di Giuliano Santoro
Il Manifesto, 11 luglio 2025
Al question time il ministro smentisce le indiscrezioni sulle sue bugie ma non entra nel merito: “Segreto istruttorio”. E sulle carceri il guardasigilli sostiene non esista relazione causale tra suicidi e sovraffollamento. Dopo che tutte le forze di opposizione, dai renziani ai rossoverdi, ne hanno chiesto le dimissioni per il pasticcio del rimpatrio di Elmasry e le rivelazioni che smentiscono buona parte della ricostruzione che lui stesso aveva fornito davanti al parlamento, Carlo Nordio rigetta ogni accusa. Fin dal mattino, quando si affaccia alla conferenza sulla ricostruzione dell’Ucraina all’Eur e nelle ore successive, quando si presenta in aula Palazzo Madama per sessanta minuti di question time, durante il quale il ministro della giustizia sciorina il latinorum e le frasi ad effetto pur di distogliere l’attenzione dalle troppe zone d’ombra circa la vicenda del generale libico ricercato dalla Corte penale internazionale.
La minoranza inchioda Nordio alle sue affermazioni. E alla discordanza tra quanto aveva detto per spiegare la vicenda quando aveva assicurato di essere stato informato dell’arresto di Elmasry soltanto il 20 gennaio, dunque non in tempo per perfezionare il suo trattenimento. Ma, come si è appreso nei giorni scorso,la sua capo di gabinetto Giusi Bartolozzi aveva inviato già il 19 gennaio una una mail ai collaboratori nella quale, con oggetto proprio l’arresto di Elmasry si invitava alla massima prudenza e si intimava di usare Signal, sistema di messaggistica impermeabile a intercettazioni. Tutto ciò, bisogna ricordare, avveniva prima che venisse disposta la liberazione e il rimpatrio con volo di stato per la carenza degli atti ministeriali del generale libico.
Nordio, appunto, nega. Dice che ciò che è trapelato corrisponde al falso ma che di più non può dire, dunque non spiega, perché la faccenda è oggetto di indagine al tribunale dei ministri. Dribbla la faccenda tra una smentita, la citazione procedurale e, come poteva mancare, l’invocazione della macchinazione politica nei suoi confronti, che sarebbe colpevole di portare avanti la riforma della giustizia e la separazione delle carriere. “Tutto quello che è stato scritto e che ho letto in questi giorni è un poco come le leggende - spiega ai cronisti uscendo dall’aula - Sono alcune verità corredate di molte invenzioni. Ma non posso entrare nei particolari perché c’è il famoso segreto istruttorio”. E ancora, a chi gli chiede di essere almeno più puntuale circa le clamorose discrepanze emerse sulla vicenda: “Da ex magistrato sarebbe improprio se entrassi nei dettagli di una indagine che è in corso - prosegue Nordio - Quando saranno esibiti gli atti, potrete vedere chi aveva ragione e chi aveva torto. Però posso dire che quello che ho letto non corrisponde a verità, al parlamento ho sempre detto la verità. Quando saranno esibiti gli atti e il tribunale dei ministri avrà fatto le sue valutazioni potremo parlarne a ragione veduta”. Le opposizioni considerano di avere ulteriori ragioni per chiedere che il ministro faccia un passo indietro, la maggioranza tiene la linea e spera che il pasticcio sul macellaio libico che ha investito il governo sia dimenticato il più presto possibile. La decisione del tribunale dei ministri, che ha indagato anche Matteo Piantedosi, Alfredo Mantovano e Giorgia Meloni è attesa a giorni. Nordio deve rispondere anche di omissione di atti d’ufficio ma la richiesta di autorizzazione a procedere verrebbe respinta dalla maggioranza. Il tribunale depositerà gli atti alla procura ordinaria, che potrà poi muoversi per valutare altre posizioni, come quella di Bartolozzi, sentita come persona informata dei fatti.
L’apparizione al senato di Nordio è stata occasione per evidenziare il doppiopesismo finto-garantista che contraddistingue questa gestione. Perché quando si è trattato di rispondere sul tema dell’emergenza carceri, e dunque di cimentarsi con una questione di diritto che riguarda gli ultimi, il ministro non si è fatto alcun problema nello sciorinare praticamente tutti i punti fermi della destra più forcaiola. Dal rifiuto di prendere in considerazione misure alternative e riduzioni delle pene per sfoltire le galere all’affermazione secondo la quale non esisterebbe alcuna correlazione tra l’affollamento delle prigioni e l’alto tasso di suicidi nelle celle. “Per i suicidi la nostra massima attenzione è sull’aiuto psicologico affinché la situazione di dolore venga attenuata da un sostegno e dall’attenzione di persone preparate”, ha proclamato Nordio. C’è chi ha diritto a un volo di stato per tornarsene a casa e chi, se è fortunato, può farsi al massimo un colloquio con no psicologo.











