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di Andrea Siravo

La Stampa, 25 gennaio 2025

L’avviso di chiusura delle indagini è stato notificato all’avvocata, lo psichiatra e consulente di parte e quattro psicologhe. Il 29 si apre il processo d’appello. “La prima cosa che m’ha detto l’Alessia è stato “Tizi, però non possiamo più parlare di niente, devo fare la mongoloide perché ci sono cimici dappertutto”. Tiziana Morandi, nota come la mantide della Brianza, lo ha riferito al pm della Dda, Francesco De Tommasi, durante una testimonianza parlando della sua compagna di cella Alessia Pifferi, la donna condannata in primo grado all’ergastolo per l’omicidio pluriaggravato della figlia Diana nel luglio 2022. La deposizione è stata raccolta nell’ambito dell’inchiesta parallela sul presunto favoreggiamento personale che avrebbero commesso in concorso l’avvocata di fiducia Alessia Pontenani e le psicologhe in servizio al carcere San Vittore. A tutti loro è stato notificato nel pomeriggio di venerdì 24 gennaio l’avviso di chiusura delle indagini preliminari, l’atto che prelude la richiesta di rinvio a giudizio.

Che un’indagine condotta dalla Polizia penitenziaria fosse in corso sull’avvocata e alcune delle psicologhe che assistono i detenuti di San Vittore era cosa già nota. L’ipotesi inquirente è che a Pifferi le professioniste abbiano fornito un’assistenza psicologica “qualificabile come vera e propria attività di consulenza difensiva, non rientrante” nelle loro competenze.

Dall’atto si scopre che a finire indagato è anche lo psichiatra Marco Garbarini, consulente di parte della 39enne, che in concorso con la legale Pontenani avrebbe eterodiretto Pifferi nel corso della perizia psichiatrica disposta dalla Corte di assise nel processo di primo grado. Un accertamento tecnico che aveva trovato la donna totalmente capace di intendere e di volere quando nel luglio 2022 aveva abbandonato a casa da solo e lasciato morire di stenti la figlia di quasi 18 mesi.

“Oltrepassando i limiti di legge dei mandati loro conferiti - annota il pm nel capo d’incolpazione per favoreggiamento personale - aiutavano, in attuazione di un ‘piano’ precostituito” la 39enne “a eludere le investigazioni dell’Autorità Giudiziaria, istruendola, su quello che avrebbe dovuto dire” allo psichiatra Elvezio Pirfo, perito nominato dalla Corte d’Assise per valutare e verificare la sua imputabilità. Secondo il pm durante i colloqui in carcere con l’esperto, incaricato dai giudici, Pifferi “mentre parlava, rivolgeva” a Garbarini, che in qualità di consulente di parte poteva assistere ““ogni tanto” lo sguardo per ottenerne l’approvazione in merito al contenuto delle proprie risposte, approvazione che il Garbarini esternava annuendo con il capo”.

Delle presunte indicazioni sull’apparire come “fuori di testa” che Pifferi avrebbe ricevuto dall’avvocata Pontenani ne ha parlato con il pm De Tommasi anche la compagna di cella, Tiziana Morandi, che condivideva con lei lo stesso Garbarini e per un periodo la stessa legale. Il prossimo 29 gennaio si aprirà il processo di secondo grado davanti alla Corte d’assise d’appello per Pifferi. Alla corte la difesa è intenzionata a chiedere di riaprire l’istruttoria dibattimentale con una nuova richiesta di perizia.

“La data della notifica dell’avviso di chiusura dell’indagine non appare casuale, dato che tra cinque giorni comincia il processo d’appello per Alessia Pifferi. Spero che non sia l’ennesimo tentativo di intimorire la difesa”, ha commentato, interpellata dall’Ansa, l’avvocata Pontenani, che non ha nessuna intenzione di rinunciare al mandato. Tuttavia, è preoccupata che l’avviso di conclusione dell’indagine “con queste accuse possa pregiudicare la mia difesa in appello”. Inoltre il legale ha osservato: “Se il teste chiave è davvero la “mantide della Brianza”, è cosa quanto meno singolare conoscendo la signora e l’esito del suo processo. Ha affermato falsità riguardo, per esempio, a quanto io avrei detto ad Alessia Pifferi, se non altro perché mi attribuisce termini mai usati in vita mia”.