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di Valentina Santarpia

Corriere della Sera, 25 febbraio 2025

“Tratti sempre più inquietanti”: è la denuncia che arriva dalla segretaria del Pd Elly Schlein riguardo alla vicenda dello spionaggio di attivisti e giornalisti che avrebbe coinvolto anche un sacerdote. Si tratta di “Don Mattia Ferrari, prete attivo con Mediterranea” che “è stato spiato con un software installato sul suo telefono”. Secondo Schlein, è dunque “urgente e necessario che il governo, e in particolare Giorgia Meloni, smetta di scappare e si impegni a chiarire al Paese chi sta spiando attivisti e giornalisti, perché qui sono a rischio le fondamenta dello stato di diritto. Abbiamo chiesto al governo di dirci quali entità statali hanno autorizzato l’installazione dei software di Paragon sui cellulari spiati, e il governo non sta dando queste risposte. Che cosa sta coprendo? Perché la Presidente del Consiglio trova il tempo di partecipare a ogni convention sovranista, ma non lo trova per fare chiarezza su questi fatti gravissimi e renderne conto al Parlamento? Le italiane e gli italiani meritano risposte ed è suo dovere fornirle. Da parte mia e di tutto il Partito democratico piena solidarietà e sostegno a Don Mattia Ferrari”.

Si accoda alla richiesta Riccardo Magi, +Europa, che parla invece di “contorni agghiaccianti” e chiede: “Giorgia Meloni non può più fare finta di nulla e deve dire chiaramente cosa sta accadendo, chi è coinvolto e, soprattutto, da dove è arrivato l’ordine di intercettare queste persone”. La deputata Pd Laura Boldrini aggiunge: “Se Paragon ha affermato che questo software viene venduto solo ai governi e a determinate condizioni, Meloni non può continuare a fare finta di niente. Perché o lei non controlla più nulla, o sa e allora deve riferire in Parlamento. Il silenzio non è un’opzione”, conclude la deputata Pd.

Intanto il fondatore e capo missione della ong Mediterranea Saving Humans Luca Casarini ha fatto sapere di essere stato sentito, proprio per la vicenda Paragon, dal centro operativo per la cybersicurezza della Polizia a Palermo su delega della procura di Palermo, dove lui stesso ha presentato un esposto, e di quella di Napoli (che ha aperto un fascicolo a seguito della denuncia pronunciata dal direttore di Fanpage, Francesco Cancellato, anche lui spiato con il software Graphite di Paragon). La deposizione, durata più di 2 ore, è servita agli inquirenti per “acquisire informazioni sui tempi, sui modi e su come ho appreso il fatto di essere sottoposto all’attacco spyware” spiega Casarini. “Ho fornito indicazioni importanti - prosegue il fondatore di Mediterranea - sul contesto nel quale questo caso si è palesato: dal caso Almasri e quindi dal ruolo e dalla posizione assunta da me e da Mediterranea nel denunciare la mancata consegna alla corte penale internazionale del torturatore libico, fino alla pubblicazione delle intercettazioni secretate della procura di Ragusa e che riguardano una accusa rivolta a me e ad altri di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, che sono finite sulle prime pagine di un giornale”.

Casarini nel corso della deposizione ha parlato anche di “un account X, vicino ai servizi segreti libici, che si chiama Migrant Rescue Watch - spiega - sul quale sta già indagando la procura di Modena per minacce ricevute da don Mattia Ferrari”, lo stesso cappellano di Mediterranea Saving Humans, oggetto anche lui di intercettazioni da parte del software Graphite.

Casarini ha riscontrato inoltre che, nel periodo in cui il suo telefono è stato oggetto di intercettazioni, la batteria del dispositivo “si scaricava con estrema velocità, pur essendo un prodotto nuovo”. I prossimi passaggi adesso riguarderanno le analisi che la procura condurrà sul telefono di Casarini oggetto di spionaggio. “Il dispositivo è già in possesso della procura. Le analisi verranno condotte alla presenza dei miei avvocati, insieme ai periti di parte e ai tecnici nominati dalla procura stessa”, conclude Casarini.