di Luigi Ferrarella
Corriere della Sera, 13 maggio 2025
Torna a delinquere il 69% di chi sconta la pena tutta e solo in carcere, ma, siccome non “si vede”, neppure fa interrogare sul perché lo si accetti visto che nessun consumatore accetterebbe una fabbrica che rivendesse i suoi prodotti difettosi 7 su 10, o un ospedale che su cento malati dimessi ne rispedisse 70 di nuovo al Pronto soccorso. Non “si vede” anche che torni a delinquere solo il 17% di chi al contrario sconta parte della pena in misura alternativa al carcere, e addirittura solo il 5% di chi lavora all’esterno. E non “si vede” che solo l’1,2% in 5 anni abbia commesso un reato durante i benefici e se li sia perciò visti revocare.
Invece “si vede”, eccome, il detenuto che la sera non torna in carcere dal lavoro esterno diurno, e si getta dalle terrazze del Duomo dopo aver ucciso una collega e quasi ucciso un collega nell’hotel che l’aveva assunto: specie se nel 2018, per l’assassinio nel 2016 di una 23enne tunisina, a Santa Maria Capua a Vetere aveva avuto 14 anni e 3 mesi grazie soprattutto alla riduzione del rito abbreviato, rito che oggi (per legge dal 2019) non gli sarebbe stato più possibile su un’accusa in teoria da ergastolo.
Certo quell’1,2% è tutta la vita di persone che se la sono vista togliere; è carne delle famiglie stravolte; e ora è tarlo per chi a Bollate e in Tribunale aveva selezionato il detenuto per il lavoro esterno “art. 21”, beneficio concesso dal direttore del carcere Giorgio Leggieri su relazioni positive dell’equipe dell’istituto e programma approvato dal magistrato di sorveglianza Giulia Turri, nel 2013 presidente del collegio che in primo grado nel processo Ruby condannò a 7 anni il poi assolto premier Silvio Berlusconi.
Ma l’empatia non deve eclissare i numeri. Su 153.723 affidamenti in prova/detenzioni domiciliari/semilibertà tra il 2018 e il 2022, le revoche sono state 14.586 in 5 anni, pari al 9,4%. Ma le due ragioni più frequenti, “andamento negativo” e “cambio di status giuridico”, significano che il sistema a fine misura ha ritenuto non superata la prova, o che sono nel frattempo maturate precedenti pendenze giudiziarie non più compatibili con i benefici. Invece le revoche per “commissione di altri reati” in 5 anni sono state un settimo di tutte le revoche: appunto solo l’1,2% del totale dei benefici.











