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di Valentina Errante

 

Il Messaggero, 2 luglio 2019

 

Il Csm paralizzato da indagini e astensioni. L'azione disciplinare nei confronti di Luca Palamara, il procuratore generale della Cassazione, Riccardo Fuzio, l'ha promossa ugualmente, senza pensare di astenersi.

Anzi, per il pm romano, indagato a Perugia per corruzione e protagonista degli incontri con i membri del Csm e i parlamentari Luca Lotti e Cosimo Ferri, per gestire le nomine ai vertici delle Procure, ha chiesto la misura cautelare (per nulla dovuta) più pesante: sospensione dalla funzione e dallo stipendio.

Eppure, lo scorso 21 maggio era proprio Fuzio a parlare con Palamara: in auto, intercettato grazie al trojan installato nel cellulare dell'ex presidente dell'Anm, gli dava notizie dell'indagine che lo riguarda e discuteva di nomine, facendo conti esatti per arrivare all'elezione di Marcello Viola a capo della procura di Roma. E la rivelazione del segreto istruttorio è stata contestata, nell'atto di incolpazione, al consigliere Luigi Spina, indagato a Perugia e costretto alle dimissioni.

Oggi la sezione disciplinare, chiamata a decidere, si chiuderà con un nulla di fatto. Di certo Fuzio non si presenterà all'udienza a porte chiuse: Palamara ha ricusato Sebastiano Ardita, consigliere del Csm e componente supplente del disciplinare, tirato in ballo nelle intercettazioni, che avrebbe dovuto sostituire Giuseppe Cascini, che ha deciso di astenersi in quanto titolare dell'inchiesta che ha coinvolto Palamara ed è che stata trasmessa a Perugia.

Anche Marco Mancinetti e il vicepresidente del Csm, David Ermini, hanno scelto l'astensione in quanto tirati in ballo nelle intercettazioni. Oggi il terna sarà la ricusazione, ed è probabile che si rinvii tutto a ottobre, dopo le elezioni suppletive dei componenti del Consiglio che dovranno sostituire gli astenuti. Nel ruolo di pm non ci sono infatti altri componenti supplenti.

Ma intanto su Palazzo dei Marescialli si abbatte un'altra tegola, con le imbarazzanti conversazioni di Fuzio. Il pg a Luigi Spina, Gianluigi Morlini, Antonio Lepre e Corrado Cartone, costretti alle dimissioni, e a Paolo Criscuoli, ancora autosospeso dopo la diffusione delle intercettazione della cena con i parlamentari e Palamara per discutere di nomine, ha infatti contestato nell'atto di incolpazione che "si è determinato l'oggettivo risultato che la volontà di un imputato abbia contribuito alla scelta del futuro dirigente dell'ufficio di procura deputato a sostenere l'accusa nei suoi confronti". Adesso anche la posizione di Fuzio, membro di diritto del Consiglio e componente del comitato di presidenza, è in bilico.