di Enrica Riera e Stefano Vergine
Il Domani, 25 marzo 2025
Gli unici ad aver ammesso di possederlo sono le due agenzie di sicurezza del governo. Ma hanno escluso di averlo utilizzato per monitorare le vittime emerse finora. Ora, ha appreso Domani, c’è un’altra certezza: l’Aise lo ha usato per intercettare persone legate al mondo dell’immigrazione clandestina, anche in assenza di reati. Una nuova audizione davanti al Copasir e un nuovo dato, finora inedito, che potrebbe segnare una svolta sulla vicenda. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano verrà nuovamente sentito dal Comitato parlamentare che si occupa di sicurezza nazionale nel pomeriggio di martedì 25 marzo alle 14. In base a quanto apprende questo giornale, l’obiettivo è quello di approfondire il caso e provare a dare un nome a coloro che hanno utilizzato lo spyware israeliano a zero click nei confronti di attivisti e giornalisti italiani. Un fatto su cui, coordinati dalla Dna, stanno indagando anche le cinque procure d’Italia (Roma, Napoli, Bologna, Palermo e Venezia) presso cui sono state presentate le denunce delle vittime del software di proprietà appunto della Paragon solutions. Le indagini, poi, sono state delegate alla Polizia Postale, sede centrale.
Immigrazione clandestina - Intanto, come detto, a emergere è un particolare importante. Durante le audizioni a palazzo San Macuto delle scorse settimane sia l’Aisi sia l’Aise, agenzie per la sicurezza interna ed esterna del Paese, hanno ammesso l’uso di Graphite ma non nei confronti dei soggetti coinvolti. E cioè di Luca Casarini, referente della ong Mediterranea Saving Humans, dell’armatore Beppe Caccia e del giornalista di Fanpage Francesco Cancellato. Ma ecco il nuovo particolare: l’intelligence, in base a quanto apprende Domani, avrebbe anche utilizzato il software nei confronti di persone che hanno avuto a che fare con fatti legati all’immigrazione clandestina. Persone che non necessariamente avrebbero compiuto reati in merito. Dunque nell’ambito di attività di monitoraggio di potenziali target che avrebbero potuto condurre a piste valide sulle quali indagare.
I vertici dei servizi avrebbero inoltre compiuto le attività in questione, quelle di intercettazione tramite Graphite, nella piena legalità. Di conseguenza, si immagina, con le autorizzazioni degli organi preposti a farlo e cioè con il via libera del procuratore generale di Roma, che è la figura deputata a firmare i decreti di intercettazione preventiva che restano coperti da segreto. Inoltre, anche l’ultima relazione presentata dal Dipartimento per le informazioni della sicurezza (Dis) confermerebbe tale pratica, o meglio il focus dei servizi sul tema dell’immigrazione. Un particolare fondamentale, quest’ultimo, che porta a porsi diverse domande: chi sono le persone, legate all’immigrazione clandestina, intercettate anche in assenza di reati seppur con le dovute autorizzazioni? E c’è dell’altro.
Se l’Aisi e l’Aise davanti al Copasir hanno ammesso l’utilizzo di Graphite ma non nei confronti dei giornalisti e degli attivisti citati, la presidenza del Consiglio dei ministri non sembra averlo mai escluso, l’utilizzo, nei confronti degli attivisti. In una nota del 5 febbraio scorso Palazzo Chigi del resto scrive: “In merito a quanto pubblicato da alcuni organi di stampa su presunte attività di spionaggio che avrebbero riguardato operatori dell’informazione, la Presidenza del Consiglio esclude che siano stati sottoposti a controllo da parte dell’intelligence e quindi del Governo i soggetti tutelati dalla legge 3 agosto 2017, numero 124 (Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica e nuova disciplina del segreto), compresi i giornalisti”. E gli attivisti?
In più sulla legge 124 è importante il dibattito giurisprudenziale in corso: posto che per le cosiddette garanzie funzionali c’è esclusivo bisogno dell’autorizzazione del presidente del Consiglio o delle sue autorità delegate, le intercettazioni possono rientrare nella categoria e quindi prescindere dall’autorizzazione della procura generale?
A ogni modo se questa novità - quella sull’utilizzo di Graphite per intercettare figure legate al mondo dell’immigrazione clandestina - non risolve il mistero Paragon, di certo aggiunge un nuovo tassello, certificando che i nostri servizi, gli unici a possederlo, lo hanno usato su persone che si muovono nel mondo dell’immigrazione, ambiente frequentato anche dagli attivisti spiati non si sa da chi. Se tutti negano di aver usato il software della società israeliana - Carabinieri, Polizia, Penitenzia e Guardia di Finanza hanno dichiarato di non aver in uso Graphite - allora chi è stato a interessarsi dei nostri attivisti e giornalisti? L’audizione di oggi e le indagini delle inquirenti sono mirate a rispondere all’interrogativo.
Il report alla Corte penale - Proprio alle procure nel frattempo è stato consegnato il report di Citizen Lab, pubblicato dai ricercatori dell’Università di Toronto nella scorsa settimana, per illuminare le zone grigie della vicenda. Il report, redatto in collaborazione con Meta da cui è partito l’allarme nei confronti di alcuni degli spiati, verrà consegnato, oltre che al Parlamento europeo, anche alla Corte penale internazionale. “Dietro questo caso ci sono evidentemente la situazione libica e i rapporti tra servizi segreti. Grandi gruppi privati che si occupano di petrolio e armi e milizie che gestiscono il potere in quel Paese potrebbero avere avuto un ruolo. Ribadiamo la nostra denuncia pubblica delle attività di spionaggio contro gli attivisti dei diritti umani”, dicono da Mediterranea Saving Humans.
La ong non avrebbe pertanto dubbi: il filo conduttore che collegherebbe le “vittime” di Graphite sarebbe non a caso il tema delle rotte migratorie. Tuttavia ciò non spiegherebbe perché a essere stato spiato sia stato anche Francesco Cancellato, autore per la sua testata di un’inchiesta sui giovani di Fratelli d’Italia e sul mondo delle destre. Su di lui più probabile una pista interna. Ma nulla di certo, molti i segreti e interrogativi. Ancora lontana la verità.











