Escluso il pericolo di fuga, bisognerebbe pensare che il ragazzo fosse ritenuto pericoloso. Strano in quella situazione concreta. Nessuna giustificazione però emerge per l'uso della benda sugli occhi, per impedirgli di vedere.

Di vedere dove si trovava e vedere chi lo attorniava e gli parlava. Il primo effetto della bendatura è lo spaesamento, l'incertezza, la paura. È incompatibile con le regole di rispetto della libertà psicologica della persona. L'impossibilità di identificare coloro che si occupano di chi è stato privato della vista è l'ulteriore effetto.

È da sperare che quell'arrestato non dica, nel corso dell'indagine, di essere stato minacciato e di non poter indicare i responsabili proprio a causa della bendatura. Non sappiamo ora cosa l'arrestato abbia detto al pubblico ministero nell'interrogatorio in cui avrebbe ammesso sue responsabilità. Il magistrato del pubblico ministero si è reso conto della condizione da cui l'interrogato proveniva e verso cui probabilmente stava per tornare?

Sappiamo che davanti al giudice ha scelto di non rispondere. Gli interrogativi troveranno forse risposta in seguito. Essi però indicano come il trattamento imposto all'arrestato sia capace di inquinare il seguito dell'indagine giudiziaria e il giudizio che la concluderà. L'esperienza indica che ogni deroga alle regole di comportamento si dimostra una scorciatoia che conduce a esiti opposti a quelli voluti.

Tutti noi cittadini dobbiamo pretendere la scrupolosa correttezza in ogni occasione negli uffici pubblici, tanto più quando si tratti degli uffici in cui lo Stato esercita il suo monopolio della forza legittima. In qualunque circostanza entrare dai carabinieri o dalla polizia di Stato deve garantire sicurezza e rispetto della legge. Quella fotografia ci mette di fronte alla prova che quella sicurezza non è garantita. A quel possibile assassino soltanto? No, a ciascuno di noi.