di Angiola Petronio
Corriere di Verona, 30 marzo 2025
Il ricordo Moussa viene ricordato nel presidio a lui dedicato davanti alla stazione di Porta Nuova, dove è morto. “Verità e giustizia per Moussa Diarra”. È quanto chiede la petizione nazionale lanciata sul caso del 26enne maliano ucciso lo scorso 20 ottobre in stazione a Porta Nuova. Tra i firmatari Ilaria Cucchi, Mimmo Lucano e Luca Casarini. Richiamo l’Arena di Pace, quella con Papa Francesco dello scorso maggio. “A quell’Arena di Pace il tema che Verona ha celebrato, dal sindaco in giù, era “quando verità e giustizia si baceranno”. Allora invece di fare i grandi eventi così e basta, quella cosa lì bisogna tradurla nel concreto di tutti i giorni. E così, per me, Moussa diventa la traduzione di quell’Arena di Pace: per lui, come per ogni essere umano, verità e giustizia si devono incontrare, si devono baciare. Quindi noi vogliamo verità e giustizia”. Le parole sono quelle di Luca Casarini, ex portavoce delle Tute Bianche, tra i fondatori e capomissione della ong Mediterranea Saving Humans. C’è anche la sua tra le prime firme della petizione lanciata ieri sulla piattaforma Change che chiede “politiche di cura e non di repressione - Verità e Giustizia per Moussa Diarra”, il 26enne maliano ucciso da uno dei tre colpi di pistola sparati da un agente della polfer davanti alla stazione di Porta Nuova la mattina del 20 ottobre scorso dopo che - in forte stato confusionale da alcune ore senza che nessuno avesse chiamato un’ambulanza - aveva distrutto alcune vetrine.
Petizione che fa travalicare il caso di Moussa da Verona, per farlo approdare a un contesto nazionale e che vede, come primi firmatari, anche il presidente dell’Alto Consiglio della Comunità maliana in Italia Mahamoud Idrissa, l’europarlamentare ed ex sindaco di Riace Mimmo Lucano , i senatori Ilaria Cucchi e Peppe De Cristofaro, i deputati Francesca Ghirra e Marco Grimaldi e il cantautore Pierpaolo Capovilla, a fianco dei promotori veronesi: i docenti dell’università Donata Gottardi, Roberto Leone e Ivan Salvadori, con don Marco Campedelli, Andrea de Manincor e Gloriana Ferlini, la pastora della Chiesa valdese Laura Testa e il “prete degli ultim” don Paolo Pasetto, gli psichiatri Carlo Piazza e Francesca Gomez, la consigliera comunale Jessica Cugini, l’attivista Alberto Sperotto, insieme a 32 tra partiti, sindacati e realtà associative della provincia scaligera, laiche e cristiane.
Sono oltre 5 mesi che il corpo di Moussa è all’istituto di medicina legale di Borgo Roma. E, ad oggi, gli avvocati della famiglia di Moussa, non hanno ancora potuto vedere l’esito delle perizie d’ufficio e le immagini delle telecamere. In quella petizione viene chiesto, tra le altre cose, “alla procura della Repubblica di Verona di porre gli avvocati e i periti delle parti offese nelle condizioni di svolgere al meglio il loro lavoro. Chiediamo un’indagine rigorosa e un processo serio e trasparente che accerti la verità. Chiediamo alle istituzioni locali, regionali, nazionali ed europee, di realizzare politiche di cura che garantiscano la vita, la dignità e la sicurezza delle persone più vulnerabili. Chiediamo politiche e servizi pubblici per la salute mentale. Chiediamo, nei confronti dei migranti e delle persone senza dimora, politiche inclusive e non discriminatorie e criminogene”, organizzando anche una raccolta fondi per le spese legali. Spiega, Casarini, che quell’istanza l’ha firmata “innanzitutto perché questo ragazzo abbia riconosciuti il rispetto e la dignità che non ha avuto in vita. Per me è già importante che facciamo il suo nome e cognome, che pensiamo che sia un cittadino, che sia una persona degna di essere ricordata ma, soprattutto, tenuta in considerazione anche per le ingiustizie della vita che, in generale, ha subìto”. Ragiona che “in questo tempo c’è bisogno di cercare la giustizia, non è scontata. È un principio, è un modo di trattare gli esseri umani e siccome un essere umano è stato vittima di un’uccisione con un’arma da fuoco, gli è stata tolta la vita, allora questo essere umano anche se era povero e anche se era migrante ha diritto alla giustizia, perché la giustizia non è una proprietà privata di quelli “perbene”.
Per Casarini “è fondamentale fare di tutto perché questo caso non venga insabbiato, non venga sottratto alla giustizia, perché tanto si tratta di un immigrato, perché tanto si tratta di uno che “non è come noi”. Aggiunge che “perdere la vita di Moussa, di un essere umano, è stata una cosa tragica per Verona, per tutti noi, anche se Moussa era un povero, anche se Moussa era un migrante, perché la vita è sacra e questo è un altro nodo che deve interrogarci quando parliamo di queste cose”. Sferza la città, Luca Casarini. “Verona è anche la città di San Zeno, del vescovo moro. Bisogna sempre sperare che le cose cambino. E a farle cambiare siamo noi. Tanti dicono “speriamo che Verona cambi”. La speranza è un agire, quindi io credo che anche questa petizione e il caso di Moussa siano un’occasione per cambiare. È la speranza di cambiare”.











